Il dramma della siccità nei versi di un poeta cinese

Il dramma della siccità nei versi di un poeta cinese

La siccità è un problema che anno dopo anno sta diventando sempre più grave, in quanto implica tutta una serie di conseguenze inerenti l’impossibilità di coltivare terreni a scopi alimentari ed il sorgere delle carestie. Visto la comunanza globale della questione mi limiterò solo alla Campania ed in particolare al Casertano. In un articolo uscito sull’agenzia di stampa ANSA agli inizi di luglio, si metteva in evidenza come ad essere colpite non sono solo le aree del Garigliano e del Volturno ma anche nel Vallo di Diano, nell’Alta Irpinia dove i fiumi stanno diventando siccitosi. Molti gli agricoltori che si rivolgono ai Consorzi di bonifica ed irrigazione ma bisogna cercare di risolvere il problema all’origine.

Infatti, se da un lato il surriscaldamento globale sta aumentando con relative disastrose conseguenze che si sta cercando di risolvere con la cosiddetta rivoluzione green, dall’altro la causa è dell’uomo, in quanto spesso ha creato delle deviazioni fluviali in passato con destabilizzanti conseguenze nel presente. Le piogge, intanto, aiutano in quanto almeno per il biennio 2020-2021 c’è stata abbondanza di esse e quindi i campi ne hanno tratto beneficio. La soluzione, almeno da noi, è quella di creare piccoli invasi ad uso agricolo con cui poter irrigare i campi.

La siccità storicamente si è sempre avuta, basti pensare ai riferimenti nella Bibbia o nelle fonti letterarie classiche o medievali eppure, a parte brani dedicati ad una sorta di punizione divina, poesie sull’argomento, almeno in area occidentale, non ne ho trovate. Invece, in area asiatica, ho letto ben tre componimenti sull’argomento e ne ho scelto uno.

La siccità nei versi di Dù Fu

Dù Fu (12 febbraio 712 – Hunan, 770), uno dei più importanti poeti cinesi, visse durante la dinastia Tang e scrisse oltre 1500 poesie, caratterizzate dal mettere in versi i problemi che il suo popolo stava affrontando, tanto da essere denominato “Poeta storiografo” o “Poeta saggio”. La sua vita fu segnata dal decadimento della famiglia nobile che divenne povera, dalla morte della madre dopo il parto e del fratello nonchè dalla bocciatura all’esame imperiale. Dopo queste esperienze e grazie all’amicizia con l’intellettuale Li Po, decise di diventare per un periodo un poeta solitario erudito. Si ammalò di polmonite, da cui non guarì mai. Anche la guerra (la Ribellione di An Lushan) causò danni inimmaginabili alla società, tra morti, trasferimenti e carestie tanto che Dù Fu divenne vagabondo e tutto ciò che vedeva divenne ispirazione poetica. I suoi versi furono apprezzati nelle epoche successive da moltissimi scrittori europei.

I versi sulla siccità

Questo tema fu molto trattato dal poeta cinese come si legge nella tesi di laurea di Gregoru M. Patterson del 2013 alla Columbia University dal titolo Elegies for the Empire. The poetics of Memory in the late Work of Dù Fŭ. Le poesie furono ispirate dalla grave siccità che si ebbe durante la stagione primaverile ed estiva del 766 d.C. Questa poesia, in ottava, fa parte di una raccolta di componimenti di Dù Fu. Ecco il testo tradotto in italiano, tratto dal sito www.sullerivedelfiumeazzurro.com :

Uno scoppio nel cielo, fragore di tuono.
Sembra annunciar pioggia, ma non accade nulla.
Sotto gli abiti si suda per il gran caldo.
Nella canicola non un soffio di vento.
Oh, se l’afa si mutasse in fresche gocce d’acqua,
se si raccogliesse il riso del freddo autunno!
Che cosa sarà quest’anno per i bambini?
Porti refrigerio la danza della pioggia!

I versi iniziano con uno scherzo meteorologico: si sente il fragore del tuono, sembra che venga a piovere ma non succede nulla, anzi si continua a sudare e non c’è un alito di vento. Il poeta prega in un miracolo: trasformare l’afa in gocce d’acqua ed aver un buon raccolto di riso selvatico della Manciuria in autunno. I più colpiti dalla siccità sono i bambini, che sicuramente soffriranno fame e sete. L’unico rimedio è affidarsi alla danza della pioggia.

Essa era un antichissimo rito propiziatorio contro la siccità ed era eseguita da stregoni, quali intermediari tra gli uomini e gli spiriti della pioggia. La danza consisteva nel muovere passi su una pedana circondata dal fuoco e la sudorazione doveva richiamare la pioggia. Fosse tutto così facile, oggi ci metteremmo tutti a ballare ma purtroppo il caldo avanza, la natura soffre e come sempre l’uomo si deve assumere le proprie responsabilità.