La grande magia dell’Albero di Natale con una poesia di Emilia Dandolo      

Albero di Natale

Quanti di noi, sia da bambini che da adulti, non abbiamo guardato, partendo dall’alto, il puntale, a forma di angelo o di stella, che rappresenta l’angelo Gabriele o la stella cometa, non ci siamo divertiti ad ammirare i rami che vengono addobbati festosamente con coloratissime palline, luci (anche musicanti), angioletti, pigne, campanelle, babbi natale, pupazzetti, pacchettini vari, festoni, candele (tradizione di origine tedesca; inizialmente vere, in seguito elettriche, erano una sorta di raffigurazione di Gesù, che, con la sua nascita, illuminava il mondo) e sbirciamo ancora oggi sotto i frondosi rami, ricoperti di neve artificiale, per scorgere i tanto agognati regalini?

Qualche cenno di storia

L’abete è legato al mito della rinascita in molte culture antiche, sia egizie sia greco-romane. Per gli antichi popoli celtici, invece, era un auspicio per poter rivedere la luce nel freddo e buio inverno: lo ritenevano, infatti, immortale, poiché non riuscivano a spiegarsi il motivo per cui gli abeti non perdevano le foglie come tutte le altre piante.

Ancora oggi, invece, nella simbologia cristiana, rappresenta Cristo, che si erge a difensore del mondo: ad esso è legato un profondo valore salvifico, perché, come Cristo, sconfigge la morte e risorge; secondo altri, infine, ricorderebbe l’Eden, prima che fosse deturpato dal Peccato Originale. La tradizione di addobbare l’albero è nata nel Medioevo in Germania ed in Svizzera, diffusasi nel tempo in tutt’Europa.

Albero di Natale naturale o artificiale?

Da molti anni si combatte la battaglia tra chi vorrebbe utilizzare alberi artificiali e chi alberi naturali, tipo abete (con le varie sottospecie come l’abete rosso, bianco o caucasico). Ma perché scegliere? Innanzitutto per una questione di salute: molti non sanno che per alcune persone l’abete può creare allergia; in secondo luogo l’albero viene esportato dal suo ambiente naturale, portato in un luogo ad alto tasso di inquinamento, riportato al luogo naturale o piantato in giardino, azione che, in alcuni casi, ha come risultato la morte del sempreverde.

Se si ha la possibilità, sarebbe meglio addobbare le piante che nascono spontanee o piantate già da tempo in giardino. Quello artificiale, invece, è fatto di PVC o Polietilene, che sono comunque inquinanti ed a volte non appaiono così belli come li vediamo in internet.

L’albero di Natale, una poesia di Emilia Dandolo

Molti poeti hanno scritto poesie che avevano per tema l’albero di Natale. Tra le tante, ho scelto il componimento di una poetessa milanese, Emilia Dandolo, vissuta tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento; come Matilde Serao, era anche giornalista e traduttrice. Se durante l’adolescenza si dedicò alla letteratura per bambini, la sua prima pubblicazione impegnativa fu la raccolta di poesie del 1913 e La scatola armonica. Poesie per i ragazzi del 1951.

Scrisse anche ai romanzi, con titoli veristi, come Il figlio del mio dolore del 192, È caduta una donna del 1936 e Croce e Delizia del 1944, che divennero anche pellicole. Tradusse, infine, i romanzi incentrati sulla figura di Peter Pan, personaggio creato dalla mente di James Matthew Barrie.

Dalla sua silloge poetica, ho tratto questa bellissima poesia, quasi una filastrocca, da poter far leggere ai tanti bambini che si divertono ad ammirare l’albero di Natale nelle loro case.

Albero di Natale

Le candeline accese
sui rami dell’abete
sembrano tutte liete
di vegliar da vicino
il dolce sonno di Gesù bambino.
I gingilli d’argento,
le belle arance d’oro,
chiedono tra di loro
scampanellando piano:
“Ci toccherà la sua piccola mano?”
Gli angioletti di cera
dalle manine in croce
sussurrano con voce
quasi di paradiso:
“Se avessimo soltanto un suo sorriso!”
E la stella cometa
che vide tutto il mondo
dice con profondo
sospiro di dolcezza:
“Non vidi mai quaggiù tanta bellezza!”