In Compagnia di una Poesia: Patrizia Calzetta, politica e versi

Alla nostra redazione, ci è giunta con grande gioia la poesia di Patrizia Calzetta; la poetessa, appassionata di pianoforte, ha lavorato per trent’anni come segretario parlamentare della Camera dei Deputati in cui ha fatto esperienze che l’hanno maturata dal punto di vista femminile e professionale, come ci testimonia un suo intervento gentilmente concessomi:

La peculiarità del mio lavoro presso la Camera dei Deputati, prima nella Segreteria del Presidente Iotti e poi presso l’Ufficio Concorsi, era soprattutto la capacità di adattarsi a situazioni di emergenza che spesso l’evoluzione dello scenario politico imponeva. Pertanto, la variabilità dell’orario e la richiesta di una disponibilità di presenza, sempre e comunque al di là di impegni familiari o festività come il Natale, la Pasqua o le ferie già programmate, era sempre da tenere presente nell’organizzazione la quotidianità della propria vita. Ho vissuto nel Parlamento gli anni del terrorismo, della P2, delle battaglie radicali, della Guerra del Golfo, della fine della Prima Repubblica e lo sconvolgimento che ne conseguì in tutto il Paese.

Oltre questo, è una donna attiva anche culturalmente: appassionata di letteratura, è amministratrice insieme ad altri del gruppo poetico Inchiostro e Passione, di cui segue anche l’attività editoriale della casa editrice omonima. Nel 2018 pubblica la sua prima silloge poetica Emozioni Sommerse. Nell’intervista mi ha anche spiegato come è nato il suo rapporto con la poesia:

Quasi per gioco, conclusa l’attività lavorativa e sicuramente per curiosità, nel 2017 provo a scrivere la mia prima poetica e da allora ho il piacere di raccontare le emozioni di donna che osserva, ascolta, vive le sensazioni di quel mondo infinito, profondo, magico, delicato, sorprendente che nessuno mai riuscirà ad esplorare nella sua interezza, l’universo femminile.

Io ballo da sola….una poesia tutta al femminile

Il componimento inedito è molto particolare dal punto di vista retorico e contenutistico; leggiamolo insieme:

Io ballo da sola

Era una gelida estate

Mi rapì una lucida confusione

Passi immobili

Risuonarono sulla sabbia

L’oscura luce dell’alba

Mi indicò

Una chiarissima nebbia

Dove poter ballare finalmente

Un romantico passo a due

Da sola.

Il testo si denotata retoricamente dall’uso dell’ossimoro, utilizzato per esaltare proprio questi forti contrasti di gioia e dolore, di realtà ed irrealtà, di speranza e delusione insiti nell’animo della protagonista. Una poesia tutta al femminile, come ho dichiarato nel titolo, perché il fulcro è la donna, l’uomo non appare se non attraverso un riflesso accennato dalle parole usate; ella si rende conto che l’estate, metafora di una vita di coppia, non è più solare, facendomi tornare alla memoria la solitudine del Mare di Inverno di Loredana Bertè. Sono attesi passi che non avanzano, richiamo ad un palese disinteressamento della persona amata; il sole, simbolo d’amore, sembra un’eclissi che non permette chiarezza, futuro e calore. Ecco allora che proprio questa oscurità le indica un riparo, una chiarissima nebbia, dove potersi finalmente aprire illusoriamente alla propria personalità, in un sogno d’amore, quasi di mezza estate: lì il proprio ego ferito ritrova almeno la complicità di sé stessa. Alla prossima.