Coronavirus, nostra intervista ad un uomo di Caserta posto in quarantena in Trentino Alto Adige, dove lavora

Uomo che tossisce
GIORDANI
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Altri nuovi casi sospetti e tamponi positivi per il Coronavirus. Dopo la notizia della giovane casertana infetta, ci è giunta un’altra notizia di un possibile contaminato originario della Città di Caserta, ma residente in Trentino Altro Adige, dove sono state da subito applicate misure speciali per il contrasto alla diffusione del virus.

Abbiamo avuto la possibilità di intervistare il casertano in quarantena che, chiaramente, ha risposto per telefono, ad alcune domande. Si tratta di un uomo di cinquant’anni nato e vissuto nel casertano, che solo qualche anno fa è stato trasferito per lavoro in provincia di Bolzano. Per lui i medici non hanno ritenuto necessario effettuare un tampone faringeo. Hanno però disposto una misura di quarantena presso il domicilio. Ma ecco cosa ha risposto alle nostre domande.

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Come pensa di aver contratto il virus?
Qualche linea di febbre si è presentata nella sera del 3 marzo dopo una forte tosse iniziata già la sera precedente. In base alle informazioni che ho reperito guardando la televisione, ho capito di dover telefonare al numero verde per l’emergenza epidemiologica che, dopo una valutazione fatta sulla base dei sintomi avvertiti, mi ha consigliato di rivolgermi al medico curante. Non potendolo però contattare, ho telefonato al numero unico per le emergenze che mi ha spiegato in che modo recarmi al pronto soccorso, cercando di evitare contatti con altre persone“.

Come è stato accolto in Ospedale?
Arrivato in ospedale, subito sono stato isolato e protetto con mascherine ed altri dispositivi. Avvertivo attorno a me agitazione e panico. Credo – specialmente dopo la chiusura di tutte le scuole d’Italia – che la paura stia dilagando ovunque“.

A che tipo di vista medica è stato sottoposto?
I medici hanno subito auscultato i polmoni, misurato la temperatura e, dopo un’attenta valutazione, hanno preferito dimettermi prescrivendomi un riposo al domicilio per monitorare personalmente variazioni di temperatura o peggioramenti respiratori. L’attesa è durata poche ore. La visita dei medici non ha impiegato assai tempo. Sono comunque stati effettuati tutti i controlli di routine previsti dal protocollo per il COVID-19“.

Ora che Lei è a casa, quali sono i nuovi sintomi? C’è un miglioramento?
Io vivo solo ma non oso immaginare cosa debba vivere una persona in quarantena con la famiglia. Ad oggi, dopo due giorni di riposo forzato, non avverto peggioramenti sintomatici. Sto migliorando, quindi non sarà necessario comunicare altre informazioni sul mio stato di salute all’ASL, almeno per il momento. Solo in casi di peggioramento, infatti, sarò tenuto a telefonare. Intanto continuo a non avere contatti ravvicinati con nessuno. La mia vicina di casa è stata disponibile a lasciare la spesa di alimentari fuori dalla porta di casa. Io la prelevo quando lei va via e così posso vivere in maniera quasi normale.
Quando finirà la quarantena penso sia necessario una ulteriore visita medica per rassicurare me e chi mi sta attorno. Mi auguro che la diffusione del virus passi presto e che si trovi un vaccino il prima possibile“.

Questa è la storia di una delle numerose persone che in Italia e nel mondo sono in quarantena, lontane da qualunque tipo di contatto. La paura sembra essere tanta da indurre le persone ad evitare finanche i mezzi pubblici o ad utilizzarli isolandosi dagli altri con maniere poco delicate. Perfino le disposizioni del Presidente Conte sono alquanto restrittive. La pandemia non sembra aver raggiunto ancora il suo apice. Difficile immaginare cosa possa ancora accadere.