Come difendersi da chi rifiuta i pagamenti con POS: da oggi diventa obbligatorio per tutti

Come difendersi da chi rifiuta i pagamenti con POS, d’ora in avanti obbligatorio per tutti
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Incentivi economici a commercianti e professionisti. Controlli e multe delle forze di polizia

Scatta da oggi, 30 giugno 2022, l’obbligo di detenere e utilizzare il POS (point of sale – punto vendita), ossia il dispositivo che permette i pagamenti elettronici tramite carte di credito e debito. E niente più soglie minime per accettare pagamenti elettronici. Questa, in sintesi, la disposizione contenuta nel Decreto Legge n. 124 del 2019, convertito in Legge n. 157/19, meglio noto come “Decreto fiscale”. Ma adesso molti sono i dubbi che sorgono nei consumatori, naturalmente assoggettati al buono e cattivo tempo dei commercianti. A tutti, infatti, sarà capitato di sentirsi dire almeno una volta: “Se non le sta bene può anche andarsene”, oppure, “se paga con carta deve pagare le spese di commissione”, o ancora, “noi accettiamo solo contanti, e niente ricevuta!”. Comportamenti, questi, che da oggi non esisteranno più. Vediamo allora come difendersi dai “negazionisti del POS”.

Chi è obbligato ad avere il pos?

Prima di scoprire quali tecniche è bene utilizzare per contrastare i trasgressori della Legge 157/19, capiamo bene chi ha davvero l’obbligo di detenere l’aggeggio elettronico. Già da alcuni anni le norme italiane prevedono l’obbligatorietà del Pos, eppure fino ad oggi non esistevano misure sanzionatorie. Quindi, la lista di soggetti che effettuano attività di vendita e prestazione di servizi, anche professionali, già esisteva ed è molto ampia:

  • tabaccai;
  • ristoratori;
  • commercianti;
  • artigiani;
  • attività ricettive (Hotel, B&B, agriturismi);
  • liberi professionisti (medici, avvocati, commercialisti, giornalisti, nutrizionisti, ecc.).
AUTOMORRA

Sono loro i soggetti tenuti a dotarsi di un terminale di pagamento, così da ridurre al minimo le evasioni e rendere sempre più tracciabili, nonché sicuri, i tanti pagamenti che effettuiamo quotidianamente. Ma attenzione: esiste – come vedremo tra poco – un limite all’uso dei contanti, così che non è possibile pagare pro manibus qualsiasi cifra, bensì solo quelle previste per legge.

Cosa fare quando rifiutano il pagamento con Pos?

Nessuno – tra quelli prima elencati – può dunque rifiutarsi di accettare pagamenti con carta o NFC (Near Field Communication) dello smartphone. Come detto prima, quest’obbligo persegue l’obiettivo di combattere l’evasione fiscale e la moneta elettronica si presta perfettamente alla causa. Grazie a questo infallibile metodo – infallibile almeno per il momento – il denaro tracciabile garantirà sempre di più il controllo alle più svariate attività criminali, in particolare contro le operazioni di riciclaggio.

Pertanto, in opposizione a chi si rifiuta di accettare pagamenti tramite Pos possiamo agire con polso fermo. Per i consumatori che avranno già usufruito del servizio sarà facile, sicché potranno andar via senza pagare, purché, per lo meno, si impegnino a saldare il debito successivamente. Ove possibile potranno tornare con contanti, effettuare bonifici o attendere che sia installato il famigerato Pos.

È tuttavia possibile – quanto necessario – segnalare il rifiuto alle autorità competenti. La Polizia Locale e la Guardia di Finanza, preposte a tale compito, si impegnano a raccogliere la segnalazione di chiunque abbia patito questo pregiudizio e avviare gli opportuni accertamenti. Sarà necessario verificare se dietro al rifiuto possa celarsi la volontà di non tracciare i pagamenti. Comunque, le forze dell’ordine procederanno a sanzionare il trasgressore applicando una multa di minimo 30 € più il 4% del valore dell’importo negato con transazione elettronica.

Quanti contanti posso avere nel portafogli?

Pure ai contanti c’è un limite. La legge, di fatti, introduce una riduzione all’uso della moneta contante per pagamenti di beni e servizi. Dal primo gennaio 2022 il limite imposto è di 999,99 €. Ciò vuol dire che non è possibile circolare con la predetta cifra nel proprio portafoglio, pena una severa sanzione. Stesso discorso è da valersi per chi intende pagare in contanti cifre che vanno al di sopra dei mille euro. Per la violazione di codesto divieto, valido anche per chi riceve il denaro, sono previste multe da 1000 a 50mila euro per spostamenti di denaro fino a 250mila euro; quintuplicata nel minimo e nel massimo edittali, invece, per importi superiori a 250mila euro. Ad irrogare le sanzioni, pertanto, sarà il Ministero dell’economia e delle finanze tramite gli uffici delle Ragionerie territoriali dello Stato, previa segnalazione dei professionisti contabili e tributari.

Si tratta di un limite assai severo, giacché a partire dalla Legge di stabilità 2016 il limite di utilizzo era fissato a 2999,99 €, poi con Legge di Bilancio 2020 abbassato alla soglia di 1999,99 € (avuta dal 1° luglio 2020 al 3 dicembre 2021). Ma ciò che è ancora più importante sapere è che il limite non riguarda solo ogni singolo pagamento, bensì anche transazioni frazionate. Insomma, un sistema complesso e di difficilissima elusione per gli evasori.

Quali gli incentivi per i commercianti che adottano il Pos?

Non esistono soltanto multe per i commercianti e i professionisti già in serie difficoltà ad arrivare a chiudere i bilanci mensili. Da quando è scattato l’obbligo bonario nel lontano 2016 le obiezioni di tutti sono state in merito ai costi dell’installazione degli apparecchi elettronici di pagamento. Perciò, oltre al legislatore, Banche ed Istituti economici sono interventi per aiutare liberi professionisti, attività ed esercenti commerciali nelle spese di attivazione e gestione. Ad oggi esistono Pos assolutamente gratuiti, o meglio, che comportano la sola spesa dell’acquisto del apparecchio, senza altri costi di amministrazione, col semplice collegamento all’IBAN usato per l’impresa.

Il legislatore, dal canto suo, col Decreto fisco, lavoro e imprese, ha portato il Bonus POS dal 30% al 100% del rimborso. Ne sono beneficiari tutti gli esercenti che abbiano un registratore di cassa collegato col terminale del Pos. Esiste, poi, un doppio credito di imposta. Il primo è riconosciuto agli esercenti che tra il 1° luglio 2021 e il 30 giugno 2022 abbiano acquistato, noleggiato o utilizzato strumenti collegati a registratori di cassa elettronici (con massimo 160 € di spesa per soggetto). Il secondo riconosciuto ai soggetti che nel corso del 2022 abbiano acquistato, noleggiato o fatto uso di strumenti di pagamento elettronico capaci di memorizzare e trasmettere telematicamente i corrispettivi giornalieri al Fisco (purché abbiano affrontato una spesa individuale massima di 360 €).

La normativa completa commentata

Dietro a questo complesso sistema creato dallo Stato italiano, come visto, esiste un complesso di norme coordinate tra loro, molte delle quali abrogano le precedenti o le modificano in alcune loro parti. Riportiamo perciò una rapida sintesi commentata.

L’obbligo di Pos viene introdotto in Italia nel lontano 2012 ad opera del Governo presieduto da Mario Monti, col Decreto crescita 2.0, ovvero Decreto Legge n. 179/12, all’art. 15, comma 4°. Più tardi, nel 2014, il Ministro dello sviluppo economico ha stabilito la soglia per l’accettazione dei pagamenti elettronici, fissandola a 30 euro. Ovviamente, al disotto di questa cifra si intendeva possibile il rifiuto del commerciante ad accettare solo la carta di debito.

Nel 2016, come già visto, nuove e più articolate norme venivano fuori per mano del produttivo Governo Renzi, grazie anche alla lungimirante iniziativa dell’allora Ministro Padoan. Si introdusse, perciò, la possibilità di utilizzare anche le carte di credito, abbassando la soglia minima da 30 a 5 euro. In caso di “oggettiva impossibilità tecnica” l’obbligo poteva venir meno. Nessuna sanzione, però, è esistita fino al 2019. Quella buona fede, ma soprattutto la fiducia del Governo e del Legislatore nei commercianti non è bastata a sperare che il Paese intero si adeguasse all’esigenza di questo strumento tecnologico. Quindi, col Governo Conte bis, l’art. 23 del Decreto Legge n. 124/19, già richiamato in precedenza, ha stabilito le sanzioni pecuniarie, poi abrogate, con tutto l’articolo 23, nella Legge di conversione del Decreto n. 124. L’unica misura attuabile era il controllo – previa segnalazione – dell’Agenzia delle Entrate, che non avrebbe sanzionato il fatto, ma proceduto ad accertamenti fiscali.

Infine, il Governo guidato da Mario Draghi ha reso la questione prioritaria e con la promulgazione del Decreto Legge sul Recovery sono state previste le attuali sanzioni pecuniarie per commercianti o prestatori di servizi contrari ad accettare pagamenti a mezzo Pos.

Servirà d’ora in avanti abituarsi a questo nuovo sistema, comprendendone l’opportunità per tutti quei motivi già elencati, necessari in uno Stato civilizzato quale l’Italia sembra ancora essere. Diversamente, rischieremmo di incorrere in un irreparabile ritorno allo Stato di Natura, con conseguente decadimento della qualità della vita. Cambiare è possibile. Basta solo iniziare!