In compagnia di una poesia con “Il Presepe” di Salvatore Quasimodo

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Ora che il Bambinello è stato posto nella stalla possiamo dire che il Presepe è finalmente completato! Forse, più che l’albero, questa creazione artigianale è il simbolo più sentito del Natale.

Il Presepe… ma cosa significa?
Questa parola non indica tutta la scenografia che siamo soliti vedere nelle chiese e nelle botteghe artigianali dall’8 Dicembre bensì solo la stalla: infatti, etimologicamente, è una parola di derivazione latina, composta da prae “innanzi” e saepes “recinto”, quindi un luogo chiuso da un recinto, visitato da qualcuno: ecco quindi spiegato come a veder Gesù Bambino non sono solo i famosissimi Re Magi, con i rispettivi doni, Gasparre con la mirra, Melchiorre con l’oro e Baldassarre con l’incenso ma anche l’umanità umile, spesso rappresentata da caprai, stallieri, pastori e donne del popolo.

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Il Presepe, tra storia, tradizione ed innovazione
La Natività era rappresentata già anticamente con affreschi, seguiti, nel corso dei secoli, da dipinti e forme artistiche varie fino alla nascita della ricostruzione plastica che vediamo nelle nostre case. La scena più antica della Natività è quella delle Catacombe di Priscilla a Roma, databile al III sec. La prima forma embrionale di Presepe vivente, invece, fu, come stabilito dalla tradizione, creata da San Francesco d’Assisi nel 1223 a Greccio, dove si possono ammirare presepi da tutto il mondo.

Come racconta Tommaso da Celano, biografo francescano, nel X capitolo della Vita di San Francesco, il santo ricostruì la scena descritta nei Vangeli inserendo solo gli animali, il bue e l’asinello, in quanto, per riverenza al Signore, non era possibile che uomini e donne potessero rappresentare il divino. Da allora, nei vari regni italiani si diffuse, prima nelle chiese ed in seguito nelle abitazioni private l’arte presepiale, di cui si impose da subito, prima nel Cinquecento e maggiormente nel Settecento, a Napoli.

Presepe nel Duomo di Santa Maria Capua Vetere

A fianco a presepi tradizionali come quello molto bello allestito al Duomo di Santa Maria Capua Vetere (riportato nella foto qui sopra), con pastori a grandezza naturale, abbiamo anche delle creazioni personalizzate, come la Natività nella foto in basso della sammaritana Paola Di Lorenzo, cui, ai tradizionali pastori, ha aggiunto il pane al posto della stalla tradizionale ed ha spiegato così la sua creazione:

Il Pane, simbolo eterno della Cristianità, inserito nel Pater Noster, oltre a sfamare l’umanità per secoli interi, si lega anche alla nascita di Gesù: la sua parola, infatti, diventa il pane del mondo, così come citano i Vangeli.”

Presepe nel pane

“Il Presepe” di Salvatore Quasimodo

Scegliendo una poesia di Salvatore Quasimodo intitolato proprio Presepe voglio, quindi, elogiare questa creazione artistica che tanto rende felici i bambini ma anche gli adulti, su cui hanno scritto tanti letterati. Il poeta, partendo dall’ammirazione del presepe, ha voluto far comprendere che il singolo uomo è ancora dedito a fare del male mentre l’umanità tende spesso ad allontanarsi dalla fede cristiana.

Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?