I delitti contro la libertà sessuale: distinzione tra i reati di violenza carnale e gli atti di libidine violenta

Violenza sessuale

L’art. 609-bis punisce come violenza sessuale la condotta di chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da 6 a dodici anni.

La medesima pena viene comminata a chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali:

  • abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto;
  • traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona.

La pena viene diminuita per le minori gravità in misura non eccedente i due terzi.

Con la riforma inerente la sunnominata legge (cosiddetta Codice Rosso), la disciplina della violenza sessuale viene resa sempre più rigida così modificando l’articolo che punisce la violenza sessuale ed introducendo diversi strumenti a garanzia ed a tutela delle donne e dei minori che subiscono violenza domestica e di genere.

La violenza sessuale è considerato un reato comune poiché le persone coinvolte nella fattispecie criminosa sia dal lato attivo che dal lato passivo sono indistintamente uomini e donne od anche dello stesso sesso ed il delitto di violenza sessuale viene rappresentato dal compimento di atti sessuali in contrasto con la volontà del soggetto passivo ed è per tale motivo definito a forma vincolata. Se vi è assenso viene meno la tipicità del fatto di reato.

Le fattispecie di condotta possono essere di violenza sessuale per costrizione e di violenza sessuale per induzione.

Per violenza sessuale per costrizione si intende (secondo la norma) allorquando avviene per violenza, minaccia o abuso di autorità. Inoltre la violenza è intesa come esercizio di forza fisica atta  a contrastare la resistenza della vittima; la minaccia rappresenta, invece, l’espresso avvertimento che in caso di opposizione alla violenza si arrecherà un danno alla vittima o ad altre persone o cose mentre l’abuso di autorità è rappresentato dal coartare la volontà del soggetto utilizzando la propria posizione di superiorità o preminenza.

Per quanto riguarda l’induzione, il legislatore  prevede che essa derivi dall’abuso delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della vittima o di inganno circa la propria identità.

Di seguito si evidenziano alcune recenti pronunce della Suprema Corte in tema di vi0lenza sessuale fino al 2018  ed in un successivo articolo saranno più estese le recentissime e clamorose sentenze sulla stessa fattispecie sempre della Cassazione.

“Il bene tutelato dall’articolo 609 bis c.p., è rappresentato dalla libertà personale dell’individuo, che deve poter compiere atti sessuali in assoluta autonomia e libertà, contro ogni possibile condizionamento, fisico o morale, e contro ogni non consentita e non voluta intrusione nella propria sfera intima, anche se attuata con l’inganno. La libertà sessuale è perciò espressione della personalità dell’individuo, che trova copertura costituzionale nei precetti di cui all’articolo 2 Cost., e articolo 3 Cost., comma 2. In coerenza con il bene protetto e con la centralità della persona offesa, ai fini della tipizzazione dell’offesa non si richiede né il dolo specifico, né alcun movente esclusivo, in quanto qualsiasi valorizzazione di questi atteggiamenti interiori sposterebbe il disvalore della condotta incriminata dalla persona che subisce la limitazione della libertà sessuale a chi la viola” (Cass. n. 43553/2018).”

“Le condizioni per esprimere un valido consenso (la capacità) al rapporto sessuale prescindono dalla condotta di cagionare l’incapacità o l’incoscienza – nel caso l’ubriachezza -; anche l’incapacità derivante da una volontaria assunzione di alcol, deve valutarsi ai fini della sussistenza del consenso all’atto sessuale”(Cass. n. 32462/2018).”

“In tema di atti sessuali, il fatto rimane confinato nell’area del tentativo solo laddove la materialità degli atti non sia pervenuta sino al contatto fisico dell’agente con il corpo della vittima, ovvero da parte della stessa vittima con il proprio corpo, con l’ulteriore precisazione che l’elemento oggettivo del reato previsto dall’art. 609 bis cod. pen. sussiste anche nel caso in cui il distretto corporeo della vittima attinto dall’agente sia sessualmente indifferente, ma a condizione che la porzione di corpo che l’agente pone a contatto con quello della vittima sia connotata da valenza sessuale” (Cass. n. 57515/2018).”

Per ulteriori approfondimenti: Studio Legale Civile & Penale Avv. Paolo Saracco

 

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