Le spese del riscaldamento centralizzato vanno ripartite tramite contabilizzazione

L’argomento dell’articolo odierno che ho ritenuto interessante oltre che attuale per l’avvicendarsi dei freddi invernali riguarda, in ambito condominiale, la ripartizione delle spese di riscaldamento. Per tale fattispecie è una recentissima l’ordinanza della Corte di Cassazione (sez. II Civile n.28282/19; depositata il 4 novembre) che ha sancito il principio che il costo del riscaldamento centralizzato deve essere ripartito tramite contabilizzazione.

Le spese del riscaldamento centralizzato di un edificio in condominio sono illegittime laddove vengano ripartite e la suddivisione di tali oneri operata, sebbene in parte, secondo i valori millesimali delle singole unità immobiliari e tanto meno possono essere rilevanti i diversi criteri di riparto dettati da una delibera di Giunta Regionale, che pur richiami specifiche tecniche a base volontaria, in quanto atto amministrativo comunque inidoneo ad incidere sul rapporto civilistico tra condominio e condomini. Da ciò ne deriva che, ove sia stato adottato un sistema di contabilizzazione del calore, le spese di riscaldamento devono essere ripartite in base al consumo effettivamente registrato

I fatti di causa

Un condomino impugnava una delibera condominiale relativa al riparto delle spese di riscaldamento, inerenti all’importo del gas metano, al 50% in base al consumo conteggiato e per il restante 50% in base alla tabella millesimale. L’attore dedusse che tale riparto non fosse conforme al punto 10.2, nono periodo, della Delibera della Giunta Regionale della Lombardia n. IX/2601 del 30 novembre 2011, nonché alla normativa di attuazione contenuta nel Regolamento UNI CTI 10200 espressamente richiamata dalla Giunta Regionale.

Il ricorrente impugnò la delibera condominiale deducendo che il Condominio si era dotato nel 2011 di un sistema di contabilizzazione autonomo del calore per le singole unità immobiliari, e che la ripartizione deliberata il 19 settembre 2012 contrastasse con gli indicati parametri dettati dalla D.G.R., in quanto la quota da suddividere per millesimi avrebbe dovuto riguardare unicamente la spesa generale di manutenzione dell’impianto e la quota di combustibile non direttamente imputabile, perché legata alla dispersione termica.

Il ricorrente richiamò il testo di tale art. 10.2 della deliberazione della Giunta Regionale della Lombardia n. IX/2601, che afferma: “Per la corretta suddivisione delle spese inerenti alla climatizzazione invernale e all’uso di acqua calda sanitaria, se prodotta in modo centralizzato, l’importo complessivo doveva essere suddiviso in relazione agli effettivi prelievi volontari di energia utile e ai costi generali per la manutenzione dell’impianto, secondo percentuali concordate.

La quota da suddividere in base ai millesimi di proprietà non poteva superare comunque il limite massimo del 50%. È fatta salva la possibilità per le prime due stagioni termiche successive all’installazione dei suddetti sistemi che la suddivisione potesse avvenire ancora in base solo ai millesimi di proprietà”. Di seguito, la censura richiamava la direttiva 2002/91/CE, la direttiva 2010/31/UE, la direttiva 2012/327/UE, i principi e le linee guida fissate dal d.lgs. n. 192/2005 e dal d.lgs. n. 102/2014.

L’art. 26, comma 5, della legge 9 gennaio 1991, n. 10, applicabile ratione temporis (prima ancora delle modifiche apportate dall’art. 28, comma 2, della legge n. 220 del 2012), disciplinava l’approvazione delle innovazioni relative all’adozione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore, prescrivendo il conseguente riparto degli oneri di riscaldamento in base al consumo effettivamente registrato. La contabilizzazione dei consumi di calore di ciascuna unità immobiliare e la suddivisione delle spese in base ai consumi effettivi delle medesime sono state poi prescritte come obbligatorie dall’art. 9, comma 5, del d.lgs. n. 102 del 2014, modificato dal d.lgs. n. 141 del 2016 e dal d.l. n. 244 del 2016.

L’adozione dei sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore è, infatti, funzionale a collegare il vantaggio economico del risparmio energetico, conseguente alla minor richiesta di calore, esclusivamente al patrimonio del condomino che decida di prelevare minor energia.

Nel caso in esame, risulta accertato in fatto che il Condominio aveva adottato nel 2011 un sistema di contabilizzazione autonomo del calore, mentre la deliberazione  assembleare del 19 settembre 2012 aveva ripartito le spese di riscaldamento per il metano al 50% in base al consumo registrato e per il restante 50% in base alla tabella millesimale, prescindendo, perciò, dalla contabilizzazione dei consumi effettivi di ciascuna unità immobiliare.

Per ulteriori approfondimenti: Studio Legale Civile & Penale Avv. Paolo Saracco

 

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