In compagnia di una Poesia con Davide Morelli

Davide Morelli nasce a Pontedera nel 1972, oltre la laurea in psicologia con una tesi sul grave problema del mobbing, coltiva la sua passione poetica.

Alcuni suoi testi sono apparsi su Nazione indiana, La mosca, Poetarum silva, Il filo rosso, Nugae, Scrittinediti, Scuola di poesia, rubrica del quotidiano La Stampa, Il segnale, Poesia da fare, La clessidra, Iris news, L’ombra delle parole Rivista letteraria internazionale, Yawp, giornale di letterature e filosofie, Osservatorio letterario, Poliscritture.it, Pi-greco trimestrale di conversazioni poetiche. Ha collaborato con la rivista internazionale Frequenze poetiche.

Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo un suo breve saggio poetico, intitolato Scrivere e pubblicato su Vicoacitillo, in cui affronta diverse questioni sul rapporto tra la scrittura poetica ed il mondo contemporaneo, come la marginalità della poesia di oggi, il problema dell’innovazione letteraria (Tutto è già stato scritto? legato anche all’influenza che un componimento poetico può avere sui lettori, L’impossibilità di opere che aprano mondi) per giungere a delle conclusioni sull’esigenza di un nuovo canone letterario-poetico (La nuova letteratura come proliferazione di un rizoma – La funzione sociale della poesia in un mondo pragmatico).

Manifesto dell’impoesia, che ricorda lo schema delle norme del Manifesto Futurista, è stato pubblicato su Yale Italian Poetry, è un’inchiesta internazionale sulla prosa poetica, con importanti riferimenti culturali.

Dalla finestra, raccolta di poesie in ebook, pubblicato dalla casa editrice LaRecherche.it, molto apprezzata, come possiamo evincere da un commento di un lettore, Alessandro Franci, sul sito della casa editrice, che riporto:

A dispetto forse del titolo, questa bella raccolta sembra un viaggio attraverso la poesia del nostro Novecento. Oppure il titolo vuole giustificare l’osservazione del passaggio del secolo trascorso.

È proprio la poesia che dà il titolo all’intera opera che sembra indicare la volontà di starsene a guardare, a costo di lasciare la via maestra. L’operazione però somiglia più a un incedere autonomo, mi pare; a volte quasi da esploratore, come a cercare tra la struttura, le trama, la metrica già visitata, ancora un bandolo di matassa da snodare, qualcosa che sia stato tralasciato. Credo almeno di percepire quanto sia stata ben compresa e assimilata la lezione della ricerca poetica montaliana, secondo me avvertibile in alcuni passaggi, così come quella di Caproni, specialmente in certi brani della prima parte della raccolta.

Varie ed eventuali, pubblicato dalla casa editrice LaRecherche.it, in cui è molto presente la poesia Crepuscolare, tanto da essere apprezzata anche dal prof. Enzo Sardellaro, autore di diverse saggi storico-letterari, che, sul sito, ha scritto:

Capita a tutti i poeti, prima o poi, di essere “etichettati”. In questo senso, mi sembra di poter affermare che la poesia di Morelli s’iscrive perfettamente nella nostra tradizione “crepuscolare”. Pensieri, affetti, le “piccole cose” d’ogni giorno: tutto rimanda al Crepuscolarismo protonovecentesco. Il che, credo, non è una “etichetta” di poco conto, anzi.

Essere iscritto nel solco della tradizione significa, in fondo, avere trovato la propria strada. Ti aspetta ancora un lungo cammino “on the road” dei Crepuscolari. Un saluto. Detto tra di noi, la tua è davvero una poesia molto suggestiva e per vari versi anche molto profonda. Prendere la vita di “sghimbescio” è una bella immagine, che rende molto bene le difficoltà del vivere e al tempo stesso la necessità di trovare “correttivi” che aiutino a tirare avanti il meglio possibile.

Alcune sue quartine sono state pubblicate su Italian poetry review, la rivista di poesia italiana della Columbia University.

È stato inserito nelle seguenti antologie: Pisanthology (Giulio Perrone editore), Il segreto delle fragole, 2009 e 2010 (Lietocolle), Tra erotismo e santità (Lietocolle), Taggo e ritraggo (Lietocolle), Arbor poetica (Lietocolle), Calpestare l’oblio. Cento poeti contro la minaccia incostituzionale (La cattedrale), La fanciullezza (Zona editrice), Oltre le nazioni (edizioni Cfr), Intelligenze per la pace (edizioni Cfr), Ipoet 2018 (Lietocolle).

Passiamo, ora, alla poesia che ci ha inviato:

Alla nostra dipartita

Quando ce ne andremo 
lasceremo tracce ed impronte, 
disseminate lungo il nostro cammino. 
Ma ben pochi se ne accorgeranno 
in quanto il mondo è 
un sovrapporsi continuo 
di tracce ed impronte.

Questa poesia ci trasmette, potremmo dire, la globalizzazione del ricordo di chi non c’è più, in quanto, con le nuove tecnologie, saremmo immersi dalla presenza di tracce ed impronte che, in qualche modo, con un senso apotropaico, fugano l’idea della morte e dello scomparire. Viene, forse, superato il concetto cristiano del vivere in eterno nei ricordi dei nostri cari, di poetico ricordo, in una presenza, a volte prevaricatrice, dell’immortalità attraverso i social media. In un livello più letterario, questa poesia potrebbe essere anche una critica ai numerosi blogger non professionisti, che si occupano di poesia, letteratura, canto e musica, che, gettati nel mondo immortale ed in continua evoluzione del web, creano scompiglio tra i professionisti, che, devono sgomitare e lottare per non essere scavalcati da un sovrapporsi continuo di tracce ed impronte.

Voglio ricordarvi che se anche voi scrivete poesie e vi piacerebbe inserirne una in questa  rubrica basta inviarcela all’indirizzo email poesia2019@virgilio.it, riportando: titolo e testo della poesia, nome autore e breve nota di commento.