Conclusa l’esperienza in Grecia degli alunni del Liceo Classico Pietro Giannone di Caserta. Cosa ne rimane?

Sabato 19 si è concluso lo stage di 21 giorni in Grecia condotto da 15 alunni del Liceo Classico Pietro Giannone. I ragazzi hanno seguito un interessantissimo percorso archeologico costellato da siti di straordinario valore storico, come il Parnaso, Delfi, Micene, Nauplia, Maratona, Salamina, Epidauro, Corinto e la stessa Atene, in quest’ultima facendo riferimento al Varvakeios, uno dei più prestigiosi licei classici dell’intera nazione.

E proprio nella capitale gli studenti ed i docenti accompagnatori hanno compiuto la maggior parte delle visite: dal Partenone al Museo dell’Acropoli, passando per l’agorà ed i restanti poli archeologici fino ad arrivare al museo bizantino.

Ma, prima di giungere al fulcro di questo resoconto, crediamo sia giusto porre l’accento su quel brivido che percorre la schiena quando si è al cospetto dell’acropoli, sull’emozione che si prova a calcare il piede laddove i più grandi filosofi della storia hanno rivoluzionato il nostro modo di pensare, dove è nata la nostra forma politica: la democrazia.

E che dire della visita all’agorà romana? Probabilmente, non è il primo sito archeologico che salta alla mente quando si pensa alla capitale  greca, eppure ha un significato speciale: simboleggia, quantomeno a parer nostro, la straordinaria sinergia andatasi a creare fra la civiltà greca e latina. Perchè sì, Roma ha conquistato la Grecia, ma è anche vero che la Grecia ha conquistato Roma.

Graecia capta ferum victorem cepit. E se lo ammettevano gli stessi Romani…

La fusione di queste due civiltà ha dato luogo alla nascita dell’Europa moderna. Già, perché anche Europa è una parola di origine greca, sebbene il  significato originale non sia quello odierno; Europa, infatti, destinata a divenire la prima regina di Creta, non era altro che una ragazzina rapita e sedotta da Zeus, quel Dio così lontano dal nostro e così vicino a noi uomini.

E’ stato, quindi, un percorso variegato ed indirizzato verso la scoperta di tutti gli aspetti della cultura greca, partendo dagli albori dell’età achea per poi arrivare ai giorni nostri. E non è tutto. Agli alunni, infatti, è stata data l’opportunità di immergersi in una cultura tanto nuova quanto vicina a noi; basti pensare alla degustazione di piatti tipici, come la celeberrima feta, lo tzatziki e il souvlaki, o alla scoperta del Sirtaki, una danza popolare intrisa di quello spirito mediterraneo il quale, del resto, permea anche le nostre tradizioni. Giungiamo, però, al tassello più importante dell’intera esperienza: l’adelfopoiesi. Cosa significa questo termine? Letteralmente vuol dire “farsi fratelli” e, quindi, per traslato, è traducibile come “divenire amici”.

Ebbene sì, divenire amici. Ed è giusto crearsi un aggancio ovunque si vada, specialmente quando si  è tanto lontani da casa.

Il popolo greco, com’era prevedibile, si è rivelato essere molto simile al nostro: gioviale e straordinariamente accogliente. Sarà perché la loro è la patria della xenìa? Può darsi.

Eppure l’allegria non è un sentimento scontato, specialmente in un paese prostrato da una gravissima crisi socioeconomica; forse in questa peculiarità risiede la più grande somiglianza fra gli ellenici e gli italiani del sud: la capacità di andare avanti e guardare al futuro con la disinvoltura di chi da perdere ha poco; quel poco sono le tradizioni ed i costumi che ci distinguono nel mondo e che dobbiamo difendere. Sarà retorica, ma siamo legati da un’identità indissolubile a quel popolo, da una somiglianza che forse non risiede più nei geni, ma di sicuro negli animi e nelle menti.

L’adelfopoiesi ne è stata la conferma: una faccia, una razza.