In compagnia di una poesia… “A un olivo” di Luigi Pirandello

La puntata di oggi vede come protagonista Luigi Pirandello, uno dei massimi intellettuali del nostro panorama culturale. Con grande plauso ho accolto la notizia, apparsa ieri su Caserta Web, della rappresentazione di alcuni racconti pirandelliani al Teatro Ricciardi di Capua, che si terrà domani sera.

Il teatro, infatti, ormai pervaso da molti monologhi o commedie/tragedie che mettono in scena la crisi dell’uomo occidentale in una società ormai dedita all’annullamento del traviamento interiore proprio del nichilismo novecentesco e che si è maturato in forme a volte tragiche di adeguamento alla società del duemila, ha abbandonato da diverso tempo alcuni nomi storici del teatro; penso ad Ariosto, a Goldoni, a D’Annunzio, al Verga, allo Svevo, che non vengono forse più sentiti così teatrali per un pubblico che vuole uno spettacolo tendente ad innovare senza tramandare. Inoltre, spesso capita di vedere delle riscritture di opere teatrali con l’obiettivo di voler adeguare uno spettacolo al gusto contemporaneo col rischio, a volte evidente, di un esito catastrofico.

Chiusa questa parentesi, non mi dilungherò sulla vita e le opere del Pirandello, che è conosciutissimo e dovunque si possono trovare informazioni. Voglio invece presentare una poesia, intitolata A un olivo, che vuole continuare il percorso poetico-culturale che vede trascritti sotto forma di poesia gli avvenimenti storici o i rapporti tra l’uomo e l’ambiente circostante, iniziato, in questa rubrica, da diverse settimane.

A un olivo di Luigi Pirandello

Quante cose saprai, tu che non cedi
da trecento e piú anni, o fosco olivo,
dei venti all’urto, e qui ferrigno in piedi
ti stai su questo solitario clivo…

Ma forse è ver che il vento fuggitivo
nuove ti reca, o che tu gliene chiedi?
Nulla sai, nulla pensi, nulla vedi;
e sei solo per questo ancora vivo.

Che se nel tronco tuo scabro e stravolto
queste piaghe del tempo fosser occhi
e tu fossi nei rami cervelluto,

ripensando che vivere è da sciocchi
e che a morire si profitta molto,
non saresti trecento anni vissuto.

La scelta della poesia non è insolita, in quanto l’olivo è una pianta che proprio tra Ottobre e Novembre la fa da protagonista per la raccolta delle olive da tavola e da olio, specialmente delle varietà Sessana e Caiazzana, su molte colline delle nostre bellissime zone verdi.

Il poeta, infatti, ha esaltato nel componimento le caratteristiche fisiche della pianta, come la vetustà, tu che non cedi/da trecento e più anni, sebbene l’ulivo può arrivare a vivere finanche mille anni, l’ombreggiatura dei rami frondosi, fosco, la resistenza delle sue radici, ferrigno/ti stai e la ruvidezza del tronco, che se nel tronco tuo scabro e stravolto.

Il Pirandello non si è fermato solo alla mera descrizione botanica. Infatti, secondo quell’animismo che è tipico del coevo periodo letterario, di cui l’autore faceva parte, in cui ogni pianta o ruscello o animale ha un’anima e ci osserva, egli si rivolge all’olivo come fosse una persona, tu, o fosco olivo, ti, in quanto inizia con esso un dialogo.

Il fatto di essere vissuto per tanti anni non sprona l’ulivo ad interessarsi di ciò che lo circonda, Ma forse è ver che il vento fuggitivo/nuove ti reca, o che tu gliene chiedi?/Nulla sai, nulla pensi, nulla vedi. Questa solitudine e questa incomunicabilità viene derisa dal poeta perché, se l’olivo avesse avuto gli occhi e l’intelligenza, sarebbe stato meglio per lui la morte più che la vita, in quanto, secondo quel mal di vivere tipico della poesia decadentista, l’esistenza non è così bella come appare e il trapasso è la migliore strada, ma noi, cari lettori, non siamo d’accordo su questo…vero?