Una domenica a… San Prisco

Chiesa Arcipretale di Santa Matrona a San Prisco Caserta

Oggi, care lettrici e cari lettori, oggi visiteremo la città di S. Prisco, vicino S. Maria C. V., alle pendici del Monte Tifata (vedasi Stellato A., Il Tifata ieri e oggi, Capua, 1988 e AAVV, Lungo l’Appia, Napoli, 2009) raccontandone la storia, i monumenti ed altro. Due eruditi bisogna menzionare per l’importanza degli studi che hanno condotto su S. Prisco, Michele Monaco del Cinquecento ed il settecentesco Francesco Granata (AAVV, Lungo l’Appia, Napoli, 2009). Infine il sito molto ben fatto, San Prisco.net,

Sin dall’antichità San Prisco faceva parte territorialmente dell’antica Capua, l’odierna Santa  Maria Capua Vetere. Forse, essendo state scoperte dei monumenti funerari, in antichità poteva essere stato considerato un territorio periferico dove le ricche famiglie romane, sia nobili che detentrici di ricchezza, quindi del ceto mercantile, si costruivano la loro tomba monumentale.

Inoltre, questo uso del territorio per funzione cimiteriale ci è stato confermato dai reperti archeologici non solo di epoca romana ma anche preromana. Infatti ormai è accertato che l’ager campanus era anche abitato da altre popolazioni, come i Sanniti, che ci hanno lasciato reperti tombali, a volte ancora affrescati e di oggetti appartenuti al defunto (come specchi, spille, collane anche in oro o pietre preziose, vasi), anche nel territorio di S. Prisco. Molti di questi sepolcreti che si trovavano sul monte Tifata, furono riutilizzati nel corso dei secoli, come capita spesso anche in altri luoghi, come altari o raccolta per l’acqua.

Un toponimo santo

San Prisco, vescovo e martire

Il toponimo San Prisco è chiaramente onomastico. Fa riferimento proprio ad un santo San Prisco, che avrebbe fondato la Chiesa principale da cui si sarebbe diffuso l’abitato, come accade anche in altri paesi. Come ho già esposto in altri articoli, durante la diffusione del Cristianesimo, molti santi si spostavano dalle loro terre di origine (di solito mediorientali, come Gerusalemme, Antiochia ed altri) per predicare (abbiamo visto S. Vitaliano e l’eremo), fenomeno testimoniato dal Martirologio Geronimiano. In questo caso a diffondere il culto nel nostro territorio furono S. Pietro e S. Prisco, come dichiara anche il Granata (Storia sacra della Chiesa Metropolitana di Capua,  Napoli 1766). La leggenda vuole che i resti del santo furono scoperti da una matrona presso l’acquedotto, la quale li portò al Papa che ne riconobbe la sacralità dando così l’autorizzazione alla costruzione del luogo di culto. Il luogo del ritrovamento, inoltre, divenne sacro e vi si celebrava la festa il primo settembre.

Un po’ di storia

Nato come centro sannita, successivamente fu inglobato nell’area di dominio di Capua, seguendone le sorti. Centro importante dal punto di vista religioso, già dal IV secolo, con un ruolo di mediazione tra cultura cristiana e cultura orientale. Sono state rinvenute iscrizioni cristiane, epitaffi che testimoniano la forte presenza della religione in questa località (AAVV, Lungo l’Appia, Napoli, 2009). Successivamente fu casale di S. Maria C. V. Durante la seconda metà del Cinquecento, quando imperversavano le guerre religiose tra Cristiani, Luterani e Calvinisti, proprio a S. Prisco fu scoperta e soppressa una setta calvinista con un buon numero di adepti. Fu soggetta a diversi terremoti, tra cui il più catastrofico fu quello del 1805. Ebbe l’onore di essere comune autonomo nel 1806 con la riforma di Giuseppe Bonaparte, che emanò le Leggi eversive della feudalità o di eversione della feudalità ed attuate dal ministro della giustizia Michelangelo Cianciulli  che, in questo caso, fu accolto favorevolmente (su questo aspetto, si può leggere il volume di Manfredi Palumbo, I comuni meridionali prima e dopo le leggi eversive della feudalità: feudi, università, comuni, demani, 2 voll., Cerignola 1910-1916, rist. an. Forni, Sala Bolognese 1999). Successivamente furono fatte diverse riforme per rendere le strade praticabili, per dare una istruzione ai bambini ed adolescenti, per una comunicazione più veloce grazie al telegrafo e per combattere i fenomeni del brigantaggio presenti come in altre località. Ricordiamo anche la torre dell’orologio. Durante la soppressione della provincia di Terra di Lavoro fu unita a S. Maria C. V. ma alla fine della Seconda Guerra Mondiale riebbe l’autonomia. Su questi aspetti, vedasi il testo aggiornato, Russo L., S. Prisco agli inizi del XIX secolo, Caserta, 2001.

Monumenti Archeologici

Una delle ultime scoperte è avvenuta nel 1997 quando furono rinvenuti i resti del Tempio di Giove Tifatino, databile al III – II sec. a.C., in un luogo denominato Costa delle Monache.

Sulle Carceri Vecchie è stato già detto da Pasquale Iorio in un articolo pubblicato su CasertaWeb.

Ricordiamo anche una fornace, collocata tra S. Maria C.V. e S. Prisco. Essa sarebbe databile al VI sec. a.C. I reperti di tegole, specialmente piane, ha indotto gli studiosi ad ipotizzare che con questa fornace si producessero proprio tali tegole.

Le Chiese

La Chiesa di S. Matrona

Come abbiamo precedentemente detto la Chiesa principale, detto la Chiesa di Santa Matrona, santa di cui ancora oggi si discute, in quanto non sappiamo neanche precisarne bene l’origine, anche perché i mosaici originari della vita della santa sono stati distrutti nel Settecento per dei lavori di restauro. La fondazione non si sa in che lasso di tempo sia avvenuta, sebbene sappiamo da una epigrafe che essa sorse nel 506 e che viene menzionato in un documento longobardo del 1020 (su tale fonte, vedasi Natale F. A., Considerazioni sopra gli atti di S. Matrona che si venera nel capuano contato, Napoli, 1775 e Russo L., La chiesa di S. Augusto nel territorio di S. Prisco. Note ad una pergamena longobarda del 1020, << Storia del Mondo >>, n. 53, Aprile, 2008) La costruzione paleocristiana sorse su un luogo adibito a cimitero e quindi non a caso già ritenuto sacro. A causa dei numerosi lavori di restauro, la chiesa ha cambiato aspetto ed anche struttura nel corso dei secoli. La cappella della santa ha pianta quadrata, con colonne ed archi e mosaicata. Sui mosaici è possibile leggere il testo di G. Bovini, Osservazioni sui mosaici paleocristiani della chiesa di S. Prisco a S. Prisco presso S. Maria Capua Vetere, in Capys, Capua, 1967.

La Chiesa di S. Maria Loreto

Ad edificare questa chiesa che nacque come cappella fu l’Ordine dei Gesuiti, durante il Seicento. Successivamente fu anche costruito un monastero, per far entrare tutti coloro che volevano prender parte a quest’ordine. Dopo la soppressione dell’ordine, in base al Dominus ac Redemptor del 21 luglio del 1773 da parte del papa Clemente XIV, la Chiesa fu affidata alla Confraternita dell’Addolorata di S. Maria del Loreto.

La Chiesa di S. Maria di Costantinopoli

A S. Prisco oltre calvinisti e gesuiti, ci fu anche un ordine detto di S. Maria di Costantinopoli, che nel corso del Seicento era molto attivo tanto da voler edificare un luogo di culto. Fu restaurata più volte. Ha una facciata medievale in pietra viva.

L’agricoltura e le feste

Quando S. Prisco aveva ancora molti territori agricoli, si coltivavano cereali, come il grano, per il pane, la biada ed il granone per gli animali ma anche piante per produrre vestiti e oggetti di uso comune, il lino o la canapa. Meritano di essere accennati le cultivar di uliveti e i frantoi presenti ancora sul territorio. Su questo argomento, vedasi Russo L., Economia e Società in San Prisco nella seconda metà del ‘700, Il Catasto Onciario di Santo Prisco, Napoli 2003. Viene data molta importanza ai festeggiamenti di S. Matrona e S. Prisco, il primo Settembre, in cui tutta la città abbraccia con affetto i due santi protettori. Ci sono anche diverse sagre che allietano i cittadini e i turisti.