Concerto “Rapsodie” sabato 20 gennaio nella Cappella Palatina della Reggia di Caserta

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Sabato 20 gennaio alle ore 17:00 presso la Cappella Palatina della Reggia di Caserta si terrà il concerto dal titolo “Rapsodie” eseguito dall’Orchestra Filarmonica Campana.

L’ingresso al concerto è incluso nel biglietto e nell’abbonamento ordinari per l’accesso al Museo.

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Nel 1734 il diciottenne Carlo di Borbone (1716-1788) giunge al trono di Napoli, un regno tornato indipendente dopo oltre 200 anni. Figlio di Elisabetta Farnese e Filippo V, il sovrano porta in sé il segno di una cultura illuminata che gli consentirà di avviare importanti azioni di rinnovamento. Negli anni ’40 del Settecento il re comincia a immaginare un progetto visionario senza precedenti sul territorio.

Il sogno di re Carlo prende forma nel 1750, con l’acquisto del feudo di Caserta per la cifra di 489.348,13 ducati. L’idea di costruire una nuova capitale nell’entroterra, non lontano da Napoli, prende vita grazie ai progetti dell’architetto Luigi Vanvitelli (1700-1773). Il 20 gennaio del 1752, a Caserta, il re posa la prima pietra del cantiere che cambierà le sorti dell’intera area: la Reggia di Caserta.

Per festeggiare il 274° anniversario di questa importante ricorrenza e dopo i successi degli ultimi concerti targati OFC come “Serenate”, “Oltre lo sguardo” e “Divinamente Romantici”, l’Orchestra Filarmonica Campana torna nella Cappella Palatina con il concerto “Rapsodie”.

Questo appuntamento ripercorre parte della maggiore letteratura musicale dedicata a questa forma musicale, ovvero la rapsodia, un tipo di componimento strumentale libero, che non segue uno schema fisso, ma si presenta come un insieme di spunti melodici, anche molto diversi tra di loro per ritmo e armonia.

I compositori scelti sono Rachmaninoff, Liszt e Gershwin, i quali, ognuno nel suo stile, riescono a far esplodere questa forma sfruttando ogni suo potenziale: dalla liberazione di energie passionali all’apertura sull’infinito, dal fattore che disgrega la monolitica tradizione sinfonica all’arte dell’improvvisazione. I contrasti che hanno saputo trasporre in musica caratterizzano universi diversi dove contano le sensibilità di ognuno: un mondo perfettamente congeniale a tutti e tre e in pieno connubio fra loro.