In Compagnia di una Poesia, la religione nei versi di Giovanni Giudici

Negli anni passati gli istituti religiosi hanno avuto un ruolo centrale nella crescita e nella formazione dei bambini presenti sul nostro territorio.

Prima di continuare, devo fare però una piccola premessa: il seguente articolo non vuole essere una critica o una pagina a favore degli istituti religiosi a discapito di quelli statali o di altri organi di istruzione dal momento che in entrambi i sistemi, pubblico e privato, ci sono notevoli difficoltà quotidiane che riguardano sia l’istruzione che la formazione.

Detto questo, spesso ho trovato vecchie foto in bianche e nero, che ritraggono scolaresche di piccoli iscritti a scuole religiose: i loro visini seri guardano l’obiettivo, senza un sorriso, a braccia stese o incrociate sul petto, tutti ben ordinati nei banchetti o addossati al muro, con i loro grembiulini bianchi o neri o vestiti all’occorrenza.

Sin dalla tenera età, gli alunni venivano istruiti ad essere assettati, puliti, a recitare le preghiere, a sistemarsi il proprio angolo di vita e spesso venivano portati, specialmente il sabato o la domenica, alle giostrine o ai santuari.

Purtroppo, ascoltando diverse testimonianze di anziani che sono stati a scuola dalle suore (e non solo lì!), non emergono spesso ricordi piacevoli: urla, schiaffi, pizzichi, bacchettate e punizioni faccia a muro…fatti di cronaca che purtroppo non sono pura fantasia, come è stato svelato in una recente indagine in diversi istituti cattolici (e anche laici), a Roma, a Torino e nell’agro aversano.

Allo stato attuale molti convitti religiosi lamentano la mancanza di iscritti nelle sedi scolastiche, forse perché per molti permane il ricordo di questo misto di educazione e terrore vissuto da bambini o per motivi economici, visto le rette abbastanza alte.

Al contrario, per alcune famiglie vedere una suora insegnare in un istituto scolastico pubblico non viene accolto favorevolmente, in quanto indurrebbe un insegnamento rigido, inflessibile, incapace di dialogo e retrogrado.

Eppure ci sono molte religiose che, invece, sono ottime istitutrici, come Sr. Mary Christina, premiata in Bangladesh per aver aperto una scuola per bambini poveri, specialmente femminucce, salvandoli dalla povertà e dalla strada o Suor Elvira Tutolo, molto stimata da Mattarella, perché istruisce i bambini africani e li aiuta a trovarsi un lavoro.

Come tante sono anche le testimonianze di affetto e di stima verso le molte suore insegnanti, di cui si ricorda la gentilezza, la capacità di insegnamento, la moralità e la formazione data a tanti bambini, diventati ottimi adulti. Questa premessa è fondamentale per comprendere la poesia di oggi scritta dal ligure Giovanni Giudici.

Giovanni Giudici e l’inquietudine religiosa

Il poeta, classe ’24, apparteneva ad una famiglia molto povera, per cui dovette sacrificarsi e darsi da fare sin da piccolo. Per volere della madre insegnante, fu iscritto in una scuola religiosa.

Fu antifascista e riuscì a collaborare con il sacerdote Ernesto Bonaiuti, ex docente universitario. Dopo diverse traversie, pubblicò numerose sillogi poetiche, edite dalla Mondadori. Il tema dell’educazione religiosa torna spesso nei suoi versi, tra cui quelli di oggi:

Questo caro sgomento

L’infanzia dalle lunghe calze nere
Logorate ai ginocchi sugli spigoli
Dei banchi, l’infanzia delle preghiere
Assonnate ogni sera, delle nere

Albe dei morti, della litania
di zoccoli cristiani sul selciato,
l’infanzia che m’ha dato
Questo caro sgomento mio d’esistere….

In questa ottava, una poesia con due strofe di quattro versi, le prime a rima alternata, le seconde con l’inserimento di una rima baciata, sono presenti l’allitterazione (sugli spigoli, sul selciato), l’anafora (infanzia), l’analessi nei ricordi del passato, il climax, l’ellissi del verbo nella prima strofa, l’enumerazione, la personificazione (l’infanzia) e la metafora (preghiere assonnate, zoccoli cristiani).

L’opprimente realismo di quei giorni viene descritto attraverso un elemento visivo, le calze nere che si consumavano o si laceravano a causa degli urti sugli spigoli all’altezza del ginocchio, accompagnato da un fattore sonoro, il suono della preghiera, recitata di sera o in onore dei defunti o durante le processioni, accompagnato dallo scalpiccio degli zoccoli sul selciato.

La poesia rappresenta l’infanzia che il credo cristiano ha dato al poeta; la religione non è vista come qualcosa di negativo (il vezzeggiativo caro lo testimonia) ma neppure di estremamente positivo: gli ha creato, infatti, una sorta di soggezione, in quanto non gli è stato permessa una piena maturazione di un rapporto libero e sereno con Dio, forse proprio per quegli insegnamenti troppo severi e monotoni; inoltre non gli ha consentito di divertirsi come gli altri coetanei, limitando i suoi pomeriggi solo allo studio ed alla preghiera.

Oggi, da diverse testimonianze raccolte, molti istituti religiosi al contrario organizzano tante attività ludiche e pedagogiche per aiutare il bambino a crescere sereno, ispirandogli anche una innocente maturità religiosa.