Dalla distruzione alla rinascita, “Recherche” di Maria Pia Latorre

Dalla distruzione alla rinascita, Recherche di Maria Pia Latorre

La poesia ti riacciuffa sempre e il poeta è lo scandalo della verità scomoda (M. P. Latorre).

La Puglia, terra di aviti castelli, del mare verde azzurro, dei secolari ulivi e… di poeti! Proprio questa regione, infatti, mi permise di prendere contatti con numerosi scrittori di diversi circoli poetici, con i quali iniziai una serie di articoli per questa rubrica. Oggi ritroviamo la poetessa Maria Pia Latorre con questa bellissima poesia:

Maria Pia La Torre
Maria Pia Latorre

Recherche

Se di questo vibrare
io fossi natura
e vento tra i rami
al frinire di cicale
impazzite
se di questo vibrare
fossi mare
grattato di roccia-salsedine
e maree in perenne vorticare
se di questo vibrare
fossi cielo terso nel silenzio
e luminosi spazi d’azzurro
forse non mi placherei
di cercare.

L’ispirazione per questi versi me l’ha spiegata la stessa scrittrice.

“Ero al mare, in pineta. Solo l’estate prima c’era stato un terribile incendio, una grande sofferenza, una ferita aperta tanto che ne temevo l’impatto l’estate successiva. Sono passata dalla pineta e ho sentito la natura vibrare, una natura che stava cercando di risollevarsi; ho sentito le vibrazioni della vita sotterranea, ho sentito dentro un boato fortissimo di dolore e di nuova forza vitale e quelle cicale nelle orecchie, il suono più forte e splendido di mille parole e io lì, seppellita da tutta questa possanza e il cielo sopra di me e ho pianto speranza. Ho cominciato a scrutare nel terreno annerito e sui monconi arsi del fuoco. In quel momento ho trovato il coraggio per cercare i segni di una nuova vita. La pineta distrutta metafora di morte e rinascita. Il fuoco, un elemento inevitabile nelle nostre vite. Da qui mi sono posta delle domande: chi sono io? E questa natura è fuori di me o dentro me, vive a prescindere da me? Chi sono io e cosa cerco? Io non so nulla, presto scomparirò, di me non resterà traccia ma io sono nella pineta, continuerò il mio viaggio in questa pineta bruciata dal fuoco come brucia la vita. Sono leggera leggera nel profumo di resina, nel canto placido, nel poco verde di brillante abbagliante. Non posso non gioire nel dolore e il mio dolore, per me nuovo perché mio, è lo stesso di mille altri dolori e c’è compassione in tutto ciò. Per concludere, noi siamo lo struggimento della natura; la sua distruzione e la sua rinascita e la fragilità di sentirci piccola cosa in lei e il timore di essere estromessi o di non essere in lei.”

Maria Pia La Torre e l’Enigma dei Crochi

L’insegnante Maria Pia Latorre è una delle tante autrici che ancora con caparbietà e passione si mette in gioco nonostante le difficoltà del momento, pubblicando un nuovo libro di poesie, L’enigma dei Crochi (Tabula Fata, 2020), dopo i vari premi vinti e gli svariati riconoscimenti.

Il percorso della silloge si snoda attraverso metafore naturalistiche (Florinda, Nei miei mattini, A vele nel vento, Amore-mare, Intuizioni, Conchiglia, Rossella, Notte, Mare che t’ingioielli, Recherche, Flowers), crude realtà (Alla fermata, Natale, Al vento del Siri, In casa, Oltre la violenza, Trivagare), voci sofferte di corpi (I tuoi occhi, Kinshasa, Canzone per un dolore, Oltre la violenza, A te), di uomini (Frastuoni, La stretta, Il poeta), di bambini/adolescenti (Domanda di bimbo, Rossella, Gabriella) o di madri e donne (Sguardo di madre, Dolores Ibarruri), sprazzi di vita (Partenze al porto; Orizzonte, Flowers) in cui a volte irrompe l’amore (Il dono, Montepiano, Cuore, Di primo mattino) o l’erotismo (Esotica), per concludersi con sperimentalismi stilistici (Sui binari). Il suo rapporto con la poesia è un effervescente viaggio sensoriale, tematico e sperimentale, in cui si può udire lo sciabordio delle onde e sentire la dura terra frantumarsi tra le mani, come accade leggendo il suo primo libro Gli occhi di Giotto oppure soffermando gli occhi sui versi dell’Enigma dei Crochi. Buona lettura!