Covid-19: chi svolge attività nelle strutture sanitarie e sociosanitarie è obbligato alla vaccinazione

Covid-19, chi svolge attività nelle strutture sanitarie e sociosanitarie è obbligato alla vaccinazione

L’evolversi della pandemia ha comportato l’adozione di ulteriori misure di contrasto alla diffusione virale, affinché vi sia una risposta omogena sul territorio nazionale. Pertanto, è stato emanato il DL 1° aprile 2021 (il “Decreto”) del quale si evidenziano due temi fondamentali per gli operatori del comparto della sanità.

La somministrazione del vaccino per la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV-2, effettuata nel corso della campagna vaccinale straordinaria, esclude la punibilità per i fatti previsti dagli articoli 589 (Omicidio colposo) e 590 (Lesioni personali colpose) del codice penale, a condizione essenziale che l’uso del vaccino (in tutte le sue fasi) sia avvenuto in conformità alle indicazioni contenute nei provvedimenti autorizzativi alla sua immissione in commercio.

Sino al 31 dicembre 2021, gli esercenti le professioni sanitarie e tutti coloro che svolgono attività nelle strutture sanitarie e sociosanitarie, nelle farmacie e parafarmacie, e negli studi professionali, sono obbligati alla vaccinazione per la prevenzione dell’infezione da SARS-Cov-2. Trattandosi di requisito organizzativo essenziale, ai fini della salvaguardia del regime autorizzativo (ai sensi dell’art. 8-ter del D.Lgs 502 del 1992 e s.m.i.), i non vaccinati non potranno esercitare la loro professione, né svolgere prestazioni lavorative nelle predette strutture, se non in conformità alle disposizioni dettate dal Decreto in commento.

L’obbligo in parola non ricorre nella sola ipotesi di specifiche condizioni cliniche – che andranno certificate dal medico di medicina di base – che potrebbero arrecare serio pericolo alla salute del soggetto obbligato.

Entro il 6 aprile 2021, i datori di lavoro delle suddette strutture dovranno obbligatoriamente trasmettere all’ASL competente per territorio l’elenco dei propri dipendenti. E’ consigliabile trasmettere anche l’elenco dei professionisti a rapporto libero professionale.

L’Asl, entro 5 giorni dalla segnalazione, inviterà gli obbligati a fornire evidenza dell’avvenuta vaccinazione, della presentazione della richiesta o dell’insussistenza dei presupposti per l’obbligo vaccinale. Nelle ipotesi di omesso riscontro, l’ASL inviterà gli interessati a sottoporsi a vaccinazione, indicando modalità e termini.

Qualora i diretti interessati non dovessero ottemperare all’obbligo vaccinale, l’ASL comunicherà al datore di lavoro e all’ordine professionale l’accertata inosservanza. Per conseguenza, l’ordine professionale disporrà la immediata sospensione.

Il datore di lavoro, invece, adibirà il lavoratore a mansioni – anche inferiori – che non implichino rischi di diffusione del contagio. Nell’ipotesi in cui l’assegnazione a diverse mansioni non sia possibile, allora disporrà la sospensione – senza retribuzione – sino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021.

(*) Presidente della Commissione Sanità – OCDCEC Caserta