Cosa ti regalo per la festa? I romantici versi del poeta libanese Elia Abu Madi

I romantici versi del poeta libanese Elia Abu Madi

Le parole sono senza tempo. Si dovrebbero dire e scrivere con la consapevolezza della loro atemporalità (Khalil Gibran)

Elia Abu Madi tra giornalismo e poesia

Ilyā (Elia) Abū Māḍī (1889-1957) fu uno scrittore libanese, appartenente al gruppo letterario al-Rabita al-Qualamiyya. Si trasferì a New York, dove divenne un giornalista e conobbe importanti uomini di cultura arabi ed americani, tra cui il famosissimo Kahlil Gibran (1883-1931). La città cosmopolita gli permise di mantenere sempre i contatti con i suoi concittadini.

Sposò la figlia di Najeeb Diab, fondatore della rivista arabo-statunitense di argomento politico e letterario Meraat-ul-Gharb, divenendone ben presto il capo redattore. Nella Grande Mela pubblicò i suoi quattro canzonieri, Tazkar al-Madi (1911), Diwan Iliya Abu Madi (1919) Al Jadawil (1927) ed al-Khamāʾil (1940) mentre Tibr wa Turab (Esprimi e rallegrati) fu edito postumo nel 1960.

Nel 1929 fondò il giornale satirico Al-Samir a Brooklyn. Il suo obiettivo era quello di focalizzare l’interesse nazionale ed internazionale sul Libano, sui problemi politici e sulla tradizione culturale attraverso la satira. Uno degli argomenti trattati spesso dal Māḍī era la situazione della sua terra d’origine, in cui i rapporti tra popoli indigeni, turchi e francesi erano sempre più tesi; il giornalista sensibilizzò fortemente l’opinione pubblica ed intellettuale alla causa indipendentistica libanese.

Chi volesse approfondire la sua poetica, può leggere Poeti arabi della diaspora. Versi e prose liriche di Kahil Gibran, Ameen Rihani, Mikhail Naimy, Elia Abu Madi, Stilo Editrice, 2015 e Poeti arabi a New York. Il circolo di Gibran, introduzione e traduzione di F. Medici, prefazione di A. Salem, Palomar, Bari, 2009.

“Cosa ti regalo per la festa?”

Il testo di Cosa ti regalo per la festa è tratto dall’unico blog che lo riporta, https://blogpauletteievoli.wordpress.com/category/poesie-scelte/. Nonostante le mie ricerche, non sono riuscito a risalire alla data di composizione ed alla raccolta d’appartenenza. I critici ritengono il Māḍī il padre del genere poetico romantico arabo e lo si può vedere chiaramente leggendo i versi riportati in basso:

Cosa ti regalo per la festa
Mio angelo,
cosa ti offrirò in dono
per la festa
se possiedi già tutto?
Un braccialetto d’oro puro?
No, non voglio incatenarti i polsi.
Vino?
No, non c’è vino migliore sulla terra
Di quello che sgorga dai tuoi occhi.
Fiori?
I fiori più belli
Li ho annusati sulle tue guance.
Corniole, ardenti come il mio cuore?
Le tue labbra sono le corniole più preziose.
Non ho niente di più caro della mia anima.
Prendila, la lascio in pegno nelle tue mani

Come spesso accade per altre poesie dove non ci sono studi a riguardo, tenterò anche questa volta di fare un’analisi partendo dalle poche informazioni che si possono trarre dal testo. Iniziamo allora dal termine angelo (v. 1), di ambito religioso sia cristiano che islamico, che fa riferimento al mediatore tra Dio e l’uomo, colui che conduce l’uomo al mondo divino; da esso è ripresa la figura della donna angelicata, tipica della poetica provenzale in lingua d’oc (francese antico) e dello Stilnovismo (tra i cui poeti ricordiamo il capostipite Guido Guinizzelli, 1237-1276).

Come indica il titolo, si approssima una festa, in cui possiamo immaginare un’atmosfera gioiosa con cuscini variopinti, candele profumate, musica allegra, dolci, datteri, tè alla menta, cus cus e frutta. Analizziamo ora il contenuto. Sono presenti dapprima un susseguirsi di domande; il bellissimo distico iniziale, un braccialetto d’oro puro? No, non voglio incatenarti i polsi, chiarisce che il braccialetto, simbolo tipico della cultura araba, spesso viene visto come una catena che lega la donna al proprio uomo e quindi come una sorta di sottomissione che il poeta non vuole; inoltre, tra le righe, si legge anche che ella non comprenderà il dono materiale di un misero mortale perché è un essere superiore.

Il secondo elemento menzionato è il vino, bevuto nelle feste arabe, introdotto dai Fenici in Libano, cantato in epoca medievale dai poeti musulmani ma criticato dagli stessi medici; la protagonista non ha bisogno di gioire sorseggiando la bevanda divina perché simbolicamente le sgorga dagli occhi: il vino metaforicamente indica la bellezza interiore che fa innamorare chi guarda e gli occhi sono il tramite attraverso cui l’amore viene fatto nascere nell’innamorato, tipico stilema stilnovista.

I fiori (il gelsomino bianco, i fiori d’arancio ed altri), emblema del Paradiso terrestre legato ai famosi giardini islamici, infondono pace ed estasi e neanche essi le possono essere regalati in quanto lei già dona armonia.

Infine vengono menzionate le corniole, i frutti tipici del mondo arabo insieme ai datteri, che rappresentano la forza virile dell’uomo conquistatore dell’altro sesso oppure in quest’ottica il cavaliere servente che difende per amore la propria amata, come Lancillotto con Ginevra, personaggi tipici della lirica provenzale; l’accenno erotico alle labbra rosse, come il colore dei cornioli, ispirano desideri inconfessabili.

Nei versi conclusivi il poeta, come un tipico eroe romantico e non più stilnovista, vede nel suicidio l’unico modo per donarle il bene più prezioso (usato anche dalla poetessa greca arcaica Saffo quando verseggiò che l’amore è il dono più prezioso), la sua anima, in cambio (in pegno v. 16) dell’amore eterno.

In realtà questo procedimento è legato ad un concetto filosofico; la nafs (l’anima in arabo) compie un percorso dallo stato animalesco-istintivo a quello puro-semidivino ed è proprio quello che succede al poeta: solo con il suicidio e con il donare la propria anima a lei egli può toccare l’amore ideale, asessuato e non più terreno.

Una bellissima poesia in cui lo scrittore è riuscito a concentrare tutte le tematiche della poesia d’amore dallo Stilnovismo al Romanticismo.