Donne di camorra spietate, Zurlo le racconta in ‘Mamma camorra. Nel ventre del male’

Vincenzo Zurlo
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«Evoluzione normativa sui reati di mafia commessi dalle donne»

Amante del boss Francesco Bidognetti detto ‘Cicciotto ‘e mezzanotte’, Angela Barra nutre un interesse per una giovane parrucchiera che non conosce i legami pericolosi di Angela né è al corrente della sua morbosità.

Così, quando litiga coi genitori, Carla – giovane parrucchiera – accetta l’offerta di Angela di appoggiarsi a casa sua. E’ l’inizio di un orrore senza fine: Carla diventa prigioniera, vittima di inaudite violenze.

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Subisce 34 giorni di sevizie e abusi inimmaginabili. Riuscirà a scappare ma la crudeltà di Angela Barra si abbatterà su di lei, ancora una volta, segnandone di nuovo quella felicità che la ragazza aveva disperatamente cercato di riconquistare.

L’agghiacciante vicenda è una delle storie sulla spietatezza delle donne di camorra al centro dell’ultimo libro dello scrittore di Castellammare di Stabia Vincenzo Zurlo.

In ‘Mamma camorra. Nel ventre del male’, edito da Stylo24 e disponibile su Amazon, Zurlo ripercorre le storie di oltre 30 donne che hanno lasciato il segno nella storia della criminalità organizzata campana e teorizza la necessità di allontanare i figli dai nuclei familiari in odore di camorra per impedire alle donne-madri di tramandare la cultura della vendetta dell’onore, della legge del ‘sangue che lava sangue’.

Il testo affronta il ruolo della donna nel mondo della camorra, evidenziando la centralità della donna nel sistema criminale. Ella è collante del passato, presente e futuro. E’ custode dei segreti criminali, è «educatrice, catechista» dei figli ai (dis)valori della ‘famiglia’ ed è pronta persino a sostituirsi al marito nel comando se le circostanze richiedono.

E’ lei il «capitale sociale su cui tutto si fonda» ed è lei che – secondo l’autore – va ‘colpita’, in ottica investigativa, per minare la solidità del ‘sistema’ e salvare da un destino già scritto i propri figli. «Nel mondo delle mafie perdere la donna equivale a minare le fondamenta del clan», ecco perché «bisognerebbe essere d’accordo anche sulla necessità di un’evoluzione della normativa in materia di reati di mafia commessi dalle donne».

Anna Carrino è un’altra donna di malavita sulla quale lo scrittore si concentra e la sua storia si incrocia con quella di Angela Barra. Le due condividono lo stesso uomo, Francesco Bidognetti detto ‘Cicciotto ‘e mezzanotte’, ma questo Angela lo scoprirà molto tardi, nel 2002, e in quel momento si aprirà lei una ferita tale che la porterà alla collaborazione con la giustizia.

Un percorso sofferto, ritenuto necessario quando Anna Carrino – complice la condanna all’ergastolo del compagno – si renderà conto che il clan e i suoi stessi figli l’hanno isolata e puntano ad estrometterla. Così, una volta arrestata, Anna si pente e non torna indietro anche quando la sorella e la nipote subiscono un agguato, anche quando viene a sapere che il figlio faceva parte del commando.

Spazio anche alla moglie di Pasquale Zagaria, Francesca Linetti, e a Beatrice Zagaria, sorella dei fratelli boss e «metronomo della famiglia».

Le storie delle circa donne di camorra, delle donne boss, che Zurlo racconta nel libro descrivono una donna «spietata e assetata di potere, capace di una vendetta determinata e lucida». Una donna che, nel suo ruolo di madre, contribuisce a disegnare il futuro dei propri figli. Un futuro criminale. Un futuro che, spiega Zurlo, può essere invertito prendendo coscienza dell’importanza della donna/madre nelle mafie.

Il punto di vista del legislatore, è il filo conduttore del testo, deve cambiare angolazione: nel contrasto alle mafie si guardi alla donna e ai minori e si assumano interventi anche di rottura. «I giudici dovrebbero adottare per i minori decisioni analoghe a quelle adottate nei casi di famiglie in cui accadono violenze o i genitori sono tossicodipendenti», è un passaggio del testo. Solo così si può scampare a un «destino segnato alla nascita» che «non lascia scampo a nessuno».

La riflessione è condivisa dal magistrato Catello Maresca, cui è affidata la prefazione del libro, e dal rettore dell’Università Unised Deborah Capasso De Angelis, che ha firmato la postfazione. ‘Mamma camorra. Nel ventre del male’, è il pensiero di Maresca, «apre alla conoscenza della verità che deve essere l’obiettivo primario di chi si rivolge ai giovani nella speranza di offrire loro gli strumenti per fare le scelte giuste e per imboccare anche in età non ancora matura la retta via verso un futuro rosero e ricco di bellezza».

Per Capasso De Angelis «togliere i figli alle madri di camorra, alle loro famiglie, laddove esse non comprendano il danno provocato a quelle ‘menti vergini’ in cui hanno instillato la visione sbagliata del mondo, non solo è necessario, ma è un dovere della società civile».