La sovranità decisionale al tempo degli algoritmi. Confindustria Caserta si interroga sul futuro del Sud

Nelson Mauro Maldonato
Prof. Nelson Mauro Maldonato
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CASERTA – In un’epoca in cui le scelte sembrano sempre più delegate a macchine e sistemi predittivi, dove finisce la libertà umana di decidere? È la domanda cruciale al centro dell’incontro “La formazione delle decisioni nel mondo contemporaneo”, in programma martedì 21 gennaio 2026, a partire dalle ore 10, presso la Sala Convegni Confindustria Caserta in Via Roma.

L’evento, organizzato dall’Associazione Paolo Broccoli, dal Museo Dinamico della Tecnologia Adriano Olivetti e dall’Associazione Spille d’Oro Olivetti, in collaborazione con Confindustria Caserta, non è un semplice seminario accademico. Si propone come un vero e proprio atto di riflessione collettiva sulla trasformazione radicale del potere e della leadership nell’era della singolarità tecnologica, con un focus specifico sulle ricadute per il Mezzogiorno.

Un target strategico: Giovani Industriali, Scuola e Università

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L’iniziativa si rivolge a una platea strategica per il futuro del territorio: giovani industriali, docenti delle scuole superiori e universitari, studenti di istituti tecnici e scientifici. L’appuntamento si colloca nell’ambito della costituenda “Rete Caserta Lavoro”, capofila l’Istituto Tecnico “F. Giordani” guidato dalla Dirigente Scolastica Antonella Serpico. Un segnale chiaro: la sfida della sovranità decisionale si vince partendo dalla formazione e dal dialogo tra impresa, ricerca e scuola.

Dopo l’introduzione di Paola Broccoli e i saluti di Mauro Nemesio Rossi, Presidente delle Spille d’Oro Olivetti della Campania, la scena passerà a due voci autorevoli del mondo accademico campano: il Prof. Nelson Mauro Maldonato dell’Università Federico II di Napoli e la Prof.ssa Daniela Mone dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”.

La tesi centrale: gli algoritmi non decidono, Ottimizzano. E l’uomo?

Il punto di partenza è una presa di coscienza netta: nel mondo globalizzato, la decisione non coincide più con la razionale elaborazione di informazioni. Algoritmi, intelligenze artificiali e sistemi predittivi non “decidono” nel senso umano del termine. Ottimizzano. Scelgono la strada più efficiente tra dati e variabili pre-imposte, ma sono ciechi al rischio, all’ambiguità, alla responsabilità etica.

«La crisi che stiamo attraversando è una crisi della facoltà di decidere», afferma il Prof. Maldonato. «Abbiamo delegato il giudizio a sistemi che non conoscono il dubbio. Ma una decisione senza dubbio è solo un’esecuzione. Gli algoritmi ottimizzano, ed è proprio questa ottimizzazione a espellere la politica, il conflitto, la scelta deliberativa. La democrazia vive di attrito e mediazione, elementi oggi visti come inefficienze da eliminare».

Daniela Mone
Prof.ssa Daniela Mone

Il rischi per la democrazia e lo specifico del Sud

Questo slittamento dalla decisione politica all’ottimizzazione tecnica non è neutro. La leadership rischia di ridursi a mera funzione esecutiva, mentre la democrazia diventa una procedura vuota. Per la Prof.ssa Mone, il pericolo è subdolo: «Nell’arena digitale, la libertà di pensiero è compressa non tanto da censure esplicite, quanto da forme di condizionamento cognitivo indiretto e da poteri di sostanziale censura privata».

Per il Mezzogiorno, questa dinamica assume un carattere critico e devastante. «Quando la decisione democratica rallenta, il Sud non entra in attesa: viene scavalcato», si legge nella presentazione dell’evento. I territori rischiano di trasformarsi in semplici spazi di esecuzione di scelte calate dall’alto da centri finanziari, infrastrutture digitali e poteri transnazionali, slegati da qualsiasi mandato democratico locale.

La formazione delle decisioni nel mondo contemporaneoIl cambio di paradigma: dalla retorica del “ritardo” alla sovranità decisionale

La risposta proposta dal convegno è un cambio di paradigma radicale: abbandonare la vecchia retorica del “ritardo del Sud” e affrontare di petto la questione della sovranità decisionale come nodo politico e imprenditoriale centrale. La vera competizione non è rincorrere la velocità della macchina – una gara già persa in partenza – ma rivendicare la capacità umana di decidere laddove il calcolo non basta.

«Il Mezzogiorno ha bisogno di capacità di produrre decisioni, visioni, traiettorie autonome», è il monito conclusivo. «Se rinunciamo a questa facoltà, la democrazia diventa un simulacro procedurale e il Sud una periferia della storia».

L’appuntamento del 21 gennaio a Caserta si configura quindi come un primo, importante passo per riportare al centro il giudizio, la responsabilità e la politica, in una parola: l’umano. In un mondo che corre verso l’ottimizzazione totale, decidere di discutere sul senso del decidere è già un atto di resistenza.