In Compagnia di una Poesia, Sciascia e la libertà del nostro Sud

E basta con la denigrazione del Sud Italia!

Mezzogiorno, Meridione, Terrone ancora oggi, nel 2019, questi termini rievocano un disagio di un’intera area geografica, comprendente anche la Sicilia, che non è stato ancora superato. Mezzogiorno è una denominazione nata durante l’ascesa delle potenti repubbliche marinare, tra cui ricordiamo la nostra amata Amalfi, in relazione all’orientamento tramite bussola;

a questo vocabolo fu affiancato, nel corso del tempo, Meridione, una sorta di sinonimo sempre di ambito geografico, in contrapposizione a Settentrione, sebbene non comprendeva la Sicilia, che fu aggiunta successivamente nell’insieme delle regioni meridionali.

Se questi due appellativi, allora, non sono nati con nessun fine dispregiativo, oggi danno fastidio, perché c’è sempre un po’ di cruda ironia nel menzionarli; per non parlare di Terrone: essendo l’Italia una nazione fondamentalmente agricola, che, per secoli, ha prodotto il meglio della produzione agraria italiana (e non mi si dica che il Nord è tutto industriale, se si sa benissimo che alcune cultivar sono prettamente settentrionali!) non era una parola originariamente dispregiativa, in quanto indicava il proprietario terriero o l’agricoltore ma qualcuno, nel corso della storia, ha brillantemente affibbiato questo nomignolo al solo Sud Italia, con un forte accento dispregiativo.

Per chi non lo sapesse, mi riferisco sia agli abitanti del Nord che del Sud, questo lemma è europeo! Sì, cari lettori, proprio così, in quanto la troviamo anche in altre lingue, come il francese e lo spagnolo. Se ancora oggi, quindi, si pensa che l’agricoltura del Sud sia ancora così arretrata da permettere ancora di legare questo problema alla parola Terrone, penso che dobbiamo un attimo rifletterci. Anche il Sud, infatti, ha delle eccellenze agricole ed una produzione di alto livello, in cui tutto viene curato, dalla pianta all’animale, come se fossero membri di una grande famiglia, premiate dalla Mutti, dalla Smau, dalla Coldiretti e da altre aziende/associazioni di categoria.

Problemi di sempre: povertà e criminalità

Il Sud è attanagliato già dai suoi atavici problemi per potersi sentire ancora rombare nelle orecchie le suadenti parole di un partito che per anni ci ha chiamato Terroni e che volevano addirittura ridividere la nostra Penisola. L’Italia è una e non vedo perché non protestiamo quando siamo così bravi ad accogliere gli immigrati e poi ancora girano dei bellissimi annunci al Nord con scritto:

Non si affitta ai Meridionali – Non si affitta ai Terroni

Sì perché non dimentichiamo che spesso noi del Sud siamo associati ad altre etnie, che, per rispetto a loro, non cito nemmeno, in quanto l’intellettualissimo Nord spesso si dimentica che l’Italia ha una lingua comune, che sta perdendo sempre più colpi tra dialettismi, stranierismi e digital language!

Non sto parlando di una cosa successa tremila anni fa ma accaduta il 13 Settembre 2019! Sì, proprio così, 13 Settembre 2019, cari lettori, in provincia di Milano, nei confronti di una giovane studentessa universitaria meridionale. A parte, quindi, questo eterno revival di schifosi regionalismi, il Sud, purtroppo, è legato ancora fortemente ad altri problemi, come la povertà.

Guardiamoci un attimo intorno: dopo la III Giornata Mondiale dei Poveri, in cui tanti senzatetto e disoccupati hanno incontrato il Papa, forse anche il Sud inizierà ad aprire gli occhi! Quante fabbriche stanno chiudendo nelle nostre zone? Quanti disoccupati, specialmente maturi, dai 40 anni a salire, avranno problemi di reinserimento perché sono lavorativamente già vecchi? Quanti giovani, sia che hanno fatto l’apprendistato sia che hanno finito l’Università, sono costretti a fare lavori completamente differenti da quello che sognavano oppure stanno anni a fare infruttuosi colloqui di lavoro?

Quanti bambini e bambine, come si faceva un tempo, indosseranno i panni dei fratelli e delle sorelle più grandi, meticolosamente conservati dalle mamme, perché non possono sempre permettersi di acquistare capi nuovi? E se appartenere ad una società che facilmente discrimina è meglio comprare l’ultimo iPhone anche a rate, chi se ne frega, basta che la società ci accetti e non veniamo già discriminati perché abbiamo difficoltà economiche!

L’altro aspetto ormai martoriante, si può dire, entrato talmente tanto nelle nostre menti che ci siamo assuefatti, è la criminalità: estortori, usurai e ladri sono una piaga quotidiana che impoveriscono la nostra economia e ringraziamo le Forze dell’Ordine che ci aiutano ad andare avanti.

Sciascia, poeta della povertà

Leonardo Sciascia, nato nel 1921 e morto nel 1989, scrittore, poeta, saggista, articolista e sceneggiatore siciliano, viene ricordato per i trent’anni della morte assieme ai sessant’anni del Gattopardo di Giuseppe Tommasi di Lampedusa. In questa sua poesia, tratta da La Sicilia, il suo cuore, quello che impressiona è la povertà dei bambini, specchio di quella degli adulti. Ma vi ricordate cosa accadeva nei nostri paesini ed anche in alcune città, fino ad un decennio fa, quando, troppo spesso, i piccoli non solo dovevano fare tanta strada a piedi per arrivare nelle scuole, pochissimo riscaldate ed a volte con infiltrazioni, indossando anche in inverno gli zoccoli, che non sapevano parlare ancora, nonostante gli sforzi delle maestre?

Questo è il freddo che i vecchi
dicono s’infila dentro le corna del bue;
che svena il bronzo delle campane,
le fa opache nel suono come brocche di creta.
C’è la neve sui monti di Cammarata,
a salutare questa neve lontana
c’erano un tempo festose cantilene.
I bambini poveri si raccolgono silenziosi
sui gradini della scuola, aspettano
che la porta si apra: fitti e intirizziti
come passeri, addentano il pane nero,
mordono appena la sarda iridata
di sale e squame. Altri bambini
stanno un po’ in disparte,
chiusi nel bozzolo caldo delle scarpe

Secondo il dossiers dell’Istat, della Svimez, del Codacons e dell’Asvis, il Sud sta diventando sempre più povero. Anzi si sta parlando addirittura di povertà assoluta! Inoltre si sta diffondendo il fenomeno dei working poor, coloro che pur di guadagnare qualcosa accettano paghe al di sotto del minimo salariale ed a nero. Fenomeno dilagante, che ha visto già scattare le manette per alcuni imprenditori, come quello beneventano avvenuto a Marzo di quest’anno ma molto diffuso anche al legalissimo Nord; se ne parla poco perché gli italiani come gli immigrati sanno che senza lavoro non si può vivere ma come un velo di pudore si fa sempre riferimento agli immigrati e mai agli italiani. Speriamo che qualcosa cambi, per non rivedere scene di sacche di povertà così gravi al Sud come nel passato. </span >

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