Dicembre nei versi di Guido Gozzano

Dicembre nei versi di Guido Gozzano
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Dicembre è un mese carico di aspettative per l’anno venturo, in cui la natura tocca il punto più alto del suo letargo. Così ho deciso di raccontare forse l’elemento più caratteristico di questo periodo, la neve, attraverso i versi di Guido Gozzano.

Guido Gozzano, il poeta della semplicità

Guido Gustavo Gozzano nasce a Torino il 19 dicembre 1883. Di famiglia borghese benestante, il padre Fausto ingegnere e la madre Diodata Mautino figlia di un patriota mazziniano. Conosce molti scrittori tra cui Massimo Bontempelli, Giovanni Cena e Francesco Patonchi e in seguito costituirà il gruppo dei crepuscolari torinesi. Nel 1906 scrisse i componimenti de La via del rifugio opera che fu poi pubblicata nell’aprile del 1907. Ad aprile del 1907 gli viene diagnosticata una lesione polmonare all’apice destro. La malattia lo costringerà a viaggiare nella speranza di ottenere in climi marini e più miti un miglioramento del suo stato di salute.

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Le Lettere d’amore di Guido e di Amalia Guglielminetti testimoniano l’amore per la poetessa e rappresentano uno dei documenti più intensi della biografia gozzaniana. Nel 1911 pubblica il suo più importante libro, I colloqui, che rimangono il suo capolavoro. Srisse un resoconto per La Stampa dei suoi viaggi, raccolte nel volume Verso la cuna del mondo nel 1917. Nel 1914 pubblica su La Stampa alcuni frammenti del poemetto Farfalle. Nel 1914 raccolse nel volume I tre talismani sei fiabe che aveva scritto per il Corriere dei Piccoli. Il 29 maggio 1916 in procinto di partire per la riviera ligure trasmette a Silvia Zanardini il testo dell’ultima poesia, il poemetto drammatico La culla vuota. Muore a Torino a soli 32 anni il 9 agosto 1916. (Biografia desunta dal sito Concorsoguidogozzano.it )

Dicembre di Guido Gozzano

La lirica Dicembre è contenuta nella raccolta Poesie (Mondadori, 2021). Essendo un testo molto conosciuto, ho preferito menzionare l’analisi presente nel sito www.sololibri.net :

Dalla profondità dei cieli tetri
scende la bella neve sonnolenta,
tutte le case ammanta come spettri;
di su, di giù, di qua, di là, s’avventa,
scende, risale, impetuosa, lenta,
alle finestre tamburella i vetri…
Turbina densa in fiocchi di bambagia,
imbianca i tetti ed i selciati lordi,
piomba dai rami curvi, in blocchi sordi…
Nel caminetto crepita la bragia…

Quando viene dicembre sul mondo sembra posarsi la pace, bianca e immacolata come neve. L’attesa del Natale inizia a palpitare nell’aria, è una promessa vibrante e irresistibile, ed è proprio l’atmosfera d’incanto che lo contraddistingue a rendere questo mese magico. Dicembre di Guido Gozzano è composta quasi come una filastrocca per l’infanzia: il poeta si serve di termini ricercati, ma li combina accuratamente con un ritmo vivace e l’uso sovrabbondante di avverbi e aggettivi. Le parole si susseguono imitando la discesa della neve dal cielo, dapprima lenta e poi sempre più impetuosa. I fiocchi di neve turbinano veloci creando una sorta di incantesimo e le parole sembrano inseguirli come una musica.

La neve viene personificata, sembra una bambina dispettosa che bussa alle finestre delle case, che scombina tutti i piani tamburellando con le dita sui vetri. Guido Gozzano crea una poesia di atmosfera che ci restituisce tutta la pace del mese di dicembre. La neve si posa sui tetti delle case avvolgendo il mondo in un incantesimo bianco. Il poeta la insegue mentre lei esegue il suo sortilegio, come una fata irriverente dotata di una bacchetta magica che usa a suo piacimento. L’inverno giunge inatteso piombando sulle cose, incrinando i rami già curvi degli alberi, rivestendo i tetti con un manto immacolato; ma c’è un luogo in cui il gelo non può giungere. L’ultimo verso della poesia appare come un elogio dell’intimità domestica, familiare. Gozzano fa riferimento al caminetto dove “crepita la bragia”, che è l’unica nota di calore e colore nel vasto paesaggio imbiancato.

Si tratta dell’immagine più pura e confortante dell’inverno che riflette il senso del Natale: non tanto i doni e le tavole imbandite, ma la vicinanza dei corpi, l’affetto dei gesti, la bellezza di ritrovarsi insieme in un luogo amato che è anche un rifugio. Il caotico rumore del mondo viene lasciato fuori, il mese di dicembre è un invito al raccoglimento e alla scoperta dell’essenza dimenticata delle cose. L’inverno appariva a Gozzano come un simbolo del passato e vi era, nel suo sopraggiungere, un presagio di conforto. Nella poesia Dicembre Guido Gozzano sembra restituirci la pace che lenta scivola nell’anima e una sorta di tristezza felice, un sentimento quieto ma al contempo carico di una malinconia ineffabile.