In compagnia di una poesia… di Teodora Mastrototaro

Eccoci, care lettrici e cari lettori, al quinto appuntamento della nostra rubrica In compagnia di una poesia. Oggi abbiamo l’onore di leggere una poesia davvero unica nel suo genere, scritta dalla pugliese Teodora Mastrototaro, attrice (ha preso parte agli spettacoli Le pareti di Antigone al Festival Internazionale di Andria “Castel Dei Mondi” 2011; Delirio registico al Roma Fringe festival 2013, La seconda stanza al Festival delle donne e dei saperi di genere, Università di Bari, Inumanimal per il Premio Luccica 2017 e Felicia), poetessa (ha vinto il secondo posto al Premio Nazionale di poesia “Martucci” e sue poesie sono inserite nella raccolta di poesia Dolce Natura almeno tu non menti, Zona, 2009) e fondatrice con altri artisti del Collettivo d’improvvisazione poetico–teatrale e sperimentazione interdisciplinare Jamming Culture, di cui è stata parte attiva come autrice e voce. Ha partecipato, inoltre, come esponente italiana al festival della poesia di Belgrado. Inoltre, è direttore artistico da sette anni del festival Notte di poesia al dolmen.

La poesia, da lei scritta e che gentilmente ci ha inviato, si intitola Fossa Comune, tratta dal suo libro RAPE RACK – ASSE DA STUPRO, è la seguente:

Fossa Comune

Guardo la torre dove ti hanno sepolto e chiedo aiuto.
Trascorro giorni di silenzio per la cenere negli occhi.
Il lattonzo è la vera forma del tuo volto, madre muta!
La morte ha odore di antiparassitario e i ratti sono pigri
per piangere un neonato. Moscerini avanzano nel sangue,
i ragni hanno sbranato la ghiandola. Senza mio fratello
non ricordo il passo. La nausea sul mio petto è terra umida
e tutto di rosso mi sono vestito. Nessun coro risponde e
non grugnisco nell’aria che tace, il dolore sussurra immobile.
Mi oppongo al tuo sguardo di legno; non parlo, non fiato:
dietro le ginocchia rinsecchite il verro viene sgozzato.
La maggior parte delle stelle sono per me in un macello
poco attraente. Mi levo gli insetti dal pelo in segno di lutto.
La luna nella stanza circolare da ieri è popolata da vermi,
stivali di gomma lungo la linea dei tuoi nervi. Ad ogni orma
il pavimento viene steso e quasi scompari sul piano.
L’alba riflessa nel fango è per me consolazione, un po’ più in là
della catena il tuo tessuto scorre tra le pareti al di là della minzione.
Semicoperto sei tra il silenzio che si accosta alla carogna e il corpo
che copre di polvere il peso.

Come detto all’inizio una poesia unica nel suo genere, in quanto non riguarda gli uomini ma gli animali di allevamento. Essi, come persone, provano sentimenti che si mescolano insieme, paura, angoscia, ansia, dinanzi al loro ineluttabile destino. Una poesia cruda, realistica, capace di stimolare in noi l’interessamento verso queste cavie di allevamento.

Vi ricordiamo che se anche voi scrivete poesie e vi piacerebbe inserirne una in questa rubrica basta inviarcela all’indirizzo email poesia2018@virgilio.it, riportando: titolo e testo della poesia, nome autore e breve nota di commento.

Vi aspetto con tante bellissime poesie da leggere nella prossima puntata !

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