Il duomo di Casertavecchia, un gioiello da non sottovalutare

Il duomo di San Michele Arcangelo di Casertavecchia è, senza dubbio, un capolavoro artistico che faremmo bene a riscoprire. Antico castrum Longobardo prima e possedimento Normanno poi, la sua costruzione fu ordinata dal vescovo Rainulfo nel 1113 e completata dal successore Giovanni nel 1153. Il solo nome ne denuncia l’influenza longobarda.

Quale santo, se non Mikael, il santo guerriero, avrebbe potuto rappresentare meglio un popolo di combattenti come quello longobardo (peraltro convertitisi da poco dall’arianesimo al cattolicesimo)?

Data l’espansione nella pianura di Caserta, in seguito alla costruzione della reggia, esso, dal 1841, non è più sede della curia episcopale.

La chiesa, nata in stile romanico, oggi ci appare come una perfetta sintesi tra elementi arabi, rinascimentali, romanico-pugliesi, normanni e addirittura bizantini.

La prima caratteristica che salta all’occhio è il colore: un grigio molto chiaro, ottenuto grazie al piperno, un particolare tipo di tufo.

Questa grande varietà stilistica è dovuta, in gran parte, all’influsso di Amalfi, all’epoca un importante crocevia di commerci e, quindi, di culture.

La pianta è a croce latina, ci sono due ingressi, uno che si affaccia ad Ovest sulla piazza del vescovado, un altro a sud, sulla strada, e la facciata è rivolta ad est, ricordando lo schema delle basiliche lombarde.

I suoi interni, tanto semplici quanto maestosi, presentano la navata centrale costeggiata da 18 colonne, su cui si appoggiano archi a sesto acuto, un transetto coperto da una maestosa cupola, costruita su un monumentale tamburo e una capriata sostenuta da robusti costoloni.

Purtroppo non ci sono pervenuti gli affreschi medioevali, cancellati nel 17°secolo.

A dire la verità, non solo gli affreschi, ma l’intera cattedrale fu trasformata secondo lo stile barocco, al punto che l’aspetto attuale, rispecchiante l’originale, è dovuto ad un restauro completato nel 1926.

Particolare del pavimento

La parte frontale della navata è decorata da sei colonne di marmo bianco e il suo fregio, intarsiato, è decorato da fantasie floreali ed animali, compresa quella di un leone che schiaccia probabilmente un moro.

Questo leone ripreso nell’atto di uccidere un uomo, rivolto ad occidente, dove “muore il sole”, potrebbe rappresentare la fine della vita terrena, attribuendo così a Dio una forza distruttrice.

Lo stesso arco, oltre che da due leoni in posizione stilifora e , quindi, di sostegno alle colonne, è decorato da un toro. Il toro, secondo miti orientali, oltre che greco romani, era simbolo di fecondità.

Non dobbiamo dimenticare che la chiesa ha origini risalenti al nono secolo e, anche a causa di popoli come quello longobardo, l’aria era ancora “paganeggiante”.

Il portale centrale, invece, è abbellito da altri due leoni. Uno è raffigurato nell’atto di ghermire un maiale, simbolo della gola, l’altro, mentre afferra un montone, simbolo della lussuria.

All’interno della chiesa sono presenti alcune tracce  scultoree che, purtroppo, simboleggiano l’antisemitismo tipico dell’epoca, come un ebreo assalito da un serpente, quindi dalle forze del male.

Il campanile, alto trentadue metri, ultimato nel 1234, durante il regno di Federico II, si affaccia sulla strada principale del borgo, mentre la sua cella, a forma ottagonale, è caratterizzata da torrette che vanno a sostenere archi intrecciati.

Lo splendido tiburio, che va a nascondere la cupola, è decorato da intarsi policromi, in stile islamico, raffiguranti temi geometrici e vegetali.

La meravigliosa complessità artistica, che rende unica questa chiesa, è rappresentata dagli archi a ferro di cavallo, di gusto arabo, dall’influsso lombardo di cui si parlava prima, mentre l’influenza pugliese è denotata dalla sporgenza delle statue in corrispondenza della ghiera.

Borgo di Casertavecchia visto dall’alto, Credit Photo 3ontrip

Particolarmente interessante è anche la presenza della chiesetta dell’Annunziata, in stile gotico, sorta sul fianco destro della cattedrale, utilizzata per far sposare la gente più povera. All’epoca le molte discriminazioni sociali si ripercuotevano anche in ambito religioso.

Pur non essendo appariscente, pur non essendo l’attrazione principale della città, il duomo rappresenta, insieme a tutto il borgo, un fiore all’occhiello e un motivo di vanto per i cittadini casertani.

Ed è splendido lo stesso borgo, dove sembra che il tempo si sia fermato, dove a farla da padrone sono splendidi panorami su una natura incontaminata, non certo sull’edilizia selvaggia tipica delle nostre città, dove sembra che l’uomo, menomale, ancora non sia riuscito a rovinare tutto con i propri avidi artigli.

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