Emergenza Covid tra fake news e “catene di S. Antonio” su WhatsApp

Emergenza Covid tra fake news e

Confusione e paura sono l’humus ideale per il proliferare delle fake news, ossia per le notizie false che viaggiano sui social fino ad arrivare alle pagine dei giornali. Colpevoli della diffusione di notizie false sono di certo i giornalisti, chiamati per deontologia professionale alla verifica delle informazioni prima di legittimarle attraverso pubblicazioni.

Ma purtroppo sempre più spesso i media si abbeverano all’inesauribile fonte dei social, oppure si “copiano” a vicenda contribuendo alla legittimazione di notizie prive di fondamento. L’unica arma contro le “bufale”, per professionisti dell’informazione come per qualsiasi cittadino, restano le fonti ufficiali, istituzionali, facilmente consultabili su internet.

Eppure, in piena pandemia Coronavirus tra decreti, ordinanze, e bollettini sanitari, la confusione di parole e numeri regna sovrana e le “catene di Sant’Antonio” impazzano su whatApp. Di contro si muovono siti internet, e trasmissioni televisive dedicate a smascherare le false notizie e ad insegnare ai cittadini come riconoscere una fake.

Come l’ultima, in ordine di tempo, relativa ad un messaggio virale in circolazione su WhatsApp che annuncia: “Poste Italiane distribuisce il Bonus Famiglia di 500 euro. Verifica se il tuo nome è nella lista”. Il testo è accompagnato da un link in cui non compare il dominio del sito ufficiale di Poste Italiane.

Un’iniziativa di Poste Italiane dovrebbe comparire sul sito ufficiale, dunque con un link che rimandi allo stesso indirizzo. Ciò non avviene in questo messaggio virale. Il sito ufficiale di Poste Italiane si trova all’indirizzo www.poste.it e in nessuna pagina, pur con l’ausilio dello strumento cerca, troviamo riferimenti al Bonus Famiglia.

Soprattutto, un’azienda non comunica le iniziative tramite messaggi inviati sui numeri dei privati. Vi invitiamo a non aprire il link in quanto questo messaggio si presenta come tanti altri messaggi falsi attribuiti alle grandi aziende, che nella realtà sono estranee a queste comunicazioni. Cliccando sul link potreste ritrovarvi in una pagina in cui vi viene richiesto di compilare un form con i vostri dati personali, anche quelli fiscali, e in quel momento potreste incorrere in un furto di dati e in una truffa.

Truffe e bugie dalle quali mantenersi alla larga. Ma considerato che sono all’ordine del giorno ed è difficile starci dietro, ecco le dieci “bufale” più battute del momento

Il virus si è indebolito da marzo a ora.
E’ sempre lo stesso, potenzialmente letifero specie se incontra un soggetto fragile (anziano o con altre patologie). L’uso sistematico della mascherina riduce la quantità che un infetto può trasmettere con le secrezioni respiratorie ed anche quelle a cui un altro soggetto è esposto: ciò riduce il rischio della diffusione del contagio e, forse, può attenuare la gravità dell’eventuale malattia.

La mascherina non protegge e fa venire il tumore.
La mascherina è un presidio protettivo fondamentale poiché protegge chi la indossa ed anche le persone con cui il soggetto entra in contatto. Se tutti indossassero correttamente e continuamente la semplice mascherina chirurgica, si contribuirebbe a ridurre la diffusione del contagio. La mascherina non è dannosa né per gli adulti, né per i bambini, non provoca nessuna conseguenza patologica né acuta (intossicazione da anidride carbonica) né cronica (tumori od altro).

Il vaccino risolverà tutto.
Sarà un importante mattone nella parete che stiamo costruendo per bloccare la pandemia. Pur tuttavia non sarà probabilmente “l’arma fine di mondo” poiché la sua capacità di proteggere il vaccinato da infezione e malattia deve essere ancora definita, l’entità della risposta anticorpale nelle diverse classi di età potrebbe essere variabile, la durata della protezione anticorpale potrebbe essere non prolungata. La domanda di vaccino sarà planetaria, la iniziale disponibilità inevitabilmente limitata e sarà necessario dare la precedenza, almeno in partenza, alle persone più fragili ed alle categorie più esposte al rischio. La strada è lunga, se ne parlerà non prima della prossima primavera, se tutto va bene.

I tamponi positivi di uno stesso paziente vengono conteggiati più volte .
No, la sorveglianza epidemiologica è in grado di distinguere correttamente tra nuove infezioni e tamponi di controllo (e cioè positività già conteggiate). La verità è che più si testa più casi positivi si trovano. La stima attuale è che si marci a grandi falcate verso il milione di contagiati. Si è persa la opportunità di tracciare i contatti perché i contagiati sono troppo numerosi. C’è bisogno SUBITO che si adottino test rapidi antigenici veri, facilmente eseguibili e ripetibili, a relativo basso costo e con responso rapido.

I bambini non si contagiano.
Invece sì, anche facilmente, ma di regola NON si ammalano. Possono essere però pericolosa fonte di contagio per genitori e nonni, in casa od altrove. E’ importante che anche loro vengano educati, per quanto possibile, alle corrette regole di comportamento… con messaggi semplici, che non drammatizzino, ma che mettano in risalto il lato virtuoso del loro agire.

Muoiono solo gli ultraottantenni di Coronavirus.
Certamente l’età media di chi è morto sino ad ora è superiore agli 80 anni; ma sempre di più si assiste ad un calo dell’età media dei decessi, poiché il contagio si è fortemente diffuso tra fasce di età minori. In altre parole: il fuoco di marzo ha rapidamente bruciato il materiale maggiormente combustibile (gli anziani ed i fragili) ma questa pericolosa ripresa attaccherà anche tronchi più giovani.

Il numero dei morti è gonfiato dai media.
I morti con Covid sono per lo più morti di Covid. E’ estremamente infrequente che un decesso di un malato di Covid non sia correlabile a tale malattia. Covid non significa solo polmonite ma anche rischio aumentato di eventi trombotici, venosi ed arteriosi, che possono manifestarsi come embolia polmonare, infarto del miocardio, ictus cerebri etc.

I sintomi del Covid sono soltanto raffreddore e febbre.
Il Covid può dare una infezione completamente asintomatica, paucisintomatica (tosse raffreddore, mal di gola, febbricola) ma la sua caratteristica è quella di provocare una polmonite interstiziale bilaterale, con una insufficienza respiratoria che talvolta necessita di ossigeno terapia tramite maschera od altri dispositivi più invasivi (ventilazione meccanica). Queste forme vengono ricoverate e talvolta richiedono la terapia intensiva, a volte possono portare al decesso o determinare esiti polmonari importanti in chi sopravvive.

Il virus è stato creato in laboratorio.
Non pare proprio: l’opinione scientifica largamente prevalente è che rappresenti uno dei tanti esempi di passaggio di specie: un virus animale passato all’uomo con conseguenze, in questo caso, devastanti. Era già successo con la Sars e la Mers, due altri coronavirus animali adattatisi all’uomo con minori conseguenze. E’ in discussione invece il nostro modello di convivenza con gli animali domestici e non, il nostro rapporto con il cibo di origine animale, etc. La Cina ha usi e costumi diversi dai nostri ma una riflessione generale è d’obbligo.

10 Cibi particolari o grandi quantità di vitamina C combattono il virus.
Un’alimentazione sana ed anche l’utilizzo di integratori vitaminici (vitamina C ad alto dosaggio tipo 1000 mg, vitamina D, Zinco) potrebbero essere d’aiuto nella prevenzione secondo alcuni dottori nutrizionisti. Di certo non sono cibi dannosi, ma sulle evidenze contro il Covid non c’è alcun dato.

E, in queste ore, diffidare anche dai messaggi WhatsApp che diffondono un decalogo rivolto a chi, pur manifestando sintomi, “non voglia rischiare di recarsi immediatamente in ospedale”.

Eassai improbabile che gli “operatori sanitari” si affidino ad una catena di Sant’Antonio in anonimo.

Questo perché proprio a seguito delle prime iterazioni di questi inviti all’autodiagnosi la FNOMCeO ha espressamente ed esplicitamente vietato agli operatori sanitari di dilettarsi ne l’uso sempre più comune e incontrollato di video e altri contenuti multimediali postati sui social, anche da parte dei professionisti sanitari, per veicolare messaggi sul contagio e sulla situazione degli ospedali, e al fine di realizzare una comunicazione più corretta e in linea con i principi dell’etica e della deontologia professionale.