In compagnia di una poesia: Michael Jackson Berlino 1989 In ricordo del Muro

È sempre la gente piccola che cambia le cose. Non sono mai i politici o i grandi. Voglio dire…chi ha buttato giù il muro di Berlino? È stata la gente nelle strade. Gli specialisti non ne avevano il minimo sospetto il giorno prima. (Luc Besson)

Michael Jackson, cantante di fama mondiale morto nel 2009, spesso si è battuto nelle sue canzoni e nelle poesie contro i problemi mondiali, passando da quelli ambientali a quelli sociali. Non molti sanno, come ho scritto in un recente articolo sul rapporto arte-poesia, menzionando un componimento di Pablo Picasso, apparso su Casertaweb il 25 ottobre, che spesso poeta può definirsi un uomo di cultura a tutto tondo, capace di esprimere il proprio pensiero anche in altre branche del sapere, come l’arte, il canto ed addirittura la cucina, come vedremo in altre occasioni. Nel ricordare, quindi, la Caduta del Muro di Berlino, trattata nell’interessante ed approfondito articolo di Mara Migliozzi, apparso su Caserta Web pochi giorni fa, ho ricercato una poesia che potesse farci comprendere cosa realmente accadeva in quegli anni. Premesso che la forza dell’immagine forse può essere più loquace della parola scritta, ormai è assodato da tutto il mondo culturale, invece, che sono sullo stesso piano, in quanto fotografia e poesia si focalizzano criticamente su un oggetto che diventa soggetto per una analisi approfondita.

Un volto sconosciuto di Michael Jackson: il suo pensiero poetico

Il cantante e ballerino scrisse un libro, Dancing the dream, che tradotto significa Danzando un sogno, edito nel 1992, in cui l’autore decise di raccogliere tutte le sue riflessioni riguardo argomenti diversi ma che gli erano particolarmente a cuore. Dedicato alla madre, il che ci fa comprendere come la sua indole poetica, in qualche modo, era stata ereditata forse proprio da lei o gli era nata per la sua sensibilità, il poeta chiese anche all’amica e famosissima attrice Liz Taylor di scrivergli l’introduzione alla raccolta.

Cosa affronta, quindi, Michael Jackson nella sua silloge poetica? Cerca di far comprendere ai lettori i gravi problemi che attanagliano l’ambiente e gli animali in via di estinzione (già nel 1992 c’era l’allarmismo per il buco dell’ozono e per l’effetto serra, parole ormai desuete, sostituite dal sintagma surriscaldamento globale, di cui ho parlato con una poesia di Lord Byronin un articolo del 26 luglio); affronta anche la sofferenza dei bambini, specialmente africani ed altri temi, come quelli economici, storici, familiari o amicali.

In un intervento tenuto ad Oxford, nel 2001, dichiarò che la conoscenza non è fatta solo di biblioteche piene di carta e inchiostro, è anche fatta dai volumi di conoscenza che sono scritti nel cuore degli uomini, modellati sull’animo umano e incisi nella psiche di tutti noi. E proprio questa conoscenza del mondo reale, tragica, perché mostra la sofferenza degli esseri umani, compresi gli animali (richiamate anche dalla poetessa Teodora Mastrototaro nella poesia Fossa Comune, apparsa su questa rubrica il 1 Novembre dell’anno scorso) è il vero fine del cantate, che vuole lanciare un grido di allarme ai problemi attuali.

Una poesia sul Muro di Berlino

La poesia sul Muro di Berlino si intitola Berlino 1989 ed è inserita nella raccolta Dancing the dream. Ecco la mia traduzione del testo:

Essi odiavano il Muro, ma cosa avrebbero potuto essi fare? Esso era così inespugnabile per poter aprire un varco.

Essi temevano il Muro, ma non avevano ragione? Molti che cercavano di scavalcarlo furono uccisi.

Essi non si fidavano del Muro, ma chi non l’avrebbe fatto? I loro nemici si rifiutavano di buttar giù un sol mattone, non importa per quanto tempo i dialoghi di pace si prolungavano.

Il Muro derideva cupamente: “Io vi sto insegnando una buona lezione,“esso si vantava “Se volete costruire per l’eternità, non perdete tempo con i mattoni. Odio, paura e diffidenza sono molto più forti.”

Essi sapevano che il Muro aveva ragione ed essi quasi cedettero. Solo un pensiero li fermò.

Essi ricordavano chi c’era dall’altro lato. Una nonna, un cugino, una sorella, una moglie. Amati voltichedesideravano con struggimento di essererivisti.

“Cosa sta succedendo?”, il Muro chiedeva, scosso. Senza sapere come essi ci fossero riusciti, essi stavano guardando attraverso il Muro, cercando di trovare i loro cari. Silenziosamente, da una persona all’altra, l’amore continuò il suo invisibile lavoro.

“Smettetela!”, il Muro gridava, “Io sto cadendo a pezzi”. Ma era troppo tardi. Un milione di cuori si erano ritrovati. Il Muro era caduto prima che fosse crollato.

 

Una poesia,a verso libero, che crea un impatto emotivo molto forte, in quanto descrive la sofferenza delle persone divise o morte per rivedere i propri cari, l’incapacità di riuscire ad abbattere questo Muro che si beffa di loro fino a quasi far stroncare ogni tentativo di lotta per concludersi con una sorta di apoteosi della forza dell’amore contro l’odio, la paura e la diffidenza, che sono più difficili da abbattere di tanti muri di mattoni o barriere metalliche, che, come funghi, stanno riapparendo più inquietanti che mai…

 

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