Rosa Feola accoglie il nuovo anno da “La Fenice” di Venezia al Concerto di Capodanno: semplicemente sublime

Rosa Feola da La Fenice di Venezia

Rosa Feola, soprano di levatura internazionale, casertana di nascita, ha brillato di luce propria nella scarna scenografia allestita al Teatro veneziano de “La Fenice“, privata del pubblico per esigenze di sicurezza nel rispetto delle norme anti-covid, rispettando la rigorosa scelta “classica” del repertorio beneaugurale del principio dell’anno, ma arricchendolo di colorature e particolari impreziositi dalla tecnica ed espressività vocale (ormai note ai più) di cui la cantante lirica è testimone indiscussa da alcuni anni.

Dopo il successo del Concerto alla Scala di Milano del 7 dicembre scorso, il soprano ha proposto al pubblico di Rai 1 brani densi di significato e speranza, sempre all’insegna dell’amore e dei forti sentimenti, anche di quella leggerezza intrigante che le è propria in alcune arie d’opera.

Sul palco impera lo scheletro della Chiglia, l’istallazione ispirata alla navigazione per ricollocare pubblico e spettacoli secondo le norme di sicurezza da pandemia. Una struttura sobria, bella, che ricorda il mare e l’attualità. Alla fine, una pioggia di coriandoli sostituisce le fontane di strass che negli scorsi anni sembravano voler imitare i festini di Elagabalo sepolti da petali di rose fino a soffocare gli invitati.

L’uso scrupoloso delle necessarie mascherine, questo davvero si spera transitorio, non solo garantisce la sicurezza soprattutto del coro – il settore più a rischio e più colpito fra i lavoratori del teatro – ma ci ricorda anche quanto passato e quando ancora da fare per superare la pandemia. In generale, una sobrietà benvenuta, speriamo anche per i prossimi anni.

La prima parte si apre con la Sinfonia in sib maggiore n.4 op.60 di Ludwig van Beethoven, omaggio al compositore tedesco nel 250mo anniversario della nascita, per poi proseguire con l'”Ouverture” da “Le nozze di Figaro” di Wolfgang Amadeus Mozart, celebrando così l’avvenuto soggiorno a Venezia del geniale compositore 250 anni orsono. A seguire due arie dal “Trovatore” e dal “Rigoletto” di Giuseppe Verdi:”Chi del gitano i giorni abbella” e “La donna è mobile“.

Dalle note cristalline e virtuosistiche del Settecento al pathos e profonda interpretazione dell’Ottocento l’ascoltatore si arricchisce di splendidi momenti di emozione ed arte pura, affascinanti per l’animo ed incredibilmente attuali.

Xabier Handuaga, tenore spagnolo di levatura internazionale, ha duettato con Rosa Feola, la quale ha interpretato poi dal “Romeo e Giulietta” di Charles Gounod “Je veux vivre sans le reve“, arietta-valzer.

La qualità c’è eccome nella bacchetta di Daniel Harding, appena insignito del titolo di Commander dell’Impero Britannico: a capo dei sempre validi complessi della Fenice, è netto, agile, sfumato, esprime l’atmosfera di sobrietà, il retrogusto malinconico proteso comunque al futuro senza che rigore e serietà si trasformino in zavorre.

Xabier Anduaga conferma la voce salda e bellissima che sappiamo, infila tutti i do della Fille du régiment con facilità ed emissione omogenea, senza perdere di smalto e timbro, canta “La donna è mobile” senza difficoltà.

Rosa Feola ribadisce a sua volta il valore di una vocalità duttile, tornita e brillante sia in “Je veux vivre” sia nella grande aria di Violetta, con acuti e sovracuti ben assestati, bella pasta lirica, dinamiche e agilità a fuoco. In un clima quasi austero, porta anche un guizzo di sano spirito da primadonna cambiandosi d’abito ad ogni brano: una postura ed un portamento elegante e composto come sempre, di classe.

Insomma la bravura del soprano si è colta in ogni piccolo passaggio, negli acuti come nei toni gravi, il fiato gestito con maestria e lo sguardo a tratti commosso come forse solo lei è in grado di mostrare. Appena l’orchestra, diretta dal giovane maestro Daniel Harding, attacca i brani Rosa Feola è già “entrata” nella parte, quasi si trasfigura ogni volta: il merito della scena va anche in parte riconosciuto alla scelta dei meravigliosi costumi di Dolce & Gabbana con i quali le storie espresse attraverso la voce hanno dato valore e pregio ai brani scelti per l’occasione.

Sulle note della “Barcarolle” di JacquesHoffenbach, da “Les Contes d’Hoffmann“, abbiamo potuto invece godere la vista di una bellissima gondola in movimento tra i rii di un canale di una Venezia solitaria.

A chiudere, da “La fille du regiment” di Gaetano Donizetti la famosa “Ah, mes amis! Quel jour de fete” e l’aria di Violetta dalla Traviata e, come da tradizione, i due cori “Va pensiero sull’ali dorate” dal Nabucco e il celeberrimo Intermezzo dalla Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, quasi a sottolineare, in questo peculiare momento sociale, l’importanza dell’appartenenza ad un gruppo e la condivisione.

L’immancabile brindisi “Libiam nè lieti calici” dalla Traviata saluta il nuovo anno con un bellissimo e richiestissimo bis con davvero i calici colmi di champagne rivolti al pubblico ed i sorrisi speranzosi dei solisti Rosa Feola e Xabier Handuaga, insieme al Direttore Daniel Harding i quali, tutti uniti nello stesso intento, sciolgono la tensione in un applauso corale di buon auspicio. Grazie per questo momento di magia!