In compagnia di una poesia… di Mauro Milani

Care lettrici e cari lettori, nel nostro nuovo appuntamento con la poesia, ci ha inviato un suo componimento Mauro Milani, napoletano, classe ’60, che attualmente vive e lavora a Genova. Impegnato nella vita sociale, inizia a scrivere con una forte necessità di comunicare non solo sentimenti ma anche denuncia sociale.

Ha pubblicato, per le Edizioni Libreria Dante e Descartes di Napoli i libri “Diaframma” (2011) e  “Hai mai visto” (2012).

Sue poesie sono state pubblicate anche in numerose antologie come nella “Perché tu mi dici: poeta?” presentata al Salone del Libro di Torino.

Ha partecipato a numerosi concorsi letterari vincendo diversi premi.

È tra gli estensori del Manifesto “Per una nuova poetica sociale” che vuole far ritornare la Poesia ad essere uno strumento socialmente rilevante di denuncia e di proposta.

È stato fra i partecipanti al Primo Convegno mondiale della rete “100mila poeti per il cambiamento” a giugno 2015.

Ha organizzato numerosi reading di Poesia fra i quali i reading di Genova, in contemporanea mondiale di oltre 500 iniziative analoghe, della rete “100mila Poeti per il cambiamento” 2015 e per la Giornata della Terra 2017, I’m with nature, con il sostegno dell’Agenzia ONU per l’ambiente.

Gli è stato anche assegnato il Premio alla Carriera dall’Olimpiade dell’Arte e della Scienza nel 2012 e 2015. Una sua poesia è stata scelta ed esposta dal Museo Epicentro.

Ha iniziato a scrivere a quattro mani con altra poetessa per fare della poesia non intimismo ma condivisione ottenendo numerosi premi. Hanno pubblicato insieme due libri.

Ultimamente ha aderito in qualità di giurato (Sezione Monologhi teatrali) al XIV° Premio Letterario Internazionale “NAPOLI CULTURAL CLASSIC” che per questa edizione è coordinato dalla poetessa Assunta Spedicato.

Di seguito, la sua poesia, intitolata Almeno lui:

Almeno lui

Me lo disse il vento
che prima il deserto
era città e villaggi,
giardini e asili,
scuole e botteghe.
Arrivò da lontano,
d’improvviso,
un altro vento,
caldo e forte,
più forte del vento
e che sapeva di morte.
Un solo uomo
aveva schiacciato un tasto
e mille motori
si erano messi in movimento.
Fu così
che ci portarono la loro libertà,
come fosse videogioco.
E il rombo e il tuono
divennero colonna sonora
delle case scheletrite e bucherellate,
dell’odore di merda,
della fine delle piante ombreggianti.
Lo disse il vento
che da allora
soffia meno forte
e accarezza
ciò che prima scuoteva.
Ha avuto umanità,
il vento.
Almeno lui.

Una poesia che ricorda un evento tragico, che inizia come un racconto: il vento (che simboleggia in questo caso quelle narrazioni orali, che si tramandano, di bocca in bocca, fino a diventare leggenda) dichiara che c’era inizialmente qualcosa di bello, civile, normale, come le immagini di vita che ricorda la prima strofa (Me lo disse il vento/che prima il deserto/era città e villaggi,/giardini e asili,/scuole e botteghe.), in cui sembra sentire la quotidianità di luoghi abitati, con tutti i suoni e gli odori che porta. Tutto ciò distrutto dall’uomo (Un solo uomo/aveva schiacciato un tasto/e mille motori/si erano messi in movimento.) e dalla cieca violenza della morte che cambia perfino il paesaggio descritto nella prima strofa (E il rombo e il tuono/divennero colonna sonora/delle case scheletrite e bucherellate,/dell’odore di merda,/della fine delle piante ombreggianti.). In tutto questo catastrofismo, ritorna l’immagine del vento, umano, che almeno lui, con tatto accarezza il mondo caduto nell’abisso per sperare nella forza di una rinascita.

Voglio ricordarvi che se anche voi scrivete poesie e vi piacerebbe inserirne una in questa  rubrica basta inviarcela all’indirizzo email poesia2019@virgilio.it, riportando: titolo e testo della poesia, nome autore e breve nota di commento.

Vi aspetto con tante bellissime poesie da leggere nella prossima puntata !

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