Dialoghi, 20 artisti in mostra per riscoprire l’importanza de l’hic et nunc

Dialoghi 20 artisti in mostra per riscoprire l’importanza de l’hic et nunc
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A Santa Maria Capua Vetere sono in esposizione le opere di 20 artisti per la mostra Dialoghi nello spazio Cento Metri Quadri di Sergio Gioielli che questa volta affida la cura allo sguardo di Marcello Ambrisi.

Ci si pone al cospetto delle opere e, se si è preparati all’ascolto silenzioso, si possono udire i dialoghi che si intrecciano tra loro. Per guidarci in questo ascolto Marcello Ambrisi si ricollega ad un personaggio austriaco, Ludwig Bolzman, fisico matematico e filosofo vissuto nella seconda metà del XIX secolo. Questi sosteneva che tutte le cose animate ed inanimate contenessero atomi e molecole ovvero vita. Le sue idee influenzarono profondamente la cultura scientifica del 900; nonostante ciò fu un personaggio controverso e le sue idee innovative furono spesso fraintese ed osteggiate, fino a quando poi non si potè fare a meno di dargli ragione nell’evidenza di risultati scientifici.

Bruno-Cristillo-Fotografo
Terrazza Leuciana
Bruno-Cristillo-Fotografo
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Bolzman ci insegna ancora oggi che in un bicchiere d’acqua c’è molta più vita di quanto si possa immaginare. Allo stesso modo bisogna considerare che anche i dipinti contengono e custodiscono una vita in sé e una vita espressa. In queste opere tutte diverse apparentemente distanti, con una attenta osservazione si scopre come ci sia una ricerca comune concentrata proprio su quel microcosmo di cui parlava Bolzman.

Un altro personaggio che può educare lo spettatore all’ascolto silenzioso è Palomar di Italo Calvino. Il nome è dichiaratamente ispirato all’osservatorio astronomico di Monte Palomar, dove è collocato il famoso telescopio Hale, che diventa una metafora calviniana per il bisogno di conoscenza insito nell’uomo. Palomar cerca di dare un’esatta definizione a ciò che lo circonda, ma più si concentra sui dettagli più si accorge della complessità e della profondità della realtà.

Calvino dà a Palomar non la capacità di guardare, ma la voglia di farlo ed è attraverso le sue osservazioni forzate fino al più piccolo particolare che Calvino conduce il lettore verso aspetti diversi dell’esistenza, dai più semplici ai più complessi.  Il protagonista vuole mettere in ordine la realtà, discernere i fenomeni più piccoli al fine di incasellarli in un immenso catalogo dei modelli da applicare alla natura. L’insegnamento che ne deriva non è tanto l’arrendersi di fronte all’inspiegabile, quanto un invito alla pratica del ricominciare per non smettere di cercare e di  distaccarsi dalla vanità del sapere per immergersi in pensieri, riflessioni sul rapporto tra l’io e il mondo e le dimensioni della mente.

Diventa di centrale importanza il silenzio perché uno dei problemi della realtà è proprio quello di capirsi e riscoprire il mondo delle piccole cose, come ci insegna Wim Wenders in Perfect Day in cui si indaga sul valore della semplicità. Nell’affanno del quotidiano si perde il significato profondo e nascosto nelle piccole cose. E’ un invito alla ricerca della Bellezza del mondo più vicino che ci circonda, cioè quello che è più a portata di mano.

Dunque l’osservazione delle opere in esposizione rimanda a quel sentirsi immersi nel momento; mentre le opere dialogano sulla stessa frequenza con linguaggi diversi ma simili, proprio in quell’esprimere microcosmi vicini che spesso sfuggono alla maggior parte perché resi invisibili specialmente se si rimane tesi all’infinito, inteso come delirio di onnipotenza.

L’attenzione al procedere in questo modo rimanda all’Hic et nunc, che sintetizza  la tesi della filosofia esistenzialista, per la quale l’uomo è considerato nella fragilità della sua condizione finita. In particolare l’espressione è usata in Essere e tempo da Martin Heidegger, che afferma come la nostra soggettività non fa riferimento all’Essere come principio metafisico ma riguarda sempre l’hic et nunc in cui agiamo, cioè il nostro esistere nello spazio e nel tempo.

La stessa locuzione si ritrova in Ernst Jünger che così definisce la sua figura del Ribelle, il guerriero che si oppone alle tirannidi delle false democrazie:

«Il motto del Ribelle è: Hic et nunc – essendo il Ribelle uomo d’azione, azione libera ed indipendente. Abbiamo constatato che questa tipologia può comprendere solo una frazione delle masse, e tuttavia è qui che si forma la piccola élite capace di resistere all’automatismo e di far fallire l’esercizio della forza bruta. È l’antica libertà in veste moderna: la libertà sostanziale, elementare, che si ridesta nei popoli sani ogniqualvolta la tirannide dei partiti o dei conquistatori stranieri opprime il paese. Non è una libertà che si limita a protestare o emigrare: è una libertà decisa alla lotta.»

Ambrisi ci indica la necessità di costruire un Mito autentico attraverso la tecnica e la poesia: recuperare la consapevolezza del limite. Dovremmo riscoprire il limite, specialmente oggi, in cui la superbia dell’uomo ci sta portando alla distruzione della nobiltà dell’essere umano intesa come elevatezza morale, delicatezza e generosità, finezza di spirito e d’intelletto –  affinché si esalti l’attenzione,la considerazione, l’essere nelle cose come in un fiore, in un filo d’erba o in una stella.