In compagnia di una poesia di Giusy Castaldo: L’ultimo sguardo

Questi sono giorni particolari… più che la quasi dimenticata giornata di Ognissanti si commemora il Giorno dei Morti, sebbene accompagnato da forti critiche cattoliche alla goliardica festa di Halloween.

Infatti, ultimamente, si sta diffondendo la richiesta ai bambini, i quali, probabilmente, non hanno ancora maturato completamente o per nulla il senso della morte, di non spendere soldi in vestiti da mostriciattoli o streghette ma di commemorare solo i defunti. Ora, come ho visto ogni volta che sono andato al cimitero, le famiglie portano i bambini nel luogo del ricordo dei morti, a volte anche vestiti con eleganza: quindi i genitori, responsabilmente, hanno educato da sempre i figli a conoscere questo misterioso mondo dell’aldilà.

Diciamoci la verità, forse sarebbe anche più doloroso per tutti vivere il ricordo dei cari col peso del silenzio, mentre è più simpatico essere attorniati da mocciosetti che, col loro sorriso, ti chiedono dolcetto o scherzetto. Perché, forse, non tutti sanno che proprio con questo rituale ancestrale si commemorano goliardicamente i defunti, in quanto la parola Halloween significa la vigilia di Ognissanti.

I Celti avrebbero introdotto questa festa per avere abbondanza di raccolto durante la stagione invernale, vista come un periodo di morte. Per esorcizzare la paura della morte fu creata, non a fini commerciali, la leggenda che, nel Giorno dei Morti, i defunti venissero a trovare i vivi per ricordare loro che sono sempre presenti, quasi fossero angeli custodi.

L’ultimo Sguardo dell’avv. Giusy Castaldo

Chiusa questa parentesi, voglio presentarvi la poetessa di oggi, l’illustre avv. penalista Giusy Castaldo, di Santa Maria Capua Vetere, mia concittadina, che ci ha onorato di mandarci una sua poesia. Si intitola L’ultimo Sguardo:

L’ultimo Sguardo

Scrutavo
Sempre
I suoi occhi scuri e profondi.
 
La saggezza
La perspicacia
Di lui volevo carpire.
 
Ricordo
L’ultimo sguardo
Gli occhi verdi e brillanti.
 
Era il riflesso
Del primo sguardo di mio padre
Sugli immensi prati del Paradiso.
 

Una poesia molto profonda dove, se mi permettete, traspare il bellissimo rapporto che legava una figlia al padre, perché, non dimentichiamolo, proprio il ricordo è quello che ci sostiene e ci fa sentire la vicinanza dei nostri cari.

Un legame profondo che sarebbe stato ancora ricco di sorprese, perché c’è il rammarico della figlia di non averne potuto carpire totalmente la saggezza, che veniva svelata a poco a poco attraverso quei profondi dialoghi che avvengono nello speciale rapporto padre-figlia. Proprio gli occhi scuri e profondi facevano trasparire questa profonda cultura di cui la figlia voleva scoprire tutti i particolari.

Lo sguardo, quindi, tema centrale della poesia, che diventa, l’ultima volta, il riflesso degli immensi prati del Paradiso; gli occhi verdi, inizialmente scuri per le traversie della vita, diventano alla fine brillanti e dello stesso colore delle immense distese verdi del Paradiso.

Con questa poesia, quindi, vogliamo ricordare tutti i cari nostri defunti, sperando che ci proteggano da lassù, perché, a volte, la vita, per alcuni, può sembrare peggiore della morte, a causa dei dolori che essa ci pone improvvisamente.

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