In compagnia di una poesia… di Laura Vargiu

Laura Vargiu
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Care lettrici e cari lettori, con questa rubrica abbiamo imparato come la poesia sia ancora portavoce di valori, tra cui l’amore verso i propri cari o persone che hanno fatto parte della nostra vita o può diventare voce di condanna, come le violenze contro gli animali, o di riscatto dalla malavita.

Ogni poeta che abbiamo deciso di pubblicare ci ha aperto una finestra su un mondo che potevamo non conoscere, facendoci riflettere anche sul fatto che il nostro pianeta, nonostante la vecchiaia e le gravi problematiche che lo vessano, sia ancora popolato da persone che credono in un mondo migliore. Una di queste personalità è Laura Vargiu.

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Questa poetessa di Iglesias, classe ’76, laureata in Scienze Politiche, è esperta del tanto criticato e sconosciuto mondo musulmano, che ha visitato diverse volte. Portavoce della pace nel mondo, su questo delicato tema ha composto numerosi componimenti, vincendo anche dei premi: si è classificata al primo posto, per la sezione poesia singola, alla XXVIIa edizione del Premio La Mole (Torino, 2013) e, più recentemente, il premio speciale “Verbumlandi-art”  per la migliore poesia a tema la pace alla VIIa Edizione del Premio L’arte in versi (Jesi, 2018); al terzo posto, per la sezione poesia a tema Solidarietà, alla VIIa edizione del Concorso Letterario Nazionale Memorial Miriam Sermoneta (Roma, 2019).

Fa parte della Redazione della Rivista online di poesia e critica letteraria Euterpe (rubrica di recensioni) e della Giuria del Concorso Letterario Storie Vagabonde.

Ha pubblicato Il cane comunista e altri racconti (Gli Occhi di Argo), del 2012, che affronta i temi ideologici e politici della Seconda Guerra Mondiale e la barbarie del conflitto.

Nel 2015 ha pubblicato per Youcanprint Il viaggio, la vita di una ragazza meticcia, appartenente sia alla cultura araba che berbera, che vive questo eterno dissidio interiore in una città marocchina, legata ad un passato che fa a pugni con la modernità.

Dello stesso anno, La Moschea, della casa editrice Zerounoundici, racconta i pregiudizi che sorgono nel costruire una moschea in un paese non arabo.

Nel 2016 esce Viaggi – Racconti mediterranei della L’ArgoLibro, una serie di racconti sulle persone povere del Sud del mondo.

Per la stessa casa editrice, I cieli di Gerusalemme e altri versi vagabondi, 2016, il suo primo libro di poesie, seguita da un’altra silloge, Il rimpianto. Poesie d’amore, disamore e altre disgrazie per la Thoth, uscito l’anno scorso.

Infine la favola animalista moderna, quasi esopea, Babouche, l’asinello di Marrakech che voleva vedere l’oceano, per Youcanprint, del 2018.

La poesia che ci ha presentato riguarda il desiderio di pace per l’eterno conflitto tra Israeliani e Palestinesi.  Fa parte della raccolta I cieli di Gerusalemme e altri versi vagabondi.

I cieli di Gerusalemme                                                         

Si specchiano i cieli di Gerusalemme
nella vanità delle cupole d’oro
di chiese e moschee,
cullando litanie millenarie
che il Muro del Pianto sussurra
 
Cieli di preghiere, nuvole e stelle leggere
 
Passeggiano in bilico i cieli di Gerusalemme
sopra il serpente di cemento
che stritola il cuore degli uomini,
luccicando su pietre, canne di fucili
e pozze di sangue che bagnano una terra d’ulivi
 
Cieli di odio, paura e antichi pianti che si rinnovano
 
Si rincorrono i cieli di Gerusalemme
nei quartieri dell’esilio
tra i profumi vagabondi di sesamo e timo,
riecheggiando nei versi dei poeti
e nelle note spezzate dei canti della resistenza
 
Cieli di villaggi perduti, macerie di memorie e diaspore nuove
 
Si riflettono i cieli di Gerusalemme
negli occhi dei bambini che non li hanno mai visti
e in quelli dei vecchi che ancora li piangono,
sventolando nei colori di una bandiera
che non trova più la strada di casa
 
Cieli di sogni e risvegli da notti incompiute
 
Cieli di rassegnazione e speranze sospese di un popolo.

Come ha dichiarato Laura Vargiu:

Primo premio, per la sezione poesia singola, all’edizione 2013 del Premio Letterario La Mole di Torino, questa poesia nasce ricordando un viaggio personale di alcuni anni fa in terra di Palestina e, in particolare, a Gerusalemme, città di grande e struggente fascino i cui cieli, protagonisti della lirica, sono i testimoni silenziosi di un dramma, quello del popolo palestinese, che purtroppo, a partire dalla ‘Nakba’ (la Catastrofe) del 1948, non sembra conoscere fine e che all’autrice, a seguito degli studi compiuti e dell’esperienza diretta nel mondo arabo, sta a cuore in modo particolare. I cieli di Gerusalemme si rincorrono, come scritto, “nei quartieri dell’esilio”, quelli di Amman così come quelli di altri centri del Vicino Oriente, dove la diaspora palestinese attende il riconoscimento del diritto al ritorno ormai negato da chi ha eretto un muro di cemento che, come un serpente, “stritola il cuore degli uomini”. 

Voglio ricordarvi che se anche voi scrivete poesie e vi piacerebbe inserirne una in questa  rubrica basta inviarcela all’indirizzo email poesia2019@virgilio.it, riportando: titolo e testo della poesia, nome autore e breve nota di commento.