In Compagnia di una Poesia, l’autunno arriva con John Keats

In questo nuovo incontro con la poesia, ho deciso di continuare a trattare la stagione autunnale, iter già iniziato la settimana scorsa quando abbiamo discusso di uno dei prodotti di questo periodo, il vino, con la poesia di Eduardo de Filippo.

Continuando, quindi, questo viaggio poetico, ho trovato, sfogliando tra i miei libri, questo componimento di John Keats, poeta inglese ottocentesco, che ci conduce in un percorso conoscitivo-organolettico che ha per tema l’autunno. La traduzione è di Aurelio de Michelis.

All’Autunno

Stagion di nebbie e di ubertosi umori,
fedele amico al maturante sole
che a caricar le viti e a bear d’uva
intorno alle grondaie con lui cospiri;
nel casolare gli alberi muscosi c
urvar di mele; tutti i frutti empire
fino al torso di sugo; enfiar la zucca;
arrotondare il guscio alle nocciuole c
on un nocciolo dolce; e altri altri ancora
più tardivi gemmar fiori per le api
finchè termine credano che mai
abbiano i caldi giorni, sì le lor celle
viscose fino all’orlo empì l’estate

Chi fra la tua opulenza non ti vide?
Chiunque, andando, può trovarti a volte
a sedere su un’aia spensierato,
mossi i capelli al vaglio che fa il vento;
o sopra un solco per metà mietuto
dormir profondo nell’intontimento
che esalano gli effluvi dei papaveri,
mentre la riva accanto il tuo falcetto
risparmia e tutti i fiori ivi intrecciati
e da spigolatore il capo a volte
carico reggi, di un ruscello al guado;
e ove il sidro colò, le ultime gocce seguì, con pazienti occhi, ore e ore.

Dove sono di Primavera i canti?
Ah dove sono? Lascia:
anche tu hai musiche mentre il dì che lento muore,
fioriscono le nuvole striate
e toccano di rosa al pian le stoppie.
Gemono allora i moscerini in coro
fra i salici del fiume, alto portati
come il tenue vento alita o muore;
e agnelli adulti belano dal colle,
grilli di siepe cantano; e dal chiuso
di un brolo il pettirosso sufola ora
in dolce metro e mosse a lor raduno
le rondini garriscono nei cieli.

To Autumn, questo il titolo originale, inserita nelle Odes, descrive dettagliatamente questa stagione, caratterizzata da nebbie e dalle linfe che rendono rigogliosi i terreni. Vengono, innanzitutto, menzionati prodotti stagionali: le viti, l’uva, le mele, le marmellate, la zucca, le nocciole ed il miele, che trabocca tanto che le api continuano a prepararlo, quasi pensando che il caldo non finirà mai, un’idea che ci accompagna tutt’ora.

L’autunno, personificato dal cantore inglese, può essere visto dovunque, attraverso le azioni agricole, come la mietitura e la spigolatura, o in quello stato d’essere come l’intontimento che il passaggio da una stagione all’altra ci può provocare (spiegato dal Keats dall’effluvio dei papaveri).

Non è più il tempo dei canti primaverili ma di suoni autunnali, ci avvisa lo scrittore: il ronzio dei moscerini, lo belare degli agnelli, il frinire dei grilli, il cinguettio del pettirosso, uccello tipicamente autunnale, accompagnati dal garrito delle ultime rondini, sembrano così reali da udirli.

Un bellissimo testo, da leggere anche ai bambini, per far comprendere le caratteristiche dell’autunno da molti punti di vista, sebbene, questa poliedricità di suoni, colori, odori ci porta, come vedremo nelle altre poesie, verso una idea di morte, di decadimento che avrà il suo culmine con l’inverno.