In compagnia di una Poesia, la primavera nei versi di Vincenzo Cardarelli

Domani inizierà la Primavera, la stagione poetizzata da poeti, rappresentata dai pittori, cantata dai cantautori, perché, in fin dei conti, dopo la stanchezza ed i rigori del periodo invernale, diciamocelo, abbiamo bisogno della calda carezza del sole. La percepiamo già nell’aria perché siamo dolcemente allietati, durante il corso della giornata, dal melodioso canto degli uccelli; come recitava un antico proverbio,

Quando canta il merlo siamo fuori dall’inverno.
l’uomo è come un albero e in ogni suo inverno   
levita la primavera che reca nuove foglie e nuovo vigore.
(Vasco Pratolini)

Qualche curiosità astronomica…L’equinozio di Primavera, così si chiamano i giorni del 21 marzo e del 23 settembre, data di inizio, rispettivamente, della primavera e dell’autunno, ha questo nome perché succede qualcosa di magico, almeno per gli antichi: la durata della notte e la durata del giorno sono uguali, come spiega anche l’etimologia del termine, formato da equus e nox, quindi uguale alla notte, stesso periodo temporale per il dì e la sera.

Nella Storia delle Religioni, molte divinità, che la rappresentano, sono fanciulle: nella mitologia greca c’era la ninfa Clori, che, dopo essere stata rapita da Zeus, divenne dea dei fiori per volere del dio; nella mitologia romana, Flora, che rappresenta l’elogio perpetuo delle piante primaverili, simile alla dea giapponese Yaya-Zakura, che fa fiorire i mandorli; nella mitologia nordica, invece, la signora divina dei prati fioriti si chiamava Oestara.

Anche l’arte ha festeggiato sempre questo periodo dell’anno: a partire dalla mitologica Primavera di Sandro Botticelli fino ad arrivare al floreale ritratto primaverile del pittore Giuseppe Arcimboldo, passando per i moltissimi paesaggi naturali, come La Primavera di Monet o di Crane.

Essa è inoltre oggetto di tante canzoni, forse la più famosa è quella cantata da Loretta Goggi, Maledetta Primavera, del 1981, in cui c’è una cocente delusione erotico-affettiva; molto vicina agli adolescenti, invece, Primavera di Marina Rei, del 1997, che lega l’amore a questa stagione; al contrario, più cosmopolita il testo del 1993 di Pino Daniele, Questa primavera; l’eros legato alla poesia, con la scelta di un lessico agricolo, è la canzone Primavera del 1976 di Riccardo Cocciante; naturalistica, infine, la bellissima melodia di Claudio Villa, Canzone di Primavera.

In ultimo la poesia, con la quale, dal momento che molti letterati hanno reso eterno questo periodo dell’anno, dovendo fare una scelta nell’Olimpo poetico italiano, vi presento il seguente componimento scritto da Vincenzo Cardarelli.

Vincenzo Cardarelli e la Primavera

Nazareno Caldarelli, in arte Vincenzo Cardarelli, nato in provincia di Viterbo nel 1887 e morto a Roma nel 1959, apparteneva ad una famiglia molto povera ma grazie al suo amore per l’arte letteraria, comune a tanti scrittori non nati nell’oro, riuscì ad entrare come redattore nell’Avanti ed a svolgere anche il lavoro di critico teatrale. Amante del Leopardi, creò nel 1919 la rivista letteraria La Ronda per far ritornare gli scrittori al linguaggio ed allo stile leopardiano. Nel 1936 pubblica la sua raccolta poetica, in cui il suo verseggiare è elegante e composto, sebbene non fu molto accettato, tanto che dovette difendersi, dichiarando:

Per aver voluto, nella mia poesia, che l’elemento musicale e lirico non escludesse il rigore logico, il linguaggio espressivo, l’ortografia ordinaria e ogni altra condizione propria a creare qualche cosa i spiegato ed organico, io sono stato definito da alcuni, con disprezzo, poeta discorsivo.

Critiche a parte, vinse il Premio Bagutta nel 1929, il Premio Strega nel 1948, il Premio Napoli nel 1954 ed il Premio Etna-Taormina nel 1959.

La poesia scelta per la nostra rubrica si intitola Scherzo e richiama, in modo estatico, i colori e la gioia proprie di questa stagione. Ecco il testo:

Il bosco di primavera
ha un’anima, una voce.
È il canto del cuccù,
pieno d’aria,
che pare soffiato in un flauto.
Dietro il richiamo lieve,
più che l’eco ingannevole,
noi ce ne andiamo illusi.
Il castagno è verde tenero.
Sono stillanti persino
le antiche ginestre.
Attorno ai tronchi ombrosi,
fra i giochi di sole,
danzano le amadriadi.

Un inno alla rinascita ed alla primavera, in cui possiamo vedere anche, scherzosamente, le amadriadi, le ninfe degli alberi, che si possono sentire nel fruscio dei rami, nel profumo dei fiori appena sbocciati o sembra scorgerle nei tre alberi che, come le Tre Grazie, sembrano abbracciarsi, nella Villa Comunale di Santa Maria Capua Vetere. Alla prossima!