Commemorazione dei defunti: le più belle canzoni per ricordare chi non c’è più

Commemorazione dei defunti, le più belle canzoni per ricordare chi non c’è più

Si avvicina la Commemorazione dei defunti, comunemente detta “giorno dei morti”, una giornata dedicata al ricordo di chi non c’è più ed in cui tradizionalmente ci si reca al cimitero omaggiando i propri cari con un fiore, un lumino o una preghiera.

C’è chi non può recarvisi poiché distante geograficamente e chi non vuole perché magari non ritiene che il suo caro sia lì o al contrario il pensiero che fisicamente sia lì è troppo doloroso: ad ogni modo è una sfera talmente intima quella dell’elaborazione di un lutto, che ognuno deve sentirsi libero di agire come meglio crede.

D’altronde tanti sono i modi per tenere in vita il ricordo di chi ci ha lasciato ed uno di questi è sicuramente rappresentato dalla musica, da sempre balsamo per il cuore anche nei momenti più difficili; è per questo motivo, che vi proponiamo qui di seguito una carrellata delle più belle canzoni dedicate a chi non c’è più.

Nel 1995, Ivana Spagna lancia il singolo “Davanti agli occhi miei”, un brano emozionante ed intimista dedicato alle persone importanti che ci lasciano prematuramente, ma che in realtà sono sempre tra noi “e senti la voce di chi non c’è, senti che cammina con te, presenze che vivono dentro noi e non ci lasceranno mai”.

Nel 2002, Francesco Renga dedica alla madre scomparsa la potente ed evocativa “Tracce di te”, un brano in cui si tenta di esorcizzare il dolore, con la paura però di perdere il ricordo di chi non c’è più “qui non c’è mai nessuno che mi parli di te, io mi perdo nel fumo di mille parole per fingere che, cerco ancora qualcosa nel silenzio che c’è, lungo questo cammino io trovo di nuovo le tracce di te”.

Nel 2003, Giorgia sconvolta per la morte prematura del suo compagno nonché collega Alex Baroni, espresse il suo dolore in musica con la struggente “Gocce di memoria” “siamo gocce di un passato, che non può più tornare, questo tempo ci ha tradito, è inafferrabile, racconterò di te, inventerò per te, quello che non abbiamo”.

Nel 2012, Niccolò Fabi, che ha vissuto la tragedia più grande per un genitore (la figlioletta Olivia venne a mancare ad appena due anni per una meningite fulminante), le dedica dopo undici anni dalla sua scomparsa una canzone “Ecco”, un brano che attraverso metafore, rappresenta un viaggio indietro nel tempo, come a voler ricostruire quello che è stato “l’uomo vecchio con le sue rughe, sta aspettando le ultime ore e un attimo prima di chiudere gli occhi, sente un vagito”.