Covid-19, le esperienze dei primi vaccinati: alcune testimonianze dirette

Covid-19, le esperienze dei primi vaccinati, alcune testimonianze dirette

Lo scorso 27 dicembre ha preso il via il piano di vaccinazione contro il Covid19: dosi di vaccino Pfizer-Biontech dal Belgio sono arrivate all’Ospedale Spallanzani di Roma e poi smistate tra le varie Regioni italiane.

Tra i primi a vaccinarsi ci sono per ovvi motivi gli operatori sanitari, che da mesi operano in prima linea alla lotta contro la pandemia, ho contattato telefonicamente alcuni di loro post vaccino per farmi raccontare la loro esperienza: ringrazio quindi per la disponibilità i dipendenti dell’Asl Na1 Belardo Michelina, Pasquale Sinarcia e Mazza Assuntina e la dipendente dell’Asl4 di Teramo Belardo Maria Rosaria.

Tra di essi c’è un ex contagiata per la quale, questa condizione, porta una consapevolezza forse maggiore rispetto ad altri, di cosa rappresenti il virus e di quali siano le sofferenze fisiche e psichiche che questo comporta e questa consapevolezza fa comprendere ancor di più l’importanza del vaccino.

C’è poi chi ha espresso sentimenti contrastanti a riguardo: da un lato il timore per un vaccino ideato e prodotto in tempi brevi, dall’altro la speranza di trovare una luce in fondo a un tunnel che dura ormai da quasi un anno.

La componente più giovane del gruppo con forza ci ha invitato ad avere fiducia nella ricerca scientifica e a non essere scettici, in quanto il vaccino in passato ha salvato moltissime persone e contribuito a debellare malattie.

Termino con una testimonianza che arriva da fuori Regione (infermiera dell’Ospedale di Atri in Abruzzo) e che mi ha scaldato il cuore in quanto ho ricevuto un racconto di estrema speranza e forza poiché a prescindere dal suo lavoro, la persona in questione è contemporaneamente una malata oncologica e con allergie multiple e questa situazione complessa alla base l’ha convinta ancor di più dell’importanza del vaccino, considerato l’unica arma per sconfiggere la pandemia.

E quest’inno alla vita sembra ricalcare l’insegnamento di Sant’Agostino il quale diceva “La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle”e nel nostro piccolo possiamo cercare di cambiare questa realtà che ci sta sta ormai stretta e tornare a una normalità fatta di baci, abbracci, economia e socialità.