In compagnia di una Poesia: L’Italia alla deriva… tra antisemitismo, razzismo e caccia all’untore

Dove si sta dirigendo la scialuppa con a bordo gli italiani? Che spasmodiche paure stanno covando dentro i loro animi? Che caccia alle streghe odierne hanno iniziato ad organizzare? Con queste domande, falsamente retoriche, mi rivolgo a tutti gli adolescenti ed adulti di questa falsa pacifica patria.

Perché se in questa terra di conquistatori, imperialisti e sovranisti del passato, in cui si sono succeduti l’impero romano, il colonialismo e quella grande ed acida bolla di sapone chiamata fascismo, cancellata grazie alle nostre stesse forze, finalmente è giunta, come in tante altre nazioni, dopo secoli, l’idea di Comunità Europea, luogo in cui si cerca, giornalmente, di far entrare nelle mente, nei cuori e negli animi di evolutissimi cittadini europei l’idea di uguaglianza, allo stesso tempo si inneggia all’odio.

Abominio contro i figli di un passato, di una certa Italia, di un certo gruppo di Italiani combattenti contro le barbarie, che hanno ripreso a vivere come persone normali, uno stipendio, una famiglia, una casa ossia i figli di ex partigiani e di ebrei italianizzati…

sì perché la furia cieca che serpeggia nelle nostre chat, in gruppi blindati come whatsapp e telegram, rispecchia l’inno alla barbarie del passato, prendendosela con i testimoni, i sopravvissuti ed i discendenti.

Non solo contro di loro la condanna telematica. Oltre alcuni italiani ed ebrei, il terzo popolo, che viene messo all’indice, nelle cui vene serpeggia ancora il dolore nei solchi lasciati sulla carne dalle fruste di veterana memoria adottate nelle piantagioni di cotone da padroni senza anima e dall’odiato e rinato Ku Klux Klan, è quello africano, perché starebbe colonizzando l’Europa!

Eppure, adesso, c’è un altro popolo, il quarto, che deve essere tutelato, quello asiatico, che, oltre al danno del Corona Virus, sopporta anche la beffa di essere l’untore di manzoniana memoria. Quanti bambini innocenti stanno pagando le aggressioni e gli sberleffi di odiati vigliacchi che non riconoscono in loro nient’altro che portatori di morti?

Da’ l’allarme di Heinrich Böll, il poeta tedesco antinazista Heinrich Böll è stato un poeta tedesco, vissuto nel Novecento, vissuto per raccontare la Seconda Guerra Mondiale ed il dopoguerra, rifiutandosi di essere nazista sin da giovane.

La sua voce è testimonianza della distruzione della grande Germania hitleriana e della violenza dell’abisso in cui il popolo tedesco era caduto ma riuscendo a risalire grazie ad immani sforzi, comprendendo i propri errori.

Questa battaglia narrativa gli ha permesso di vincere il Premio Nobel per la Letteratura nel 1972. Ecco la sua poesia, intitolata Da’ l’allarme, inserita nella raccolta La mia Musa, edita da Einaudi nel 1974.

Da’ l’allarme

a Ulrich Sonnemann

Da’ l’allarme
raduna i tuoi amici
non
quando urlano le iene
non
quando ti gira intorno lo sciacallo
o quando
abbaino i cani da guardia
non
quando il bue aggiogato
fa un passo falso
o il mulo inciampa all’argano
da’ l’allarme
raduna i tuoi amici
quando i conigli mostrano i denti
rivelando la loro ferocia
quando i passeri scendono all’attacco
in picchiata
da’ l’allarme.

Alzatevi e non guardate altrove quando vedete e vedrete queste violenze verbali o telematiche o fisiche verso i vivi ed i morti, perché nessun esser umano ha il diritto di essere giudice, carnefice e boia sulla pelle degli altri, spesso indifesi e presi alle spalle. Questo dice la poesia ma diciamo anche noi, forse, gli ultimi esseri civili che ancora abitano questa Italia alla deriva.