In Compagnia di una Poesia: Dusylla, la poetessa misteriosa e l’oggetto abbandonato

La poesia degli oggetti persi, abbandonati, lasciati…questo l’argomento trattato nel componimento di oggi gentilmente consegnatomi via email da una anonima poetessa, che si firma Dusylla

Il testo, intitolato Relictum, è molto interessante per l’uso di un lessico quotidiano, per la scena tipica di un ambiente urbano e per la tematica tipicamente novecentesca dal punto di vista letterario: tre elementi che insieme dimostrano lo spessore culturale della poetessa. Ecco di seguito i versi:

Relictum

Un richiamo
Lungo il solerte cammino.
Lì, sul basalto oscuro
Cos’è?
Chi lo ha abbandonato?
Chi l’ha perso o smarrito?
Ecco
Un curioso e le sue trepide mani,
Un ignavo ed il suo pesante piede,
un folle…forse un poeta…medita
Ognuno corre
Passa e và
E resta al vento
Quel misterioso frammento
Di vita altrui.

Iniziamo dal titolo, un termine latino, relictum, che significa abbandonato: la scrittrice conosce questa lingua antica, quindi lo ha studiato; ci sono inoltre diverse figure retoriche, come l’allitterazione (pesante/piede; folle/forse), l’anadiplosi (chi/chi), l’anafora (un/un/un), l’antonomasia (un richiamo; quel misterioso frammento), l’apostrofe delle ripetute domande, il veloce climax della descrizione delle persone che hanno incrociato l’oggetto, l’ellissi verbale, l’endiadi dei vv. 8-9, la metafora (quel misterioso frammento di vita altrui) ed altre.

L’immagine di copertina ci aiuta a comprendere un po’ il senso della poesia…c’è qualcosa di abbandonato sul selciato che cerca di richiamare l’attenzione dei pedoni; io ho immaginato, per fare un esempio, il nostro caro orsetto spesso lasciato da qualche parte quando eravamo piccoli, come successe a Giussano nel dicembre del 2008: un bimbo lo perse ma fu ritrovato grazie all’amore della mamma ed al popolo di facebook…e se invece fosse qualcos’altro?

Voi a cosa pensereste? La nota cromatica basalto oscuro ci fa capire come l’oggetto non si scorga così facilmente; la poetessa si pone delle domande ma non lo svela anzi ci porta al contrario ad immedesimarci nelle tre persone comuni citate nella poesia, caratterizzate da un modo differente di approcciarsi ad esso: il curioso con le sue trepide mani, l’ignavo con il suo pesante piede ed il folle o il poeta che medita.

Eppure nella frenetica vita quotidiana di tutti i giorni, in cui non ci soffermiamo più su nulla tranne su concetti e immagini molto generiche senza mai approfondirne i particolari, ecco il senso dell’abbandono arrivare al suo massimo apice: l’oggetto resta abbandonato non solo alle intemperie ma rimane anche sconosciuto per chi volesse ricostruirne la storia.