Coronavirus, emergenza sanitaria o epidemia di disinformazione? Ecco le risposte dei più giovani

Coronavirus, emergenza sanitaria o epidemia di disinformazione

Il tema del coronavirus o covid-19 è in questi ultimi giorni al centro dell’informazione mediatica: TV, internet, giornali ci sommergono di aggiornamenti su quello che sembra essere un virus “inarrestabile.” Questa immensa copertura mediatica, che ha come fine l’informazione, sta però   generando una situazione estremamente pericolosa, in cui talvolta paura e agitazione prendono il   posto della ragione.

L’Italia che, fino a qualche giorno fa, sembrava essere “immune” da questa piaga è divenuto uno dei Paesi più al centro dell’attenzione, dove il virus, con tutti i rischi sanitari che comporta, viaggia insieme al terrore nell’animo delle persone.

Di fondamentale importanza è sentire la voce di chi, in un modo o nell’altro, è costretto a convivere con questo “problema”. Ecco le risposte che ci hanno fornito alcuni giovanissimi concittadini da noi interpellati.

Cosa sai realmente del covid-19?
Dalle informazioni ricevute ho capito che il coronavirus comporta sintomi analoghi ad una normale influenza. Ha avuto come focolare Wuhan, una città della Cina, dove sono stati contagiati un gran numero di persone. Da pochi giorni però l’epidemia si è diffusa anche in Italia, il primo focolaio   probabilmente è partito dalla Lombardia per poi diffondersi, in modo drammaticamente evidente, nelle aree vicine. Sembrerebbe che il virus contagi in maniera più forte i soggetti anziani o le persone con un sistema immunitario relativamente debole. L’aspetto che più mi incute paura è la facilità del contagio e la mancanza di un vaccino che limita le possibilità di cura. Il Ministero della salute ha immediatamente emanato informazioni e norme per limitare il rischio di contagio: lavare le mani spesso, evitare luoghi molto affollati, pulire le superfici con detergenti al cloro o comunque igienizzanti e antibatterici. A queste norme aggiungerei l’obbligo morale a non discriminare chi si trova in una situazione difficile, e soprattutto a non cadere in atteggiamenti psicotici spinti dalla paura di essere contagiati. (Simona, 16 anni)

Hai paura che possa diffondersi anche in Campania?
La risposta sembrerà banale. Sinceramente all’inizio non avevo troppa paura, lo vedevo un problema che mi riguardava parzialmente, ma negli ultimi giorni comincio a pensare che il suo arrivo sia quasi inevitabile. Troppe notizie, troppe fake news… non si parla d’altro. (Francesca, 16 anni)

Ti ricorda un altro periodo storico? Sei del parere che esistano i “corsi e ricorsi” della storia di cui tanto si parla?
Ovviamente sì, il pensiero va ad altre epidemie del passato ma preferisco non citarle nemmeno. Nella vicenda attuale ritengo che uno dei problemi più seri sia la disinformazione e l’ignoranza che induce l’opinione pubblica a non voler prendere atto della situazione reale e a lasciarsi guidare dalle emozioni immediate. Tutto ciò sta creando allarmismo e panico a non finire. (Ruben, 18 anni)

Da queste poche testimonianze appare chiara la volontà, soprattutto dei più giovani, di conoscere a fondo le cause e le conseguenze dell’epidemia; la consapevolezza è fondamentale per reagire, essere propositivi e uniti con chi vive la malattia in prima persona.