Covid-19, in Campania si fanno ancora troppi pochi tamponi. Mancanza di dispositivi o strategia opportunistica?

La Regione Campania, tra il 22 aprile e il 20 maggio, ha scoperto solo 10 positivi per 100 mila abitanti ma ha fatto 579 tamponi, sempre ogni 100 mila abitanti. Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, fa notare: “Il rischio è che il sistema non stia cercando abbastanza i casi e quindi non intercetti i malati asintomatici o con pochi sintomi”.

Gli esperti della Fondazione Gimbe hanno elaborato un grafico per il Corriere della Sera (guarda più in basso, ndr) che permette di valutare l’attuale livello di ricerca del virus delle singole Regioni d’Italia. Il periodo di riferimento è tra il 22 aprile e il 20 maggio, il passaggio dal lockdown alla Fase 2.
BILANCIO-TAMPONI
Per leggere il grafico bisogna concentrare l’attenzione su tre dati: quanti tamponi diagnostici al giorno ogni 100 mila abitanti vengono effettuati, quanti positivi vengono scoperti (sempre per 100 mila abitanti), e infine la percentuale di tamponi positivi sul totale.

Incrociando i dati, le Regioni vengono collocate in quadranti: il primo è quello delle più virtuose, con numero di tamponi sopra la media italiana e numero di nuovi malati ben sotto la media. In parole povere quelle Regioni cercano molto il virus e lo trovano poco, dunque la bassa circolazione del Covid 19 è in qualche modo garantita da una vasta lente di ricerca. Nel secondo quadrante si posizionano invece le Regioni con tamponi sotto la media ma anche positivi sotto la media: trovano pochi malati, ma li cercano anche poco. Dunque, può restare il dubbio che circoli più virus di quello che viene intercettato.

Fare pochi tamponi potrebbe essere una strategia opportunistica e rischiosa: tenere il numero di casi ufficiali basso e non andare a cercare gli asintomatici, col pericolo che poi il sommerso riemerga in ospedale, all’improvviso, coi ricoveri.