Don Michele Barone, dalle vittime i dettagli su violenze e minacce “da camorrista”: il secondo servizio delle Iene

Casapesenna (Caserta) – Lo scandaloso caso legato alla figura del sacerdote don Michele Barone continua a tenere banco nonostante l’arresto del presbitero, accusato di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti, avvenuto nei giorni scorsi all’aeroporto di Napoli.

Don Michele, che martedì dovrà sostenere un interrogatorio ed è difeso dal noto avvocato Carlo Taormina, è stato suo malgrado protagonista anche della seconda parte del servizio de “Le Iene”, a cura di Gaetano Pecoraro. Dal filmato andato in onda su Italia Uno emerge la presenza di una vera e propria setta di circa 100 persone che venivano personalmente scelte dal prete per poter poi effettuare i suoi particolari esorcismi e plagiare a suo piacimento le donne, soprattutto giovani, del gruppo, costringendole, in chiesa o in sacrestia, a subire palpeggiamenti e altre molestie: decideva ad esempio cosa potevano mangiare, ordinava che restassero single e decideva persino se potevano lavorare e chi potevano frequentare.

Tra le varie vittime che hanno testimoniato davanti alle telecamere della trasmissione una ha dichiarato di essere stata costretta a praticare sesso orale al sacerdote e che atti simili si sarebbero ripetuti per tre volte nell’ultimo anno e mezzo. In un’occasione don Michele avrebbe tentato anche di portare a termine un rapporto anale, ricevendo il rifiuto della ragazza.

E durante gli atti di pseudo esorcismo le ex adepte della setta, dalla quale come si vede nel servizio  risultava particolarmente difficile uscire, venivano picchiate, calpestate e addirittura il sacerdote era solito sputare nell’acqua che avrebbero bevuto o direttamente nella loro bocca per “purificarle dal demonio”.

Tutto ciò, esclusi ovviamente gli atti sessuali perpetrati a quanto pare su più ragazze giovani, avveniva talvolta anche davanti agli occhi dei genitori consenzienti, come nel caso della 13enne “Giada”.

Ma dai racconti delle vittime e dei genitori di una delle ragazze abusate emerge in questo scenario già raccapricciante un elemento altrettanto preoccupante: Michele infatti avrebbe spesso minacciato le ragazze con metodi quasi “camorristici”, chiedendo, dopo che queste avevano deciso di abbandonare la setta, la restituzione di soldi per pellegrinaggi (a Lourdes, Medjugorje e Cracovia) che lui stesso aveva detto di voler generosamente “offrire” attingendo dalle offerte degli altri fedeli, ignari delle sue condotte.

Don Michele secondo i testimoni intervistati da Pecoraro era ossessionato dal denaro e minacciava le persone che non volevano saldare i debiti (o presunti tali) nei suoi confronti anche puntando sullo stretto legame di parentela con il cugino omonimo Michele Barone, fedelissimo del boss dei casalesi Michele Zagaria.