In compagnia di una poesia, il dramma degli esuli nei versi di Ugo Foscolo

Vedesti il mare, o esule? Vedesti il lavoro eterno ed alterno dell’onda coll’onda? Così è dell’uomo: è perseguito dall’infinito, è sbattuto all’infinito. Oh fortunato se sopra il suo capo vede brillare una stella!“

Esuli, come lo fu Foscolo e come dichiara nella frase incipitaria lo scrittore ottocentesco Ambrogio Bazzero, testimoni dolorosi delle tante lacrime che dicono addio alla propria patria. Così sono di nuovo gli Afghani, dopo la repentina decisione del governo americano di abbandonarli al loro destino, in mano ai terribili Talebani. L’opinione pubblica è divisa: chi lancia condanne contro l’Afghanistan visto come un nuovo Vietnam per via della difficoltà di sconfiggere i nemici integralisti una volta per tutte; chi si mobilita per i tanti civili ormai abbandonati al loro destino e per i numerosi soldati morti.

Eppure gli afghani che hanno i soldi ed un titolo riconosciuto riescono a scappare ma cosa accadrà al resto della popolazione? Quante sono le donne già uccise? Quanti gli orfani? Che ne sarà dei tanti abitanti che volevano non tanto vivere all’occidentale ma semplicemente essere liberi? L’Italia accoglierà anche loro, perché noi non siamo quelli che dicono tutti a casa loro….quale casa? Quella occupata dai talebani, quella rasa a suolo o quella violata? Quanti bambini perderanno la vista per aver visto delle violenze inaudite? E noi che possiamo fare?

I talebani, tristi e dolorosi ricordi

Era il 1995 quando i talebani, gli spietati guerrieri di fede islamica di etnia pashtun, iniziarono lentamente la loro avanzata verso il territorio circostante. Se i veterani avevano cacciato via i Russi e il presidente Najibullah, eliminato i capi tribù e disarmato la popolazione, i più giovani, invece, studiavano e creavano una vita integralista basata su una lettura coranica molto criticabile. Questo spaventò e spaventa ancora sia gli afghani che i musulmani: la radicalizzazione della sharia, della legge coranica, in cui ogni minima libertà viene tolta sia agli uomini che alle donne.

Quello che invece avveniva e sta avvenendo sono spettacoli di morte, esecuzioni a freddo dinanzi a tutti, sebbene decretata dai giudici della Corte suprema talebana, in cui il colpevole si deve difendere da solo, senza ausilio di un avvocato. Per le donne, di solito, avviene la lapidazione; chi ruba viene menomato degli arti. La segretezza e l’incomunicabilità delle loro decisioni li fanno dei nemici misteriosi e dei capi terribili per la popolazione che non sa neanche il giorno dopo cosa potrebbe accadere.

Diciamo anche che quello che fa ancora gola a tutti, talebani e potenze internazionali, sono i giacimenti petroliferi dell’Asia centrale ed i progetti di costruzione degli oleodotti. Inoltre, governano ancora il mercato della droga ed il commercio illecito di reperti archeologici. Spaventano anche i loro legami con il terrorismo, da non dimenticare l’ospitalità data ad Osama Bin Laden. La durezza climatica e ambientale ha generato uomini forti e spietati, secondo quella teoria che il territorio plasma l’uomo ma in questo caso l’ha completamente abbrutito.

I Pashtun, che si ritenevano discendenti da Qais, un compagno del profeta Maometto, si imposero nel XVIII secolo e da allora è iniziato l’incubo che ci dilania ancora oggi.

Addio patria…i dolorosi versi di un commiato

A Zante, il cui titolo fu dato da Francesco Silvio Orlandini nel 1848, fu composto agli inizi dell’800. Ecco il testo:

A Zante

Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura

Non analizzerò la poesia ma la prenderò come una preghiera per il popolo afghano, che possa tornare a vivere di nuovo libero nel proprio Stato, lontano dalle barbarie, riabbracciando i parenti ancora lì, vivi o morti, nelle mani di un destino ignoto. Noi di Casertaweb ci stringiamo a voi, popolo di esuli e di afflitti, di una terra che fu vostra e non è più tale.