Io sono così! Alessandro Manzoni si descrive in una sua poesia giovanile

Alessandro Manzoni

Oggi moriva Alessandro Manzoni, l’autore più studiato negli anni, eccellenza del nostro patrimonio culturale, oggetto delle gioie e dei patimenti di intere generazioni di studenti, sottoposti all’improvviso alle interrogazioni sui Promessi Sposi o a domande relative agli Inni Sacri!

In questa breve puntata voglio ricordarlo attraverso il suo famoso autoritratto, scritto quando aveva appena 16 anni. Una piccola premessa: la poesia è un divertente gioco letterario, in cui il Manzoni in competizione con il Foscolo, si descrive; ciò nasce perché entrambi i giovani poeti volevano superare l’anziano Alfieri, che per primo diede ai posteri una propria descrizione.

Com’era il Manzoni?

Quando ci propinano da adolescenti una poesia che dobbiamo noiosamente studiare, spesso non siamo neanche spinti dalla curiosità di sapere che aspetto avesse l’autore. Manzoni ci ha facilitato la strada: l’autoritratto, infatti, sembra che descriva pienamente molti giovani d’oggi, che hanno la lingua sciolta e l’ira a portata di mano per poi diventare acque chete. Leggiamo il testo:

L’Autoritratto

Capel bruno, alta fronte, occhio loquace,
Naso non grande e non soverchio umìle,
Tonda la gota e di color vivace,
Stretto labbro e vermiglio, e bocca esìle;

Lingua or spedita, or tarda, e non mai vile,
Che il ver favella apertamente, o tace;
Giovin d’anni e di senno, non audace,
Duro di modi, ma di cor gentile.

La gloria amo, e le selve, e il biondo Iddio;
Spregio, non odio mai, m’attristo spesso;
Buono al buon, buono al tristo, a me sol rio.

All’ira presto, e più presto al perdono,
Poco noto ad altrui, poco a me stesso,
Gli uomini e gli anni mi diran chi sono.

A livello stilistico presenta un andamento binario, aggettivo-sostantivo, con opposizioni, chiasmi (tonda la gota e di color vivace v. 3/ A l’ira presto e più presto al perdono v. 12) litoti (naso non grande e non soverchio umile v. 2; lingua …non mai vile v. 5; non audace, v. 7; v. spregio, non odio mai, v. 10), opposizioni (non/o), zeugma (giovin d’anni e di senno v. 7), mentonimia (biondo Iddio, Apollo per indicare la poesia, v. 9), anafora (buono/buono v. 11) e poliptoto (buono al buon v. 11).

Il sonetto nella prima parte è incentrato sulla descrizione fisica e nella seconda sul carattere.

Il poeta si presenta con i capelli scuri, l’alta fronte, occhio loquace ossia espressivo, naso dalle giuste proporzioni; paffuto e dal bel colorito; labbra sottili, rosse e bocca piccola.

Egli parla lentamente o velocemente, a seconda delle occasioni, in realtà era affetto da balbuzie ma elegantemente non lo dice; non è mai offensivo, nonostante sia sempre pronto a dire ciò che pensa o a tacere quando occorre.

Non era un giovinetto audace; anche se a volte poteva apparire screanzato, aveva, invece, una profonda bontà d’animo. Come tutti i giovani desiderava la gloria, era un amante della natura ma la sua passione preferita era la poesia.

Nella parte finale ritorna l’accenno all’indole. Non è mai spinto all’odio ma solo di atti gentili verso il prossimo, giungendo anche al perdono. Era molto esigente con sé stesso, assunto che ci ricorda la proverbiale severità dell’Alfieri nel volli e sempre volli, fortissimamente volli, presente nella Lettera responsiva a Ranieri de’ Calzabigi del 1783, che, nonostante varie interpretazioni sul senso dell’enunciato, dimostra comunque un duro lavorio sul proprio carattere.

Tutto chiaro allora… sappiamo come era il Manzoni da ragazzo….ed invece no! Infatti, il poeta, giocando con le parole, alla fine dichiara che non sa proprio come egli è veramente e non lo sanno neanche gli altri! Solo l’esperienza, il confronto con gli altri e la maturità, data dal trascorrere degli anni, gli sapranno rivelare come è ed alla fine, forse, come diceva Pirandello, capirà di essere uno, nessuno e centomila! Alla prossima.