Coronavirus: racconto della mattina in cui sono andato a fare il tampone

Fino a qualche tempo fa la maggioranza di noi nemmeno ne conosceva l’esistenza, negli ultimi mesi è diventato un tema di grande attualità, uno degli argomenti di conversazione più frequenti: il tampone molecolare, lo strumento più affidabile per stabilire se una persona è affetta oppure no dal Coronavirus.

Dei tamponi ne parlano ogni giorno giornali e telegiornali, bollettini nazionali e regionali delle autorità. I tamponi positivi del giorno sono diventati il parametro principale per misurare l’andamento della pandemia in corso.

Ma cosa prova in realtà una persona quando esegue il test? Come avviene tutta la procedura? Me lo sono sempre chiesto e, qualche giorno fa, è arrivato il momento di dare risposta a queste domande.

Teoricamente non sarei obbligato a farlo. Innanzitutto perché non sono stato convocato dalla Asl e non ho avuto contatti stretti e certi con un paziente positivo. E poi perché mi sento benissimo, non ho alcun sintomo influenzale. D’altra parte i bollettini quotidiani parlano di una grande quantità di malati “asintomatici” ed io potrei essere tra questi.

Potrei essere positivo al Covid e non saperlo, potrei contagiare i miei genitori che hanno una certa età. Il virus è un nemico invisibile, soltanto in Campania vengono contagiate migliaia di persone al giorno. Un mio amico, che ho incontrato la settimana scorsa, è risultato positivo. Non è molto probabile ma è possibile che sia positivo anche io. Questi dubbi mi tormentano.

Ho deciso: voglio farmi il tampone. Prudenza, paura, curiosità, tutte insieme. All’Asl la fila è lunga e comunque non credo che accetterebbero di effettuare un tampone a me che mi sottopongo volontariamente, devo scegliere un centro privato dove eseguire il test a pagamento.

Negli ultimi tempi, naturalmente, tantissimi centri privati accreditati dalla Regione hanno iniziato ad eseguire i tamponi per il Coronavirus e non saprei davvero di quale tra questi fidarmi. Alla fine, tramite il passaparola ed anche per comodità, ne scelgo uno che ha sede a viale Carlo III: lo spoke Eurolab della rete laboristica Interlab. Ci siamo, ho appuntamento domani mattina alle 11:00.

Martedì mattina, è arrivato il momento. Sono nervoso e non soltanto perché temo l’esito del test. Ho sentito dire che il tampone è molto fastidioso e non so davvero cosa aspettarmi. Arrivare puntale è fondamentale, di questo sono stato avvertito al telefono, e presto scoprirò il perché.

Non c’è fila quando arrivo per il prelievo, alle 11 è il mio turno e l’operatrice sta aspettando solo me. Gli appuntamenti sono gestiti in modo da non creare assembramenti, in modo che non ci sia nessun paziente in attesa né dentro né fuori l’ambulatorio. Questo, insieme alla sanificazione degli ambienti ed all’utilizzo di utensili monouso, garantisce che il virus non possa arrivare a me anche se appena prima è passato qualcuno che poi risulterà positivo.

Non ci avevo pensato, non essendo un addetto ai lavori, ma in questo modo è assolutamente impossibile infettarsi in un centro come questo.

Ad effettuare il tampone c’è Costanza, esperta infermiera professionale. Ovviamente è coperta da capo a piedi con tutti i dispositivi sanitari del caso per cui, praticamente, non riesco nemmeno a guardarla in faccia nonostante sia proprio davanti a me. Costanza, per mia fortuna, ha un tono di voce molto dolce e rassicurante e mi spiega minuziosamente tutto ciò che sta per accadere. Dopo aver compilato il modulo con i miei dati è arrivato il momento del prelievo vero e proprio.

Costanza mi fa accomodare e, con mano ferma, inizia la procedura. Il tampone nella gola mi da un po’ fastidio e, d’istinto, muovo la testa di scatto ma Costanza se lo aspettava e continua il suo lavoro dandomi prima il tempo di tornare in posizione. Il primo è andato ma quello che davvero non riesco a sopportare è il tampone nel naso. Quello che provo non è dolore ma un enorme fastidio. Stavolta muovo la testa di scatto più volte ed è solo grazie alla perizia di Costanza che non batto violentemente la testa contro il muro. Il prelievo va ripetuto in entrambe le narici, non abbiamo ancora finito. Costanza, con tanta pazienza, combatte contro di me mentre cerco di stare fermo. Alla fine ci riusciamo, ma sarebbe più esatto dire che ci riesce Costanza. Mi sono comportato come un bambino, mi scuso ma Costanza è abituata a tutto questo, al contrario di me. In pochi minuti è già tutto finito, posso andare via.

Il risultato sarà pronto entro 48 ore, mi avviseranno loro nell’eventualità che il mio tampone risulti positivo. In entrambi i casi il risultato del mio test sarà comunicato alla Regione Campania attraverso la piattaforma Sinfonia. Ben prima del previsto, ricevo il responso: negativo, non sono affetto da Covid-19. Non potevo esserne sicuro prima di questa conferma. Posso ritirare una copia del referto che attesta la mia negatività.

Mi sono tolto un peso, adesso mi sento sereno. Sono contento ovviamente, ma penso di essere stato fortunato più che bravo. Sono sempre stato attento all’uso della mascherina, ad igienizzare le mani e tutto il resto ma poteva capitarmi comunque di contrarre il SARS-Cov-2 come è capitato a tanti altri. E potrebbe capitarmi in futuro, già domani mattina. Meglio andare in farmacia a fare scorta di mascherine FFP2, la guerra contro il Coronavirus non è ancora finita.