“Una domenica a …” alla scoperta della Reggia di Carditello : storia e curiosità

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San tammaro (Caserta) – Al via oggi una nuova rubrica, intitolata “Una domenica a…” in cui si propone la visita di monumenti, siti, opere d’arte, edifici pubblici di varie epoche, conosciuti e/o poco noti, del nostro territorio. L’obiettivo è svelare, nel senso tecnico del termine di “togliere il velo”, la storia e le bellezze che circondano questi luoghi, affinché chiunque possa essere incuriosito a visitarle e a divulgarle.

Il primo appuntamento è la Reggia di Carditello, scelta per due importanti motivi: innanzitutto perché è un monumento ancora legato a dei pregiudizi che in qualche modo rallentano l’ascesa turistica del sito (divenne per un lungo periodo discarica e luogo di prostituzione) e che dobbiamo scardinare completamente; il secondo motivo, in quanto ogni domenica, dalle 9:00 alle 12:00 è possibile visitare gratuitamente, con guide apposite, la struttura, che di anno in anno sta tornando, a poco a poco, all’antico splendore. Chiunque volesse informazioni più dettagliate sulla storia del sito, può leggere il libro di Nadia Verdile, La Reggia di Carditello, Ventrella Edizioni.

Il mistero del toponimo

Bruno-Cristillo-Fotografo
Terrazza Leuciana
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Il toponimo di Carditello purtroppo non ha una etimologia certa. Si pensa, sebbene non con sicurezza, che derivi dal latino cardetum << piantagione di cardi >>.

Un progetto illuministico

Il territorio dove è situata il Real Sito di Carditello fu fatto espropriare da Carlo di Borbone (Madrid, 1716 – Madrid, 1788) agli antichi padroni, nobili feudatari, per installarvi residenze reali, tenute di caccia ed aziende agricole. Fu scelto questo luogo per diversi motivi: era raggiungibile dalle tre città più in auge in quel periodo, Napoli, Capua ed Aversa; era ricco di acqua, per la presenza dei Regi Lagni, corsi di acqua per uso agricolo; era un territorio florido a livello di vegetazione, avifauna ed animali da caccia. La finalità prevalentemente agricola fu rinnovata grazie anche all’introduzione dei gelsi, per la produzione del baco da seta, dell’allevamento principalmente di cavalli ma anche di pecore, per la produzione di formaggi e di mucche, tori, vitelli e bufale, per carne e latticini. La caccia, invece, che era una sorta di status symbol delle famiglie reali ed aristocratiche fin dall’antichità, aveva come fine il divertimento e la consumazione delle carni delle prede uccise, che erano, di solito, nel territorio di Carditello, cinghiali, lepri, pernici, cervi e volpi.  Ferdinando IV (Palermo, 1810 – Caserta, 1859), figlio di Carlo di Borbone, progettò la struttura architettonica della Reggia, commissionandola all’architetto Francesco Collecini (Roma, 1723 – Caserta, 1804) insieme a Jakob Philipp Hackert (Prenzelau, 1737 – San Pietro di Carreggi, 1807) ed a noti artisti. La struttura vide sorgere innanzitutto le stalle, le scuderie con annesso granaio, le dimore dei lavoratori, l’azienda casearia. La Reggia fu posta in posizione centrale, con ai lati le case dei vari dipendenti. Inoltre per abbellimento fu eretto un tempietto dorico circolare con colonne, in cui si esibivano i musicisti, due fontane ed addirittura un obelisco. Infine una pista per le gare di ippica.

E venne la guerra

Durante la rivoluzione francese, la reggia di Carditello fu occupata e devastata dai soldati, durante gli scontri per l’abolizione della neonata repubblica napoletana; il restauro iniziò nell’800 ma fu bloccato, durante l’epoca napoleonica, da Giuseppe Bonaparte (Corte, 1768 – Firenze 1844), che diede mano libera a portare via dal Real Sito diverse suppellettili, alcune delle quali sparirono. Con il rientro del re Ferdinando, Carditello ritrova le sue antiche usanze, come l’importante festa dell’Ascensione o la Corsa dei Barbari, riprese ad ospitare sovrani esteri. Durante la nascita del Regno di Italia (1861) e l’insediamento dei Savoia, la reggia divenne una tenuta di caccia, sebbene continuassero vari furti all’interno da parte del personale. Nell’epoca del Fascismo, XX secolo, Mussolini affidò la struttura all’Onc (Opera Nazionale Combattenti, 1917-1977) iniziò anche per il territorio di Carditello un processo di bonifica e di espropriazione di terreni per darli agli ex combattenti, così da far scoppiare violenti scontri tra i fascisti ed i contadini uniti agli operai. Con Vittorio Emanuele III (Napoli, 1869 – Alessandria d’Egitto, 1947) si realizzò la costruzione di una santabarbara nelle vicinanze di Carditello, così da dover spostare molte delle suppellettili nella Reggia di Caserta e nella Reggia di Capodimonte. Durante la Seconda Guerra Mondiale la struttura ospitò i soldati americani, che lasciarono diversi graffiti visibili ancora oggi nella struttura.

La rinascita

Nel 1978 fu istituito il Museo dell’agricoltura meridionale, in cui furono visibili tutti gli attrezzi agricoli per la lavorazione del terreno, per la produzione vinicola e per l’allevamento. Il progetto durò per poco e infine, dopo uno sprazzo di speranza nel vederla sede della Facoltà di Agronomia, nel 2011 venne messa all’asta ed oggi appartiene allo Stato Italiano, che ha avviato una forte rivalorizzazione del sito, grazie anche ad associazioni come Agenda 21 per Carditello ed i Regi Lagni, Italia Nostra, il Fai, Orange Revolution, Touring Club Italiano e l’indimenticabile Tommaso Cestrone.