“Così parlò Bellavista”, una ventata di freschezza nell’adattamento teatrale di Geppy Gleijeses

Così parlò Bellavista, una ventata di freschezza nell'adattamento teatrale di Geppy Gleijeses
Geppy Gleijeses e Marisa Laurito in una scena di "Così parlò Bellavista" al Teatro Parravano di Caserta

Dopo il debutto della prima serata, ieri è andato in scena “Così parlò Bellavista“, il nuovo lavoro del regista, attore e scrittore Geppy Gleijeses al Parravano di Caserta, adattamento del celebre romanzo di Luciano De Crescenzo. Stasera, domenica 9 gennaio 2022, va in scena la terza replica casertana.

L’allestimento ha richiesto impegno e tecnica, sia per le scenografie che per il gioco di illuminazione che ha evidenziato e messo in primo piano gli episodi del racconto attraverso piccoli “quadri scenici” che si alternavano nei diversi lati del palco.

Glejeses ha inteso ricreare all’interno della trama dei momenti efficaci e significativi mettendo in luce i personaggi utilizzando “stanze” e luoghi caratterizzanti le abitudini ed il linguaggio della Napoli degli anni settanta, epoca in cui Luciano De Crescenzo scriveva il suo romanzo che poi è divenuto il famoso film.

Omaggio al grande De Crescenzo, di cui sia Glejeses che gli altri protagonisti principali erano amici fraterni, Marisa Laurito e Benedetto Casillo, la pièce teatrale di Gleijeses è stata una scommessa nata da una intuizione che lo stesso attore Casillo ha voluto fortemente si realizzasse.

Geppy Gleijeses e Marisa Laurito durante l'incontro "Salotto a Teatro"
Geppy Gleijeses e Marisa Laurito durante il dibattito “Salotto a Teatro”

Molto interessante si è rivelato il dibattito precedente lo spettacolo, “Salotto a Teatro“, ideato e moderato dalla giornalista Beatrice Crisci, in cui le domande e le curiosità degli intervenuti hanno stuzzicato l’ironia ed il forte senso di appartenenza della Compagnia alle idee ed alla genialità dello scrittore scomparso Luciano De Crescenzo.

Oltre a Geppy Gleijeses, Marisa Laurito, Benedetto Casillo, un gruppo di giovani attori talentuosi hanno calcato le scene del Parravano, ma non solo: la Compagnia ha già all’attivo più di 120 repliche in tutta Italia, sia al Nord che al Sud.

Come dichiarato dallo stesso Gleijeses anche nelle città del Settentrione la comicità napoletana e le tradizioni mediterranee inducono alle risate ed al più sano divertimento, forse ancor più desiderato in questo tempo sospeso.

Se si può parlare di “fortuna”, riscossa da questo spettacolo, diremmo che ha giocato molto la scenografia, che inizia con la famosa scena del taxi che porta il dott. Cazzaniga, milanese, alla sua nuova residenza nell’antico palazzo dove le convivenze sono tra le più “colorite”: dal portiere al professore in pensione che tiene lezioni di filosofia, dalla moglie del professore intenta a preparare le conserve di pomodoro all’imprevista notizia di un bimbo in arrivo della figlia, fidanzata con un architetto disoccupato e così via…

Il sottofondo delle musiche del maestro Claudio Mattone fanno rivivere appieno le atmosfere, mentre l’amore per la cultura aggrega persone di diverso ceto sociale.

Inaspettata la scena del “cavalluccio rosso” dell’indimenticabile Riccardo Pazzaglia, svoltasi tra il pubblico della platea del teatro che ha partecipato attivamente ed in modo reiterato allo svolgimento del mitico episodio: “Scusate, ma che è successo?

Alcuni minuti di applausi a scena aperta hanno convalidato un ulteriore riconoscimento ad attori che hanno fatto la storia del Teatro Partenopeo e non solo: dalla scuola di Eduardo al cinema, passando per la televisione… e non è poco! Più di cinquant’anni di attività, irrefrenabile, come affermato anche da Marisa Laurito e da Benedetto Casillo.

Alla domanda: “Qual è la cosa più importante per il vostro lavoro”? Il vostro segreto?” Gleijeses ha risposto: “In questo lavoro occorrono tre cose: la salute, la salute e la salute“.

Complimenti profusi dalla Compagnia per l’accoglienza ricevuta dal pubblico casertano ed alla bellezza della Reggia, ringraziamenti sinceri dall’Assessore alla Cultura, dott. Enzo Battarra, per la diffusione e la conoscenza delle opere che riportano lo spirito ed il cuore ai sentimenti più veri ed alla riscoperta di un’arte che forse le nuove generazioni non conoscono appieno.