Il “Codice rosso” è legge: nuove fattispecie di reato per contrastare la violenza di genere

La legge introduce nuove fattispecie di reato per rendere più incisiva la repressione della violenza di genere.

Il disegno di legge governativo presentato lo scorso dicembre e noto con il nome di “Codice rosso”, contenente norme finalizzate a contrastare la violenza di genere, è stato approvato in via definitiva dal Senato nel pomeriggio di ieri, 17 luglio 2019.

Rispetto al testo dell’originario disegno, la legge è stata notevolmente ampliata nei contenuti.

E’ possibile individuare tre filoni principali di intervento:

— l’introduzione di nuove fattispecie di reato
— l’aggravamento delle sanzioni per le fattispecie già esistenti
— la modifica alle norme del codice di procedura penale finalizzata a fornire una risposta più pronta alla violenza di genere.

Le nuove fattispecie criminose introdotte ex novo nel codice penale sono:

l’art. 4 della legge inserisce nel c.p. l’art. 387 bis sotto la rubrica “Violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa”.

In esso viene punita con la reclusione da sei mesi a tre anni la condotta di chi “essendovi legalmente sottoposto viola gli obblighi o i divieti derivante dal provvedimento che applica le misure cautelari di allontanamento dalla casa familiare (art. 282 bis c.p.p.), il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (art. 282 ter c.p.p.) o dall’ordine di allontanamento disposto d’urgenza dalla polizia giudiziaria (artt. 384 bis c.p.p.). Fino alla introduzione della nuova norma, il prevenuto che avesse violato uno dei provvedimenti cautelari in questione avrebbe potuto essere sottoposto a più severa misura cautelare, ma la violazione in sé non era prevista come reato.

L’art. 558 bis c.p., introdotto nel codice dall’art. 7 della legge in commento, è volto a tutelare in maniera più incisiva le persone appartenenti a comunità nelle quali è ancora diffusa la consuetudine dei matrimoni combinati.

L’altro aspetto innovativo è contenuto nell’ultimo comma dell’art. 558 bis che prevede la punibilità in Italia anche qualora il fatto sia commesso all’estero “da cittadino italiano o da cittadino straniero residente in Italia ovvero in danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia”. Rispetto a quanto previsto dal codice penale in materia di delitti commessi all’estero (artt. da 7 a 10 c.p.), l’ultimo comma dell’art. 558 bis consente la punibilità nel nostro Paese, non solo del delitto commesso a danno di cittadino italiano, ma anche del delitto commesso a danno di cittadino straniero residente in Italia.

La terza fattispecie criminosa inserita nel codice è la “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti” di cui all’art. 612 ter che punisce con la reclusione da uno a sei anni, oltre alla multa, chiunque, “dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate”.

Ultima fattispecie introdotta dalla legge in commento è l’art. 583 quinquies che punisce l’aver cagionato “una lesione personale dalla quale derivano la deformazione o lo sfregio permanente del viso”. Tale condotta, evidentemente, era punita già prima dell’introduzione dell’art. 583 quinquies, a titolo di lesione personale gravissima, dall’art. 583 comma secondo, n. 4 c.p. come “deformazione ovvero sfregio permanente del viso” con la reclusione da sei a dodici anni.

La pena edittale per il nuovo reato è più alta nel massimo ma inferiore nel minimo: la reclusione da otto a quattordici anni. Trattandosi di una autonoma fattispecie di reato invece che di una fattispecie aggravata non sarà possibile ridurre in maniera consistente la pena attraverso il bilanciamento fra l’aggravante ed eventuali attenuanti, mentre in passato il riconoscimento delle attenuanti generiche prevalenti avrebbe ridotto la pena a quella prevista per la lesione personale semplice, ovvero la reclusione da tre mesi a tre anni.

 

 

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