Covid-19: l’importanza della spiritualità ai tempi del Coronavirus. L’esempio di San Giuseppe Moscati

Giuseppe Moscati

In questa situazione di emergenza Covid-19, molte persone stanno scoprendo la loro spiritualità oppure si stanno avvicinando alla preghiera, dopo essersene allontanati per anni. I medici e gli operatori sanitari, tra le figure impegnate in prima linea in questa dura battaglia, stanno dimostrando una grandissima umanità, oltre che professionalità, senza mai risparmiarsi.

Tra i santi più amati, e non solo dai cittadini napoletani, c’è proprio un medico, morto a soli 46 anni (il 12 aprile 1927) e proclamato santo da Papa Giovanni Paolo II nel 1987. Si tratta di San Giuseppe Moscati, il dottore che era solito visitare gratuitamente gli indigenti dei quartieri spagnoli di Napoli, prima di prendere servizio in ospedale per il lavoro quotidiano; lo stesso che, nell’aprile del 1906, quando il Vesuvio iniziò ad eruttare ceneri e lapilli sulla città di Torre del Greco, si recò di corsa sul posto dopo che un piccolo ospedaletto, succursale degli Incurabili, stava per crollare e c’era estrema urgenza di mettere in salvo gli  ammalati.

A Napoli, nella chiesa del Gesù, che conserva i resti del Santo, sono visibili, sui banchi, le invocazioni dei tanti fedeli contro l’epidemia Coronavirus, che si aggiungono alle già numerosissime richieste d’aiuto al medico santo, scritte su fogliettini di carta e portate quotidianamente in chiesa prima dell’emergenza Covid-19. “Chi può metta, chi non può prenda”, diceva Moscati in vita e il suo motto compare sul ‘panaro’ solidale, il cesto che alcuni cittadini napoletani hanno deciso di esporre in strada per combattere la povertà, in questi giorni difficili.

Nella Chiesa del Gesù, si scorgono pochissimi fedeli, che indossano rigorosamente dispositivi di protezione e mantengono le distanze indicate, ormai da settimane, da tutti i canali di comunicazione. Si soffermano brevemente davanti alla statua di Moscati, nella cappella che ospita i resti del santo, il tempo necessario per una preghiera. Anche questa chiesa non è più affollata come prima del Coronavirus, che ha precluso l’accesso dei fedeli ai luoghi di culto per evitare la diffusione di contagi.

Poche figure, come quella di San Giuseppe Moscati, riescono a dare la serenità che non è facile mantenere in situazioni come questa. Se sono medici, poi, la fiducia nella loro intercessione è ancora maggiore. Lo testimonia una delle più celebri frasi del medico santo napoletano: “Che cosa possono fare gli uomini? Che cosa possono opporre alle leggi eterne della vita? Ecco la necessità del rifugio in Dio. Ma tuttavia noi medici dobbiamo cercare di alleviare la sofferenza”.