In compagnia di una poesia: L’ulivo nei versi di Giansalvo Pio Fortunato

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Nel panorama contemporaneo casertano si sta distinguendo un nuovo dotto poeta, che lega la vita al verso, Giansalvo Pio Fortunato, conosciamolo insieme

Una ricercata indole poetica
Giansalvo Pio Fortunato nasce a Santa Maria Capua Vetere nel 2002 ed attualmente si sta laureando presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia della “Federico II”. Il suo sperimentalismo poetico, nato e curato nel dettaglio negli anni, ha avuto la sua pienezza nella pubblicazione di Ulivi Nascenti, Albatros, 2022.

Come ha dichiarato in diverse interviste per giornali, ha iniziato prima con rime baciate con versi che cercano di raccogliere i grandi temi che vanno dalla classicità al Novecento, per maturare una sua tematica ed un suo stile personalizzato.

Bruno-Cristillo-Fotografo
Terrazza Leuciana
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La raccolta pubblicata, che tutt’ora è presentata in diverse librerie e centri culturali, vuole essere un idilliaco viaggio poetico, a partire dalla ricercatezza della parola, tra aulicismi ed arcaismi, dagli schemi metrici, che vanno dalla versificazione classica al verso libero per finire in quello ermetico, fino a giungere al legame parola/tema.

Infatti, gli argomenti trattati attraverso lo studio della parola sono la caducità della vita, la fragilità dell’esistenza, la ricerca perpetua, il sopprimere il vuoto della finità dell’essere umano attraverso l’unica forza dolce/violenta che si conosce: l’amore.

Le diverse donne presenti nei componimenti sono Muse e realtà da svelare, potenza ispiratrice. La natura appare, invece, come compagna di versi, altro tema ispirante ma simbolico.

Infine, il richiamo, come ho accennato all’inizio, a tutto il mondo poetico, che viene elogiato attraverso citazioni di versi o riferimenti linguistici dei più grandi poeti all’interno delle sue poesie.

Omaggio agli ulivi

Riporto la prima poesia della raccolta:

Apprendi. I pavoni irti declamano
il sudore delle zolle e le mani intersecate in bassifondi;
rizzano il loro mantello e torturano,
zizzaniano la semente più pura. Io invece in immondi,
stagnanti giardini pensili muovo il passo;
forse sarà questo ciò che i cultori del vivere credono.

Nel mio rincasare nell’animo odo flebili voci:
il parnasico riecheggiare del lauro, le eruzioni che scalpitano
della docile ginestra, l’aspro gemito del melograno le cui luci
adornano i siculi salici che, in flebile armonia,
corifei sono del lamento del timido cerebrosico limone.

Ecco dunque sarà liricamente decantare il freddo inverno
mescente con la calura che straripa; una nave senza timone
che sembra stia per alzare bianca bandiera. Inferno
di venti da ponente e da levante che flagellano l’oasi del piccolo eremita
canto allora il mondo del tenero virtuoso solitario che, amorevole
in tale oblio di ordine scorge il docile ulivo
nato da inserti e da linfe di arbusti più sublimi, di semente incantevole
in tale oblio di ordine scorge il docile ulivo
nato da inserti e da linfe di arbusti più sublimi, di semente incantevole
la cui stagione preparato ha il campo per la nascita del pavone giulivo,
quel pavone che sogno ancora puro e casto.

La mente si distoglie da tali ingegni ed assapora allora la purezza
e il dolce creare solo nel degno muovere corde del legno ulivante.
Gli ulivi, amo gli ulivi.

In questi versi, in cui la ricercatezza delle parole è evidente, come nelle parole zolle, zizzaniano, semente, parnasico ed altre, ci sono diversi richiami: i poeti maledetti nei primi versi, la poesia della natura di Teocrito, di Virgilio, di Petrarca e di Leopardi Pascoli e Montale e la poesia lirica greco/romana, in particolare Alceo ed Orazio.

La simbologia del pavone richiama l’opposizione mondo ideale/dura realtà (il sudore delle zolle e le mani intersecate in bassifondi […]Io invece in immondi, stagnanti giardini pensili muovo il passo; ) assieme alla voglia di rinascere.

Essa viene stimolata dalla natura (nel mio rincasare nell’animo odo flebili voci: il parnasico riecheggiare del lauro, le eruzioni che scalpitano della docile ginestra, l’aspro gemito del melograno le cui luci adornano i siculi salici che, in flebile armonia, corifei sono del lamento del timido cerebrosico limone) ed ogni pianta o fiore menzionato è un omaggio ad un grande poeta.

Nei versi centrali c’è la descrizione della vita, dell’eremita, dell’uomo non compreso, diverso dalla massa, con i suoi travagli e i suoi disorientamenti che vede nell’ulivo, la pianta secolare, forte, robusta e solida un’ancora cui aggrapparsi.

L’ulivo ed il pavone, tornano insieme, con una simbologia di tenacia e rinascita ancora più intensa, tale da raggiungere, in simbiosi con la natura, quella purezza che i bassifondi non permettevano di sfiorare. L’ulivo, quindi, diventa il vero ispiratore della poesia, accompagnato dalla musica che da esso pervade tutta la silloge del poeta.