Costituzione e regolamentazione: coronavirus e libertà di circolazione

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Limiti agli spostamenti ed alla libera circolazione: passeggiate no, sport si o sport no. Chiarificazioni necessarie nel marasma normativo tra norme centrali e norme decentrate.

La libertà di circolazione per il coronavirus può essere limitata. E’ quanto previsto dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri emesso in data 9 marzo 2020 che sta incidendo notevolmente sulle libertà fondamentali che ogni cittadino italiano si vedeva garantire dalla Costituzione.

Gli spostamenti in tutto il territorio nazionale possono essere effettuati solo ed esclusivamente per effettive esigenze lavorative o situazioni di necessità, oltre che per motivi di salute ed è fatto obbligo a coloro che si spostano su tutto il territorio nazionale di munirsi di autocertificazione attestante i motivi suindicati da esibirsi in caso di controllo ai posti di blocco. In mancanza di tale dichiarazione sostitutiva valevole come certificazione incorrono nella sanzione dell’ammenda o dell’arresto fino a 3 mesi.

La quarantena domiciliare è prevista per una categoria di persone alle quali viene imposto il divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora a scopo cautelativo in quanto soggetti risultati positivi al virus. Inoltre molti Presidenti di Regione hanno imposto la quarantena anche a tutti coloro che hanno avuto contatti con un infetto e nel caso del meridione d’Italia per tutti coloro che sono pervenuti da regioni più contagiate del nord.

Il divieto assoluto di assembramenti è un’altra misura disposta dal Governo Italiano che nel D.P.C.M. del 9 marzo 2020 all’art. 2 recita: “sull’intero  territorio  nazionale  e’  vietata  ogni  forma  di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico”.

Ovviamente è la nostra stessa Costituzione che all’art.16 abilita ogni cittadino a poter liberamente circolare sul territorio nazionale fatte salve le limitazioni di legge per motivi di sanità o di sicurezza escluse le restrizioni per ragioni politiche. E’ garantita la libertà ad ogni cittadino di uscire e di rientrare nel territorio dello Stato fatte salve eventuali disposizioni di legge. Ed è certamente rientrante la natura dei provvedimenti del Governo italiano nelle limitazioni che la legge determina per motivi di sanità e sicurezza al fine di fronteggiare all’epidemia.

Il decreto “Cura Italia”, approvato dal governo e firmato dal Presidente della Repubblica da poche ore alla data di oggi Mercoledì 18 marzo 2020 anche a seguito della circolare chiarificatrice del capo di gabinetto Matteo Piantedosi, ha bloccato alcune disposizioni del governatore De Luca, contenute nell’ordinanza numero 16 del 13 marzo, quali misure di contenimento dell’epidemia da coronavirus ed in particolare i divieti perentori sugli spostamenti della cittadinanza.

Cane a passeggioLo sport all’aria aperta o le passeggiate non sono vietate come non legittima la trasgressione punita con la quarantena preventiva anche se i trasgressori beccati fuori casa senza valida giustificazione.

La querelle giuridica che ha visto notevoli esponenti del mondo giuridico ed in particolare esperti di diritto costituzionale esprimersi sulla violazione delle regole del governo anche in virtù del mancato rispetto della gerarchia e del riparto delle competenze delle fonti normative.

Infatti nel decreto governativo era consentito quanto vietato nella Regione Campania in virtù dell’ordinanza del Presidente De Luca. E tale motivazione ha sollecitato la circolare summenzionata del Viminale che il 12 marzoha fornito l’interpretazione del dpcm del presidente del Consiglio dei Ministri Conte, in vigore dal giorno prima ed il ministero dell’interno è chiaro, nelle direttive a prefetti, questori, sindaci e presidenti di Regione.

Fermo restando si legge nel testo che : “Per quanto riguarda le situazioni di necessità, si specifica che gli spostamenti sono consentiti per comprovate esigenze primarie non rinviabili, come ad esempio per l’approvvigionamento alimentare, o per la gestione quotidiana degli animali domestici, o svolgere attività sportiva e motoria all’aperto, rispettando la distanza interpersonale di almeno un metro”. E’ consentito, quindi, effettuare attività sportiva fuori casa, concedersi una passeggiata con l’unico accorgimento di evitare assembramenti e rispettare la distanza di sicurezza.

Il decreto Cura Italia è legge da poche a seguito della firma del Capo della Stato. E’ pronto per l’ok definitivo ed è molto chiaro il testo uscito dall’ultimo consiglio dei ministri. Al capo IV (Disposizioni finali e finanziarie), l’articolo 35 detta norme in materia di ordinanze contingibili e urgenti. “A seguito dell’adozione delle misure statali di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 non possono essere adottate e, ove adottate sono inefficaci, le ordinanze sindacali contingibili e urgenti dirette a fronteggiare l’emergenza predetta in contrasto con le misure statali”.

I diktat dello soprannominato “sceriffo” sono bloccati e vengono confermati gli orientamenti di molti giuristi ponendo un freno al marasma di questi giorni, generato da regole talvolta in contrasto sul territorio.

L’atto del governatore perde efficacia, laddove in contrasto con le misure del governo nonostante il decreto parli di “ordinanze sindacali” in quanto i sindaci sono l’autorità sanitaria locale.

L’adozione dei provvedimenti d’urgenza “Spetta allo Stato o alle regioni – dispone la legge – in ragione della dimensione dell’emergenza e dell’eventuale interessamento di più ambiti territoriali regionali”.  Proprio il caso della Campania, dove l’epidemia interessa, ormai, ogni provincia.

Per ulteriori approfondimenti: Studio Legale Civile & Penale Avv. Paolo Saracco