Condanna penale ai condòmini se cede il frontalino per mancata messa in sicurezza dello stabile

Condanna penale ai condòmini se cede il frontalino per mancata messa in sicurezza

L’amministratore non è responsabile se manca la maggioranza in assemblea. Ogni singolo proprietario deve rimuovere il pericolo

Giusta la sentenza del Tribunale di Messina che riconosce la responsabilità penale di alcuni condòmini che non hanno rimosso il pericolo di rovina dei balconi. Nel ricorso per Cassazione gli imputati si difendevano scaricando la responsabilità dell’amministratore. Inutile il tentativo. Per la Prima sezione penale avrebbero dovuto – per autotutelarsi – diffidare l’amministratore, così da ottenere un’adeguata messa in sicurezza con reti e altri idonei dispositivi di contenimento dei calcinacci. Così deciso in Roma nella sentenza depositata lo scorso 24 agosto, che ha condannato i ricorrenti al pagamento di un’ammenda e delle spese processuali.

Il diritto in pillole. Natura omissiva del reato

Chi è “obbligato alla conservazione o alla vigilanza dell’edificio” e “omette di provvedere ai lavori necessari per rimuovere il pericolo, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 154 a euro 929” […] “Se dai fatti preveduti dalle disposizioni precedenti deriva pericolo per le persone, la pena è dell’arresto fino a sei mesi o dell’ammenda non inferiore a euro 309”. Questo il dettato dell’articolo 677 del Codice Penale, rubricato “Omissione di lavori in edifici o costruzioni che minacciano rovina”.

Come tutti sanno, in un condominio spetta alla maggioranza assembleare decidere sui lavori di manutenzione delle parti comuni. Tuttavia, quando, come in questo caso, la maggioranza non è mai raggiunta, spetta ai singoli proprietari sollecitare l’amministratore con opportuna diffida affinché metta in sicurezza lo stabile in caso di pericolo di rovina. Ciò, però, non sempre esclude la responsabilità di ogni singolo proprietario. Per integrare il reato previsto dal sopracitato articolo 677 c.p. basta la colpa e, naturalmente, la condotta omissiva.

Inutile – come ha fatto la difesa di questo caso giudiziario – addurre motivi quali l’assidua partecipazione degli imputati alle assemblee o la mancata individuazione del balcone da cui sarebbe precipitato il calcinaccio.

Cosa fare? L’obbligo giuridico

Nel caso di specie, il pericolo di cedimenti esisteva dal 2008 e proprio questo lungo tempo aggrava la circostanza omissiva, perché la consapevolezza della minaccia evidenzia la negligenza, integrando la circostanza colposa. Di fronte alla paralisi dell’assemblea (ricordiamo che è l’unico organo decisionale in condominio) ogni singolo proprietario ha l’obbligo giuridico di rimuovere il pericolo, al di là dell’origine dello stesso.