Edoardo De Angelis a Castel Volturno per girare le prime scene de “Il vizio della speranza”

Foto: Mymovies
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Castel Volturno (Caserta) – Il regista partenopeo e casertano d’adozione Edoardo De Angelis, che ha diretto film di successo come “Perez” e soprattutto “Indivisibili” (6 David di Donatello), torna a girare un film nella terra dove ha vissuto a lungo e nella quale si è sviluppato, con i primi cortometraggi, il suo amore per il cinema.

De Angelis da qualche giorno sta girando le scene de “Il vizio della speranza” a Castel Volturno, nei luoghi i cui ha preso forma anche “Indivisibili”, la pellicola che lo ha consacrato facendolo conoscere al grande pubblico. Il suo nuovo film, che sarà distribuito da Medusa, è stato scritto con lo sceneggiatore Umberto Contarello ed è prodotto da Attilio De Razza e Pierpaolo Verga.

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“Il vizio della speranza” è la storia di Maria, interpretata dall’attrice Pina Turco, che oltre ad essere celebre per aver ricoperto il ruolo della moglie di Ciro l’immortale nella serie “Gomorra” è anche la moglie di De Angelis nella vita reale. Del cast fanno parte anche Marcello Romolo, Massimiliano Rossi, Marina Confalone ed un’altra attrice apparsa in Gomorra, Cristina Donadio. Tra i protagonisti del film c’è però anche il fiume Volturno, che fa da sfondo a numerose scene. Così come in “Indivisibili”, le musiche saranno firmate da Enzo Avitabile, che spera di conquistare nuovamente il David come “Miglior musicista”.

“Se devo morire, voglio morire come dico io”, è la frase di Maria che si legge nella trama ufficiale del film. “Lungo il fiume scorre il suo tempo, il cappuccio sulla testa e il passo risoluto. Un’esistenza trascorsa un giorno alla volta, senza sogni né desideri, a prendersi cura di sua madre e al servizio di una madame ingioiellata. Insieme al suo pitbull dagli occhi coraggiosi Maria traghetta sul fiume donne incinte, in quello che sembra un purgatorio senza fine. E’ proprio a questa donna che la speranza un giorno tornerà a far visita, nella sua forma più ancestrale e potente, miracolosa come la vita stessa. Perché restare umani è da sempre la più grande delle rivoluzioni”.